22 maggio 2026 – ore 16:30 – Premessa e primo apprezzamento valutativo – Mentre il conflitto in Ucraina continua, e ancora non sappiamo se e quando Bruxelles designerà l’auspicato “negoziatore europeo”, lo stretto di Hormuz rimane, al momento, chiuso. In tale confuso contesto, nel Mar dei Caraibi incominciano a profilarsi chiari e inequivocabili indicatori di una possibile escalation, di una probabile e annunciata nuova crisi: la crisi di Cuba. Le acque nel Mar dei Caraibi sembrano essersi increspate improvvisamente, le pressioni aumentano, le diplomazie lavorano. Il 20 maggio lo “U.S. Southern Command” (il Comando Meridionale degli Stati Uniti) ha annunciato l’entrata nel Mar dei Caraibi del gruppo navale d’attacco guidato dalla portaerei nucleare Nimitz. “Welcome to the Caribbean, Nimitz Carrier Strike Group!”, si legge nello scarno comunicato del comando militare americano meridionale di vertice. Sempre il 20 maggio, il Dipartimento di Giustizia statunitense pubblica l’incriminazione di Raul Castro e, contemporaneamente, Marco Rubio, il Segretario di Stato americano, lancia un videomessaggio al popolo cubano, riaffermando “il sostegno incrollabile degli Stati Uniti al popolo cubano nella sua ricerca di libertà, dignità e autodeterminazione”.
Da Mosca giungono le dure parole di condanna espresse dal ministro degli Esteri Lavrov “per le pressioni statunitensi volte a un cambio di governo a Cuba”.
Tutti noi ricordiamo la crisi di Cuba del 1962, il livello di tensione che fu raggiunto e lo storico radiomessaggio “per l’intesa e la concordia tra i popoli”, trasmesso da Radio Vaticana il 25 ottobre 1962 dal pontefice Giovanni XXIII che, senza alcun dubbio, contribuì a scongiurare il disastro.
Dobbiamo affermare che oggi siamo in un momento storico totalmente diverso: la Russia non è l’Unione Sovietica, gli USA di allora non sono certamente gli Stati Uniti di oggi; tuttavia, questa nuova crisi preoccupa tutte le Cancellerie occidentali e asiatiche, sfilaccia ulteriormente i fili di una logora matassa di un mondo caotico, privo di equilibri, dove si aprono continue tensioni senza mai chiuderle, lasciandoci solo macerie, incertezze e una sensazione amara di costante precarietà.
La teoria del caos, grida qualcuno; l’Armageddon è vicino, urlano altri; un gioco pericoloso per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica, dichiarano con malcelata certezza altri ancora. Cerchiamo di essere glaciali e, insieme, proviamo a comprendere.
https://x.com/Southcom/status/2057131106005090406?s=20
Incriminazione di Raul Castro
Dal sito del Dipartimento di Giustizia americano leggiamo testualmente: “Gli Stati Uniti rendono pubblico l’atto d’accusa supplementare che incrimina Raul Castro e cinque coimputati del regime castrista per l’abbattimento, avvenuto nel 1996, dell’aereo della missione Brothers to the Rescue”.
In particolare, nel lungo e articolato comunicato ufficiale, pubblicato il 20 maggio u.s. — testo completo nel link in descrizione — si afferma che: “Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato oggi l’incriminazione di Raul Modesto Castro Ruz, 94 anni, di Holguin, Cuba, insieme a Lorenzo Alberto Perez-Perez di Las Tunas, Cuba, Emilio José Palacio Blanco, José Fidel Gual Barzaga, Raúl Simanca Cardenas e Luis Raul Gonzalez-Pardo Rodriguez, per il loro presunto ruolo nell’abbattimento, il 24 febbraio 1996, di due aerei civili statunitensi disarmati operati da Brothers to the Rescue (BTTR), noto anche come Hermanos al Rescate, in acque internazionali. A distanza di oltre trent’anni, ci impegniamo a perseguire i responsabili dell’omicidio di quattro coraggiosi americani: Carlos Costa, Armando Alejandre Jr., Mario de la Peña e Pablo Morales”, ha dichiarato il Procuratore Generale ad interim Todd Blanche. “Per la prima volta in quasi 70 anni, alti vertici del regime cubano sono stati incriminati negli Stati Uniti per presunti atti di violenza che hanno causato la morte di cittadini americani. Il Presidente Trump e il Dipartimento di Giustizia si impegnano a ripristinare un principio semplice: se uccidete degli americani, vi perseguiremo. Non importa chi siate. Non importa quale carica ricopriate.”
