Nonni in prima linea: quando l’affetto diventa stimolo cognitivo

31.01.2026 – 11.30 – Fare i nonni potrebbe rivelarsi molto più che un gesto d’amore: secondo la scienza, svolgere questo ruolo potrebbe aiutare concretamente a mantenere il cervello giovane. In un Paese longevo come l’Italia, dove numerose città, tra cui anche Trieste, registrano un indice di vecchiaia in costante aumento, la notizia si tinge di una sfumatura particolarmente positiva. Gli over 65 costituiscono senza dubbio un pilastro del welfare familiare, ma l’impatto positivo del loro ruolo potrebbe non limitarsi alla sfera sociale: uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Psychology and Aging” suggerisce infatti che fare i nonni può portare vantaggi notevoli anche per la salute cognitiva dei diretti interessati. A orientare la ricerca è stata una questione rimasta a lungo in attesa di conferme: accudire i nipoti può realmente giovare alla salute dei più anziani, rallentando al tempo stesso il declino cognitivo?

Per rispondere, la ricercatrice Flavia Chereches dell’Università di Tilburg e il suo team hanno analizzato i dati di 2.887 nonni, tutti over 50 e con un’età media di 67, coinvolti nell’ “English Longitudinal Study of Ageing”. I partecipanti hanno risposto a domande dettagliate sulle attività svolte con i nipoti nell’anno precedente: dalla preparazione dei pasti ai momenti di gioco, dal supporto per i compiti al tragitto casa-scuola, fino all’assistenza notturna o durante la malattia. Parallelamente, i partecipanti hanno completato test cognitivi ripetuti tre volte tra il 2016 e il 2022. I risultati sono stati sorprendenti: chi si occupava dei nipoti mostrava punteggi più alti nei test di memoria e fluidità verbale rispetto a chi non lo faceva, anche considerando i dati alla luce di fattori esterni, come età e stato di salute. Per le nonne, in particolare, il declino cognitivo risultava più lento nel tempo.

Ciò che ha colpito maggiormente i ricercatori è che non sembrava essere la frequenza dell’attività di accudimento a fare la differenza, né il tipo di compito svolto, bensì l’esperienza complessiva dell’essere nonni. Un ruolo vissuto in modo volontario, all’interno di un contesto familiare sereno, è in grado di fornire stimoli cognitivi ed emotivi estremamente benefici: d’altra parte, però, situazioni stressanti o attività di assistenza percepite come un obbligo o un peso potrebbero avere effetti diversi. Di conseguenza, gli studiosi sottolineano la necessità di effettuare ulteriori ricerche per confermare tali risultati e comprendere meglio tutte le variabili in gioco. Nel complesso, il messaggio che emerge è chiaro: il legame tra nonni e nipoti, oltre ad arricchire le famiglie, potrebbe rappresentare una risorsa preziosa anche per la salute mentale delle generazioni più anziane.

[b.m.]

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