Il presepe che amiamo ancora. Anche contro le luci

30.12.2025 – 7.05 – Il presepe, quest’anno, ha fatto un “torto” all’albero di Natale. Un “torto serio”, di quelli che non si risolvono con una fotografia in più: gli ha “rubato” l’attenzione. Non stando nel mezzo, perché non è lì che si trova, ma abbastanza in vista da imporsi senza chiedere permesso, dentro una piazza Unità che tutti credono di conoscere già. La piazza, va detto, è impeccabile. Ventiquattro alberi di Natale, dodici per lato, disposti con rigore quasi militare, con la tanto discussa stella di Natale alla rovescia antibora al centro, la rendono ancora più fotogenica, ancora più esportabile, ancora più adatta a finire nelle gallerie degli smartphone di mezzo mondo. È la Trieste che sa piacere, che si mette in posa, che conferma la propria fama internazionale. Tutto giusto. Tutto corretto. E proprio per questo un po’ prevedibile.

Il presepe, no. Sta lì, leggermente defilato, senza imporsi, ma riuscendo comunque a fermare la gente. Ed è questo il punto. Turisti e cittadini rallentano, si avvicinano, scattano. Non per dovere, non per tradizione, ma perché qualcosa li trattiene. Risultato: il presepe viene fotografato più degli alberi. Un fatto che, più che sorprendere, dovrebbe far riflettere. Una scena antica, quasi immutata, che batte un allestimento moderno pensato per stupire. Non è mancato nemmeno il solito contorno di inciviltà. Una statua mozzata, gesto stupido e vigliacco, come da copione. Ma la riparazione è stata immediata, e anche questo dice qualcosa: si può ferire una bellezza, ma non eliminarla del tutto. Soprattutto quando è condivisa.

Il successo del presepe non ha nulla di mistico e poco di nostalgico. Vince perché racconta una storia chiara in un’epoca che ama confondere. Non brilla, non abbaglia, non compete. Esiste. E tanto basta. In una piazza che è diventata sempre più vetrina, il presepe resta racconto. In una città che ama mostrarsi grande, a colpire è una scena piccola. La vera sorpresa di questo Natale non è che il presepe piaccia. È che, senza stare al centro e senza fare rumore, abbia messo in ombra tutto il resto. Con buona pace degli alberi, delle luci e delle coreografie perfette. Alla fine, mentre Trieste si specchiava nella propria bellezza, qualcuno si è fermato a guardare altrove. Ed è lì che ha trovato qualcosa di più interessante.

[f.v.]

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