Il video messaggio di Marco Rubio al popolo cubano
Dal sito del Dipartimento di Stato americano leggiamo: “Messaggio del Segretario Rubio al popolo cubano in occasione della Festa dell’Indipendenza”.
In particolare, nel videomessaggio, pubblicato sempre il 20 maggio u.s., Marco Rubio dichiara che:
“In un giorno come questo, nel 1902, la bandiera cubana sventolava per la prima volta su un Paese indipendente. Ma so che oggi voi, che chiamate quest’isola la vostra casa, state attraversando difficoltà inimmaginabili. Oggi voglio condividere con voi la verità sul motivo della vostra sofferenza. E voglio dirvi cosa noi, negli Stati Uniti, stiamo offrendo per aiutarvi non solo ad alleviare la crisi attuale, ma anche a costruire un futuro migliore. Il motivo per cui siete costretti a sopravvivere 22 ore al giorno senza elettricità non è dovuto a un ‘blocco’ petrolifero da parte degli Stati Uniti. Come sapete meglio di chiunque altro, soffrite di blackout da anni. Il vero motivo per cui non avete elettricità, carburante o cibo è che coloro che controllano il vostro Paese hanno saccheggiato miliardi di dollari, ma nulla è stato utilizzato per aiutare la popolazione.
Trent’anni fa, Raúl Castro fondò una società chiamata GAESA. Questa società è di proprietà e gestita dalle Forze Armate e ha un fatturato tre volte superiore al bilancio del vostro attuale governo. Oggi, mentre voi soffrite, questi uomini d’affari possiedono 18 miliardi di dollari di patrimonio e controllano il 70% dell’economia cubana. Traggono profitto da hotel, costruzioni, banche, negozi e persino dal denaro che i vostri parenti vi inviano dagli Stati Uniti: tutto, assolutamente tutto, passa per le loro mani. Da queste rimesse trattengono una percentuale, ma dei profitti di GAESA nulla arriva a voi. Invece di usare i soldi per comprare petrolio, come tutti gli altri Paesi del mondo, dipendevano dal petrolio gratuito fornito da Hugo Chávez e Maduro per conservare le risorse. Ma ora che il petrolio gratuito non arriva più, comprano carburante per i loro generatori e i loro veicoli, mentre alla popolazione viene chiesto di fare sacrifici.
Invece di utilizzare i soldi per la manutenzione e la modernizzazione delle centrali elettriche danneggiate, li usano per costruire altri hotel per stranieri e per mandare i loro parenti a vivere nel lusso a Madrid e persino qui, negli Stati Uniti. Oggi Cuba non è controllata da alcuna ‘rivoluzione’. Cuba è controllata da GAESA: uno ‘stato nello Stato’ che non risponde a nessuno e accumula i profitti delle sue imprese a beneficio di una piccola élite. E l’unico ruolo svolto dal cosiddetto ‘governo’ è quello di pretendere che si continuino a fare ‘sacrifici’ e di reprimere chiunque osi lamentarsi. Il presidente Trump sta proponendo una nuova relazione tra gli Stati Uniti e Cuba. Ma questa relazione deve essere diretta con voi, il popolo cubano, non con GAESA.
