La Groenlandia e l’acquisto Usa dell’Alaska dalla Russia

10.01.2026 – 15.30 – Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l’Alaska dalla Russia: in quel contesto, iniziarono a contemplare l’idea di comprare anche la Groenlandia. Noto come Alaska Purchase, tale episodio si inserisce nel più ampio scenario geopolitico ottocentesco della rivalità tra i due Imperi, britannico e russo, nonché dell’applicazione della Dottrina Monroe nella politica estera degli Stati Uniti, nel loro progressivo emergere come potenza regionale. La guerra civile americana (1861-1865) si era conclusa da due anni; da undici era finita la guerra di Crimea (1853-1856), che vide la Russia sconfitta da Gran Bretagna, Francia, Turchia e Sardegna. All’epoca dell’Alaska Purchase, presidente degli Stati Uniti era Andrew Johnson; imperatore e autocrate di tutte le Russie era Alessandro II Romanov: lo stesso che nel 1861 aveva abolito la servitù della gleba. Detta anche “Russia americana”, in età moderna la regione artica dell’Alaska era stata esplorata e colonizzata in maniera attestata dall’Impero russo a partire almeno dal 18° secolo. Erano i secoli delle grandi esplorazioni geografiche. In seguito il trattato di cessione dell’Alaska a Washington, per un prezzo pari a 7,2 milioni di dollari corrisposti a Mosca, fu firmato il 30 marzo 1867 dal segretario di Stato americano William H. Seward e dal barone Eduard de Stoeckl, ministro russo degli Stati Uniti (carica diplomatica prevista nell’Impero russo, paragonabile all’attuale grado di ambasciatore). La trattativa ebbe successo per vari motivi: la Russia nel frattempo aveva ottenuto altre postazioni ritenute strategiche nel Pacifico; dal punto di vista di Mosca, un’Alaska statunitense era preferibile a una potenziale acquisizione di quel territorio da parte del rivale Impero britannico. Allora Stati Uniti e Impero russo avevano relazioni bilaterali complessivamente positive, sin dai tempi dell’indipendenza americana dalla Gran Bretagna, nel 1776. La stampa americana, tra cui il New York Tribune, derise e criticò l’acquisizione dell’Alaska, definendola una “scatola di ghiaccio” nonché una “follia”. L’opinione pubblica si dovette ricredere quando furono scoperte le riserve auree naturali e partì la corsa all’oro nell’America settentrionale. Negli anni dell’Alaska Purchase, gli Stati Uniti manifestarono inoltre per la prima volta il loro interesse per la Groenlandia. L’ex segretario del Tesoro Robert J. Walker – un politico, avvocato ed economista che aveva contribuito a mediare l’accordo sull’Alaska – raccomandò al segretario di Stato Seward di acquisire anche l’Islanda ma soprattutto la Groenlandia: in un rapporto interno del 1868, Walker descrive le preziose risorse dell’isola polare in termini di pesca, ricchezza mineraria, estensione territoriale, accesso all’Oceano artico (solo in Italia si definisce Mare glaciale). Sia Islanda sia Groenlandia all’epoca erano colonie danesi. Il 20 settembre 1910 l’ambasciatore statunitense a Copenaghen, Maurice Francis Egan, scrisse una lettera all’assistente segretario di Stato, suggerendo di acquisire la Groenlandia unitamente alle Indie occidentali danesi (nel Mar dei Caraibi) in chiave anti-tedesca, offrendo in cambio alla Danimarca l’isola filippina di Mindanao. Quelle terre caraibiche furono comperate dagli Stati Uniti nel 1917 per 25 milioni di dollari, diventando le Isole Vergini Americane, mentre della Groenlandia non si fece nulla. Nel 1940 la Danimarca fu occupata dalla Germania nazista e lo rimase per il resto della guerra: come reazione, la Groenlandia si dichiarò indipendente dalla madrepatria, in coordinamento con l’ambasciatore danese a Washington, Henrik Kauffmann, e con il governo statunitense. L’ambasciatore Kaufmann si accreditò come rappresentante della Danimarca libera e autorizzò la presenza militare statunitense in Groenlandia, la quale militò al fianco delle potenze Alleate. Solo dopo la pace del 1945 l’isola artica tornò sotto il controllo danese. Curiosamente, è il sito dell’Ente turistico ufficiale della Groenlandia a evidenziare il ruolo ricoperto in quegli anni dalla Dottrina Monroe (applicata dal 1823 al 1947, quando fu sostituita dalla Dottrina Truman) nella politica estera statunitense: la Dottrina Monroe affermava “che il Nord e il Sud America dovessero essere liberi da interferenze politiche straniere, soprattutto europee”, in quanto “rientravano nella sfera degli interessi americani”. La Groenlandia era inclusa nel Nord America per motivi geografici. La Dottrina Truman invece era volta al contenimento del comunismo nel mondo. Nel 1946 proprio sotto la presidenza di Henry Truman gli Stati Uniti formalizzarono per la prima volta alla Danimarca una proposta economica nota, pari a un milione di dollari in peso d’oro, in cambio della Groenlandia. Secondo la Cnn, l’offerta fu resa pubblica per la prima volta nel 1991 da un giornale danese, vent’anni dopo la declassificazione dei relativi documenti statunitensi, secondo i quali la Groenlandia avrebbe potuto fornire a Washington “basi preziose da cui lanciare una controffensiva aerea nell’area artica in caso di attacco”. La vicenda è ricostruita anche dall’Associated Press. Il 14 dicembre 1946 il segretario di Stato, James Byrnes, fece la proposta di acquisto al ministro degli Esteri danese in visita a New York, Gustav Rasmussen. La compravendita non avvenne. Ma gli Stati Uniti ottennero comunque almeno una parte di ciò che auspicavano: nel 1951 Copenaghen firmò un trattato di difesa con Washington autorizzando la costruzione o il mantenimento di basi militari statunitensi in Groenlandia, che in quello stesso anno da colonia divenne parte integrante della Danimarca. L’isola artica ottenne una maggiore autonomia nel 1979 e l’autogoverno ufficiale nel 2008, pur rimanendo parte integrante del Regno danese, come lo è tuttora. Come presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha espresso interesse ad acquisire la Groenlandia per la prima volta nel 2019, durante il suo primo mandato. Durante il secondo mandato, nel 2025, ha parlato di “corollario Trump” alla Dottrina Monroe nella nuova strategia di sicurezza nazionale statunitense. Delle basi militari statunitensi in Groenlandia, oggi rimane operativa solo la Pituffik Space Base (ex Thule Air Base).

[l.g.]

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