29 aprile 2026 – ore 16:30 – «Serve chiarezza sul futuro del Porto Vecchio». A chiederlo sono i rappresentanti di “Porto Chiaro”, gruppo apartitico nato alla fine del 2024 e composto da cittadini che si dicono «preoccupati» per il destino dell’area. Secondo il sodalizio, il progetto di recupero e riqualificazione del Porto Vecchio sarebbe stato caratterizzato, a partire dal 2016, da «scarsa trasparenza» da parte delle amministrazioni comunale e regionale, con decisioni assunte «senza un effettivo coinvolgimento della cittadinanza, del mondo imprenditoriale e di quello scientifico». Il gruppo sottolinea la necessità che un intervento di rigenerazione urbana sia «frutto di una discussione pubblica e trasparente» e di «un concorso partecipato di idee, proposte e progetti».
Nel corso degli interventi, Gianfranco Carbone ha evidenziato come la riqualificazione rappresenti «una grande opportunità per Trieste», avvertendo tuttavia che, «se mal gestita, può trasformarsi in un problema, fino a diventare un’occasione sprecata», con il rischio di lasciare «un’area sempre più degradata nel centro cittadino» e di generare «costi insostenibili per le pubbliche amministrazioni». Critico anche Enrico Conte, già direttore del Dipartimento Lavori pubblici del Comune di Trieste, secondo cui «è in essere un’operazione centrata su una procedura», ovvero un project financing misto previsto dal Codice degli appalti, «al posto di un percorso para-urbanistico accompagnato da un public program», con momenti di confronto aperti alla cittadinanza e finalizzati a valorizzare le risorse già presenti nel tessuto urbano. Infine, Gabriella Taddeo ha spiegato che l’obiettivo delle iniziative promosse dal gruppo è «raccogliere bisogni, idee e proposte» relative all’area del Porto Vecchio.
Articolo di Francesco Viviani