Innanzitutto, offriamo 100 milioni di dollari in cibo e medicine per voi, il popolo. Ma questi beni devono essere distribuiti direttamente al popolo cubano dalla Chiesa cattolica o da altre organizzazioni caritatevoli fidate. Non rubati da GAESA per venderli in uno dei loro negozi. Ma il popolo cubano non è interessato alla beneficenza permanente. Volete l’opportunità di vivere nel vostro Paese come i vostri parenti vivono negli Stati Uniti o in altri Paesi del mondo.
Oggi, dai media all’intrattenimento, dal settore privato alla politica, dalla musica allo sport, i cubani hanno raggiunto la vetta praticamente in tutti i settori, in tutti i Paesi, tranne uno: Cuba.
Oggi, a Cuba, solo chi è vicino all’élite del GAESA o ne fa parte può avere attività commerciali redditizie.
Ma il presidente Trump sta proponendo una nuova via di collegamento tra gli Stati Uniti e una nuova Cuba. Una nuova Cuba in cui tu, il comune cittadino cubano, e non solo GAESA, puoi possedere una stazione di servizio, un negozio di abbigliamento o un ristorante.
Una nuova Cuba dove tu, e non solo GAESA, puoi aprire una banca o avere un’impresa edile.
Una nuova Cuba in cui tu, e non solo il Partito Comunista di Cuba, puoi possedere una stazione televisiva o un giornale.
Una nuova Cuba dove si può protestare contro un sistema inefficiente, senza il timore di finire in prigione o di essere costretti a lasciare l’isola.”
E una nuova Cuba dove avrete la reale opportunità di scegliere chi governa il vostro Paese e di votare per sostituirlo se non sta facendo un buon lavoro.
Non è impossibile. Tutto questo esiste alle Bahamas, nella Repubblica Dominicana, in Giamaica e persino a soli 145 chilometri di distanza, in Florida. Se avviare un’attività in proprio e avere il diritto di voto è possibile in tutta Cuba, perché non dovrebbe esserlo anche per te a Cuba?
Negli Stati Uniti siamo pronti ad aprire un nuovo capitolo nel rapporto tra i nostri popoli e i nostri Paesi. E, al momento, l’unico ostacolo a un futuro migliore sono coloro che controllano il vostro Paese”.
Messaggio del Presidente Donald Trump in occasione della Giornata dell’Indipendenza cubana
Dal sito della White House leggiamo e riportiamo testualmente il messaggio di Trump, pubblicato anch’esso il 20 maggio. Il testo, secondo molti analisti americani, sembra maggiormente diretto agli esuli cubani negli USA, malgrado non manchino minacce velate al governo de L’Avana.
In particolare, nel documento si afferma che: “Oggi commemoriamo il Giorno dell’Indipendenza cubana, il 124° anniversario della nascita di una nazione un tempo libera, forgiata attraverso il sacrificio, il coraggio e un’incrollabile sete di libertà. Come i patrioti americani che si ribellarono al dominio tirannico 250 anni fa, la generazione fondatrice di Cuba si sollevò contro la sottomissione dell’Impero spagnolo per rivendicare lo stesso diritto di nascita di cui godono oggi i nostri cittadini: il diritto di un popolo libero di autogovernarsi. Il loro percorso riecheggia il nostro e il loro sogno di libertà rimane vitale oggi come lo era quando osarono per la prima volta di lottare per esso.
Attraverso le generazioni, il popolo cubano ha dimostrato una devozione incrollabile alla causa della libertà e una resilienza d’animo che nessun regime, passato o presente, è riuscito a spegnere. Il 20 maggio 1902 quella visione di sfida si concretizzò con la fondazione della Repubblica di Cuba, segnando l’inizio dell’autogoverno per i nostri vicini isolani. L’amore per la libertà, l’ingegno, il duro lavoro e la grande fede in Dio hanno accompagnato il popolo cubano per tutta la prima metà del XX secolo e, ancora oggi, questi valori intramontabili continuano a vivere nei loro cuori.
