6 maggio 2026 – ore 15:00 – “Il Dap vive in una realtà parallela e mortifica chi ogni giorno gestisce la trincea delle carceri italiane”. È un duro atto d’accusa quello lanciato dal coordinatore nazionale della dirigenza penitenziaria della Fsi-Usae, che interviene dopo alcune recenti note del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria relative all’utilizzo dei frigoriferi nelle celle durante il periodo estivo. Secondo il sindacato, le comunicazioni ministeriali avrebbero assunto “toni paternalistici e professorali”, arrivando persino a precisare il significato del termine “frigo” ai direttori degli istituti penitenziari. Una situazione definita “surreale” da chi opera negli istituti, alle prese – si legge – con “celle trasformate in loculi tropicali” e con il cronico problema del sovraffollamento. Nel documento vengono descritte condizioni detentive sempre più difficili, con celle sovraffollate, letti a castello a tre piani e spazi definiti “inferiori a quelli concessi a un piccolo animale d’affezione”. Nel mirino anche l’Applicativo 15, il sistema informatico utilizzato per il calcolo delle superfici calpestabili delle celle, accusato di restituire dati “teoricamente conformi” agli standard della Cedu ma lontani dalla realtà concreta degli istituti.
La Fsi-Usae contesta inoltre il tentativo, attribuito al Dipartimento, di scaricare sui direttori le responsabilità derivanti dal sovraffollamento e dagli incidenti interni agli istituti. “Un dirigente di carcere vero – sostiene il coordinatore – non avrebbe mai firmato o sottoposto testi tanto distanti dalle dinamiche operative quotidiane”. Da qui la richiesta di un “commissariamento straordinario” del Dap e il superamento della guida affidata ai magistrati ordinari. Il sindacato propone una fase di ricostruzione amministrativa affidata a un commissario proveniente dal Consiglio di Stato o alla figura di un prefetto con esperienza amministrativa, affiancato da un magistrato della Corte dei conti e da un dirigente penitenziario di comprovata esperienza operativa. “Basta con la gestione per teoremi”, conclude la nota, chiedendo un sistema di “effettivo check and balance” per l’amministrazione penitenziaria.
Articolo di Francesco Viviani


