10 maggio 2026 – ore 08:30 – Un focolaio su una nave da crociera, casi sospetti in osservazione e tre vittime finora accertate: tutto questo ha riportato sotto i riflettori un virus raro, ancora poco noto, ma potenzialmente letale. L’Hantavirus, ora al centro dell’attenzione pubblica, preoccupa soprattutto per l’elevato tasso di mortalità ad esso associato, nonché per le gravi complicanze respiratorie e renali che può provocare. Nonostante il termine fosse ancora sconosciuto a molti, prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria sulla MV Hondius, gli hantavirus vengono studiati da tempo e rappresentano una delle zoonosi più monitorate a livello internazionale: questi virus appartengono alla famiglia Hantaviridae e colpiscono principalmente i roditori, mentre solo alcune varianti sono in grado di infettare l’essere umano. La trasmissione dell’infezione avviene soprattutto attraverso il contatto con urina, saliva o feci di roditori infetti, oppure respirando particelle contaminate presenti nell’aria, specialmente in ambienti chiusi e poco ventilati. Più raramente, l’infezione può essere trasmessa tramite il morso di un animale infetto.
Le persone maggiormente esposte al rischio sono quelle che lavorano in ambienti rurali o forestali, come agricoltori e operatori del settore boschivo, e in generale chiunque svolga attività che comportano un possibile contatto con i roditori. Dopo il contagio, i sintomi possono comparire da una a otto settimane più tardi e inizialmente tendono a essere piuttosto aspecifici. Febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito e dolore addominale possono infatti ricordare molte altre infezioni virali comuni, rendendo difficile una diagnosi immediata. È bene sapere che si distinguono due forme principali della malattia: la prima è la sindrome polmonare da Hantavirus (HCPS), diffusa soprattutto in Nord, Sud e Centro America, che può causare tosse, difficoltà respiratorie, accumulo di liquidi nei polmoni e shock. La seconda è la febbre emorragica con sindrome renale emorragica (HFRS), presente soprattutto in Europa e Asia, associata a disturbi della coagulazione, pressione bassa e insufficienza renale. L’attenzione degli epidemiologi è ora concentrata sul virus Andes, unico hantavirus per cui sia stato documentato, seppur raramente, il contagio da persona a persona attraverso contatti stretti e prolungati.
La diagnosi dell’infezione richiede un’attenta valutazione clinica e ambientale: i medici risalgono innanzitutto ai potenziali fattori di rischio incontrati dal paziente – determinate attività lavorative, viaggi recenti o contatto accidentale con roditori – per poi eseguire specifiche analisi di laboratorio. Gli esami includono la ricerca di anticorpi contro il virus e test molecolari come la RT-PCR, utilizzata nella fase acuta della malattia per identificare il materiale genetico virale nel sangue. Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica contro l’Hantavirus: il trattamento si concentra quindi sul controllo dei sintomi e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache o renali. Anche sul fronte della prevenzione non è ancora disponibile un vaccino approvato, motivo per cui la strategia più efficace resta quella di evitare il contatto con i roditori. In presenza di focolai o casi sospetti, le autorità sanitarie applicano protocolli di isolamento, monitoraggio dei contatti stretti e norme standard di prevenzione delle infezioni, come l’accurata igiene delle mani e l’uso di mascherine.
Fino a che punto bisogna preoccuparsi? Numerosi esperti e voci autorevoli concordano su un aspetto: il rischio per la popolazione generale resta attualmente molto basso, anche se episodi come questo dimostrano quanto sia importante mantenere alta la sorveglianza sanitaria internazionale. In ogni caso, nonostante l’analogia possa sembrare immediata, l’Hantavirus non è assolutamente paragonabile al COVID-19 per capacità di diffusione: nella maggior parte dei casi, infatti, il contagio da Hantavirus avviene attraverso il contatto con roditori infetti e la trasmissione da persona a persona resta ancora un evento raro, limitato ad alcune varianti del virus.
Articolo di Benedetta Marchetti