Il regime odierno all’Avana rappresenta il tradimento diretto della nazione per la quale i suoi padri fondatori hanno versato il loro sangue e dato la vita. Per quasi settant’anni, il governo comunista dell’isola ha smantellato violentemente la libertà politica, negato al popolo elezioni eque, represso brutalmente il dissenso e strangolato l’economia cubana fino al collasso. Mentre il popolo soffre, l’élite cleptocratica del regime ha accumulato le risorse rimanenti dell’isola per sé e per il proprio stile di vita sfarzoso. Come tutte le ideologie radicali di sinistra, il regime ha soffocato ogni speranza di prosperità, bandito il concetto di dignità umana e affamato le speranze e i sogni del suo popolo. I suoi leader militari non si sono minimamente preoccupati di garantire la prosperità del popolo cubano, concentrando la loro attenzione unicamente sul mantenimento del controllo e sulla ragion d’essere del regime: esportare violentemente comunismo e dispotismo all’estero.
In qualità di Presidente, sto intraprendendo azioni decisive a favore di questa regione del nostro emisfero, a lungo sofferente, e per affrontare le minacce alla nostra sicurezza nazionale provenienti da quest’area. Sotto la mia guida, la nostra Nazione sta recidendo i canali finanziari che, per troppo tempo, hanno sostenuto regimi brutali in America Centrale e Meridionale e finanziato le loro operazioni criminali e terroristiche transnazionali che minacciano gli Stati Uniti. A gennaio, le straordinarie Forze Armate del nostro Paese hanno condotto una delle operazioni speciali più audaci e impressionanti degli ultimi decenni: la cattura e l’estradizione del narcotrafficante venezuelano Nicolás Maduro. L’incriminazione e la rimozione di Maduro hanno inviato un messaggio chiaro ai suoi alleati socialisti all’Avana: questo è il nostro emisfero e coloro che lo destabilizzano e minacciano gli Stati Uniti ne subiranno le conseguenze.
A seguito del raid contro Maduro, ho imposto nuove e severe sanzioni all’apparato militare e di intelligence cubano, nonché a coloro che lo sostengono materialmente e finanziariamente, privando il regime di risorse e le sue élite dell’opportunità di trarre profitto dalla sofferenza del popolo. Il mio impegno è incrollabile: l’America non tollererà uno Stato canaglia che ospita operazioni militari, di intelligence e terroristiche straniere ostili a soli 145 chilometri dal territorio americano, e non ci fermeremo finché il popolo cubano non avrà di nuovo la libertà per la quale i suoi antenati hanno combattuto così valorosamente oltre 100 anni fa.
In questa Giornata dell’Indipendenza cubana, la nostra Repubblica si schiera al fianco del popolo cubano e dei milioni di cubano-americani che hanno arricchito profondamente la vita della nostra Nazione. Molti di loro sono giunti su queste coste senza nulla, hanno costruito vite straordinarie e hanno abbracciato con tutto il cuore lo stile di vita costituzionale che rende l’America il più grande Paese al mondo. Oggi rendiamo loro omaggio e ricordiamo tutti coloro che si sono sacrificati per una Cuba libera, e guardiamo con fiducia a una nuova Età dell’Oro per l’isola e il suo popolo”.
Le reazioni di Mosca
L’inevitabile e prevedibile risposta di Mosca viene affidata al ministro degli Esteri Sergey Lavrov che, in un comunicato emesso nella serata del 21 maggio u.s., evidenzia plasticamente la posizione della Russia senza, tuttavia, voler esacerbare ulteriormente gli animi.
Dal sito del Ministero degli Esteri della Federazione Russa si afferma testualmente:
“Le recenti azioni di escalation, quasi quotidiane, intraprese da Washington contro Cuba sono fonte di profonda preoccupazione.
Abbiamo preso atto, in particolare, delle accuse mosse il 19 maggio dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro l’ex capo di Stato e leader rivoluzionario Raúl Castro. Tali accuse si riferiscono all’abbattimento di due aerei leggeri da parte dell’Aeronautica militare cubana il 24 febbraio 1996, dopo che i velivoli avevano violato lo spazio aereo cubano. L’incidente provocò la morte di quattro persone, tre delle quali erano cittadini statunitensi.
