La tragedia nei cieli: cosa ha portato alla morte del pilota delle Frecce Tricolori

30.12.2025 – 16.45 –  Oggi è stata diffusa la relazione conclusiva dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV) sull’incidente in cui perse la vita il capitano Alessio Ghersi, pilota della celebre pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori, insieme a un parente a bordo di un ultraleggero precipitato nell’aprile del 2023 in Friuli Venezia Giulia. Secondo quanto riportato dalla relazione, lo schianto sarebbe stato causato da uno “stallo a bassa quota”. Ossia, una perdita improvvisa di portanza del velivolo a un’altezza troppo ridotta per consentire al pilota di reagire in modo efficace a una problematica tecnica transitoria insorta durante il volo. Tale condizione avrebbe impedito qualsiasi manovra correttiva tale da salvare l’aeromobile e i suoi occupanti.

L’incidente, avvenuto il 29 aprile 2023 in località Monte Cadin, nel comune di Lusevera, aveva visto coinvolto un ultraleggero Pioneer 300. Su di esso viaggiavano Ghersi, capitano di 34 anni originario di Domodossola e stimato pilota dell’Aeronautica Militare, e Sante Ciaccia, 35 anni, suo parente. Entrambi persero la vita nello schianto, cancellando in un attimo non solo le loro esistenze ma anche grandi progetti personali e professionali.

La tragica vicenda aveva già avuto sviluppi giudiziari nel corso del 2025. In luglio la Procura di Udine aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta penale sulla morte di Ghersi e Ciaccia. Riteneva insufficienti gli elementi probatori per attribuire precise responsabilità sull’accaduto, anche alla luce della mancanza di una scatola nera e dei danni estremi al velivolo. Nel corso delle indagini erano stati iscritti nel registro degli indagati la proprietaria dell’ultraleggero e i soci dell’azienda costruttrice. Nonostante questo, la Procura aveva ritenuto non sussistenti i presupposti per procedere ulteriormente.

Alessio Ghersi, qualificato pilota “combat ready” su Eurofighter, e componente della Pattuglia Acrobatica Nazionale in qualità di 2° Gregario destro, noto anche come “Pony 5”, era un professionista stimato e amato all’interno dell’Aeronautica Militare. La sua carriera era costellata di esperienze operative sia in ambito nazionale sia in missioni NATO. A causa di questo la sua scomparsa aveva suscitato profondo cordoglio nelle Forze Armate, nella comunità degli appassionati di aviazione e oltre.

La tragedia di Ghersi si inserisce in un quadro più ampio di rischi e incidenti che possono coinvolgere anche piloti esperti. Soprattutto in attività non strettamente collegate alla routine addestrativa o operativa delle unità acrobatiche. In passato, la stessa formazione delle Frecce Tricolori era stata protagonista di altri episodi, come un incidente a Pantelleria nel maggio 2025 durante un volo di addestramento che aveva causato feriti e danni ai velivoli ma fortunatamente senza vittime.

La pubblicazione della relazione tecnica segna un passaggio decisivo nella ricostruzione di una tragedia che ha profondamente colpito il mondo dell’aviazione. Il lavoro degli investigatori, improntato a un’analisi rigorosa e priva di giudizi sommari, restituisce un quadro complesso in cui l’esperienza del pilota non è bastata a contrastare una sequenza di eventi improvvisa e irreversibile. La morte di Alessio Ghersi e del passeggero che era con lui resta una ferita aperta, ma anche un richiamo alla fragilità del volo quando margini operativi e fattori tecnici si riducono drasticamente.

Da questa tragedia emerge l’esigenza di continuare a investire nello studio degli incidenti e nella diffusione delle lezioni di sicurezza, affinché la memoria di chi ha perso la vita nei cieli possa tradursi in maggiore consapevolezza e prevenzione per il futuro.

[e.c.]

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