02.01.2026 – 11.00 – Dopo anni di attesa, rinvii e promesse mancate, Grado ha finalmente il suo Museo nazionale di archeologia subacquea dell’Alto Adriatico, un luogo che restituisce al pubblico uno dei capitoli più affascinanti e meno visibili della storia antica: quello custodito sotto il mare. L’apertura del museo segna un momento simbolico non solo per la città, ma per l’intero patrimonio culturale italiano. Porta alla luce, in modo definitivo, un tesoro che per decenni è rimasto sospeso tra scavi, restauri e progetti incompiuti.
Il cuore del museo è la Iulia Felix, una grande nave mercantile romana del II secolo d.C., scoperta nel 1986 nei fondali della laguna di Grado. Il suo ritrovamento fu subito riconosciuto come eccezionale: non si trattava di pochi frammenti, ma di un relitto conservato in modo straordinario, con ampie parti dello scafo e un carico che racconta con precisione il mondo dei commerci nell’Alto Adriatico in età romana. Oggi la nave è finalmente visibile al pubblico, ricomposta e valorizzata come fulcro narrativo dell’intero percorso espositivo.
La Iulia Felix non era una nave qualsiasi. Era un mezzo commerciale di grandi dimensioni, destinato al trasporto di merci lungo rotte che collegavano il Mediterraneo orientale e occidentale. Il suo carico, composto da centinaia di anfore, testimonia una rete commerciale vasta e sofisticata: vino, olio, salse di pesce e altri prodotti viaggiavano lungo le coste, rifornendo città, porti e comunità interne. Osservare oggi la nave significa comprendere come Grado e Aquileia fossero nodi fondamentali di un sistema economico antico, tutt’altro che marginale.
Il museo accompagna il visitatore dentro questa storia sommersa con un allestimento che va oltre la semplice esposizione di reperti. Lo scafo ligneo della nave è sostenuto da una struttura moderna che ne evidenzia le dimensioni e la complessità costruttiva, mentre attorno si sviluppa un racconto fatto di oggetti di bordo, strumenti di navigazione, resti del carico e materiali organici che restituiscono la quotidianità dei marinai romani. È un’immersione lenta e coinvolgente in un mondo che il mare aveva custodito per quasi duemila anni.
Accanto alla nave, il percorso museale amplia lo sguardo e racconta l’archeologia subacquea come disciplina, spiegando come avvengono le ricerche, gli scavi in ambiente sommerso e i lunghi restauri necessari per salvare legno e materiali fragili. Questo aspetto è centrale, perché fa capire quanto sia complesso e delicato riportare in superficie un relitto come la Iulia Felix, e quanto tempo, competenze e risorse siano state necessarie per arrivare all’apertura del museo.
Il racconto si estende poi al territorio: la laguna di Grado, l’Alto Adriatico, i porti romani e le rotte costiere diventano protagonisti di una narrazione che mostra come il mare fosse una vera infrastruttura di collegamento, più che una barriera. In questo senso, il museo non celebra solo un reperto straordinario, ma un intero sistema di relazioni economiche, sociali e culturali che ha modellato la storia di questa parte d’Italia.
L’apertura del museo ha anche un valore simbolico forte. Per anni la struttura è stata citata come esempio di progetto incompiuto, bloccato da tempi e burocrazia. Oggi, invece, rappresenta una rinascita culturale per Grado, che accanto alla sua identità turistica e balneare può finalmente affermarsi come centro di riferimento per l’archeologia subacquea e la storia marittima.
Con la Iulia Felix finalmente visibile, il passato non è più relegato nei fondali o nei depositi, ma diventa esperienza diretta e tangibile. Il museo invita a guardare il mare con occhi diversi, come archivio di storie, viaggi e commerci che hanno contribuito a costruire il Mediterraneo romano. È un luogo che restituisce profondità al tempo e dimostra come, anche dopo secoli, il sommerso possa ancora parlare con forza al presente.
[e.c.]