Trent’anni dopo l’incidente, si sta tentando di utilizzarlo per conferire una parvenza di legittimità a una pressione senza precedenti sulla leadership cubana, una pressione il cui chiaro obiettivo è il cambio di regime e l’instaurazione del controllo sul Paese. Per intensificare questa pressione, un gruppo d’attacco della Marina statunitense, guidato dalla USS Nimitz, è giunto nei Caraibi. Sembra che si stia facendo di tutto per segnalare la possibilità di un intervento armato contro Cuba. I parallelismi con gli eventi di gennaio in Venezuela sono innegabili.
Condanniamo fermamente questi rinnovati tentativi di piegare il popolo cubano. Per quasi 70 anni, il popolo cubano ha difeso eroicamente la sovranità e l’indipendenza del proprio Paese di fronte a minacce esterne aggressive, ricatti politici e a un blocco commerciale, economico, finanziario ed energetico dell’Isola della Libertà.
Siamo fiduciosi che il popolo cubano resterà saldo nella sua lotta altruistica e coraggiosa contro queste sfide, sfide che non hanno alcuna giustificazione morale né legale. Siamo altrettanto fiduciosi che il Paese si stringerà ancora più forte attorno al suo leader storico, Raúl Castro. Qualsiasi tentativo di fabbricare accuse contro uno statista e una figura politica del suo calibro, che gode di grande autorità sia a Cuba sia ben oltre i suoi confini, è destinato a fallire.
Ribadiamo l’appello a una soluzione negoziata delle divergenze tra L’Avana e Washington, basata sul rispetto reciproco. Respingiamo con fermezza le misure restrittive unilaterali volte a ‘strangolare’ economicamente l’Isola della Libertà.
Riaffermiamo la nostra ferma solidarietà al popolo e al governo del Paese fratello, con i quali continueremo a rafforzare gli stretti legami di amicizia, mutuo sostegno, assistenza e cooperazione globale che ci uniscono.”
https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2111186/?lang=en
Conclusione
Nel pomeriggio del 21 maggio, le principali testate televisive americane hanno riportato le ultime affermazioni sulla crisi cubana pronunciate separatamente sia da Trump sia da Rubio poche ore prima dell’inizio dei notiziari serali. Entrambe le dichiarazioni non sono apparse concilianti e la possibilità di un intervento militare è stata paventata più volte.
In tale contesto, diversi giornalisti americani hanno voluto rimarcare quanto ribadito da Rubio — ricordiamolo, figlio di immigrati cubani, con ascendenze italiane, da tempo intransigente nei confronti della leadership cubana — il quale ha affermato che “l’Amministrazione Trump desidera risolvere pacificamente le divergenze con L’Avana, ma nutre dubbi sulla possibilità di raggiungere una soluzione diplomatica con l’attuale governo dell’isola. La preferenza di Trump è sempre un accordo negoziato e pacifico… A dire il vero, la probabilità che ciò accada, considerando con chi abbiamo a che fare in questo momento, non è alta”, confermando altresì che “Cuba rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale da anni, a causa dei suoi legami con gli avversari degli Stati Uniti, e che Trump è determinato ad affrontare il problema”.
In tale cornice, la situazione umanitaria a Cuba appare sempre più grave e ci viene costantemente confermata e monitorata dalla Chiesa cattolica. In merito, il cardinale canadese Michael Czerny, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, ha recentemente dichiarato: “Qualsiasi logica di confronto permanente rischia di aggravare il fardello che già grava sulla gente comune. Ciò è particolarmente vero per i più deboli, come i poveri, gli anziani, i malati e i bambini”, e ha ricordato la ripetuta insistenza di Papa Leone sul fatto che “nessun ordine stabile può essere instaurato con la forza delle armi o con pressioni che umiliano i popoli. Lo sviluppo umano, invece, cresce attraverso il dialogo, il diritto internazionale, la cooperazione tra le nazioni e la tutela della dignità di ogni essere umano”.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani


