21.01.2026 – 10.00 – Negli ultimi giorni OpenAI ha ufficializzato un cambiamento destinato a ridefinire l’esperienza di milioni di utenti di ChatGPT: la pubblicità farà il suo ingresso nel chatbot. Dopo anni di utilizzo senza annunci e con un’interfaccia “pulita”, l’azienda ha annunciato l’avvio di test negli Stati Uniti per l’inserimento di inserzioni pubblicitarie nelle versioni gratuite e nel nuovo piano a basso costo chiamato ChatGPT Go. I piani a pagamento più costosi quali Plus, Pro, Business ed Enterprise rimarranno senza pubblicità, mentre chi usa ChatGPT senza abbonamento o con Go vedrà comparire annunci alla fine delle conversazioni, etichettati chiaramente e separati dalle risposte generate dall’IA. L’obiettivo dichiarato di OpenAI è sostenere un modello di business che renda l’intelligenza artificiale accessibile a più persone senza influenzare i contenuti del chatbot stesso.
Gli annunci saranno contestuali: in pratica, chiedendo aiuto per organizzare un viaggio o una ricetta, risulterebbero delle sponsorizzazioni rilevanti per quell’argomento subito sotto la risposta del bot. Secondo OpenAI, questa forma di pubblicità non influenzerà mai la qualità o la neutralità delle risposte, e le aziende non potranno comprare gli spazi delle inserzioni, per far sì che ChatGPT consigli i loro prodotti. È una promessa centrale nel comunicato aziendale, insieme alla garanzia che le conversazioni restano private e non saranno vendute o mostrate agli inserzionisti con identificabili dati personali.
Tuttavia, è inevitabile che l’arrivo della pubblicità su una piattaforma di conversazione basata sull’intelligenza artificiale apra un dibattito più ampio sulla privacy e sull’uso dei dati. ChatGPT ha potenziato nel tempo le sue funzioni di “memoria”, consentendo agli utenti di salvare preferenze; tra queste anche hobby, esigenze alimentari e altri dettagli personali per migliorare la qualità delle risposte nel tempo. (Pur negando che queste informazioni vengano vendute o condivise con gli inserzionisti) resta il fatto che, per rendere gli annunci più pertinenti, potrebbe essere usato il contesto delle conversazioni degli utenti e alcuni dati di loro personalizzazione, come accade in altre forme di pubblicità comportamentale online, piuttosto che profili costruiti su attività esterne alla piattaforma. Non mancano perciò le critiche degli esperti di privacy; secondo i quali nonostante non vi sia una vendita diretta di dati a terzi, il fatto che un sistema analizzi ciò che ognuno scrive in chat per personalizzare gli annunci può comunque rappresentare una forma di profilazione basata sull’uso. In termini generali, la pubblicità comportamentale – ovvero quella che offre annunci su misura basati sulle attività dell’utente – solleva da sempre questioni di tutela dei dati personali e di trasparenza, perché spinge a chiedersi se c’è un limite nel collegare informazioni intime con l’offerta commerciale. C’è da aggiungere che OpenAI ha comunque previsto strumenti di controllo come la possibilità di disattivare la personalizzazione degli annunci e cancellare i dati usati per questo scopo – e l’assenza di pubblicità se vengono scelti determinati piani a pagamento; restano aperte le domande su come evolverà il modello pubblicitario e su quali dati potranno essere davvero utilizzati in futuro per rendere gli annunci più efficaci senza compromettere la privacy percepita dagli utenti.
[a.c.]


