Ora disponibile online il docu-film su ‘Un nemico invisibile’. Il racconto del caso Rasman a Trieste

15.12.2025 – 10.00 – Una vicenda rimasta a lungo ai margini della cronaca cittadina, la storia di una famiglia spezzata in cerca di verità, proseguendo senza fermarsi anche a distanza di anni. È ora disponibile in streaming Un nemico invisibile, il docu-film di Riccardo Campagna e Federico Savonitto che riporta al centro dell’attenzione uno dei casi più controversi della storia recente di Trieste: la morte di Riccardo Rasman durante un intervento della Polizia, il 27 ottobre 2006. Il documentario, già presentato alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia nel 2022, è disponibile online da pochi giorni, su OpenDDB. Attraverso uno sguardo intimo e rispettoso, il film racconta il passato e il presente della famiglia Rasman, esuli istriani trapiantati nella periferia triestina, e il lungo percorso di dolore; domande senza risposta e richieste di giustizia che sono seguite al tragico episodio.

Riccardo Rasman aveva 34 anni e soffriva di schizofrenia paranoide. Quella sera del 2006 era solo in casa e, nudo, stava lanciando dei petardi dall’ottavo piano del suo appartamento. I vicini chiamarono la Polizia, che venne informata dal centralino delle condizioni psichiche dell’uomo. Nonostante ciò, l’intervento avvenne con modalità violente: la porta venne sfondata e, secondo quanto emerge dai referti, Riccardo fu picchiato, mani e piedi vennero legati con il fil di ferro e, una volta immobilizzato, fu schiacciato dal peso del corpo degli agenti, fino a morire per asfissia. Riccardo si era barricato in casa perché terrorizzato dalle forze dell’ordine: la sua paura, come ricostruito dalla famiglia, affondava le radici nel nonnismo subito durante la leva militare, esperienza che aveva contribuito all’insorgere dei suoi disturbi psichiatrici. Secondo i familiari non vi era alcuna necessità di un intervento di forza, ma che sarebbe stato sufficiente coinvolgere personale sanitario o un assistente sociale per gestire la situazione senza esiti tragici. Sul tavolo della cucina, Riccardo aveva lasciato un biglietto con una richiesta disperata di non essere ferito e la dichiarazione di non aver fatto nulla di male. Le immagini del corpo, descritte dalla sorella Giuliana, restituiscono tutta la brutalità dell’accaduto: il volto tumefatto, lo zigomo rotto, segni di imbavagliamento, sangue proveniente da orecchie, naso e bocca, tracce ematiche diffuse in tutta la casa. Per la famiglia, la condanna inflitta agli agenti coinvolti è sempre apparsa blanda e insufficiente e da allora, gli anziani genitori e sorella non hanno mai smesso di cercare verità e giustizia, scontrandosi però con un senso di isolamento e mancato ascolto.

Campagna e Savonitto spiegano che il film nasce dal desiderio di riportare alla luce una storia ingiustamente rimasta ai margini, ma ancora capace di interrogare i principi stessi della convivenza civile. Nel loro racconto, le battaglie legali e le proteste della famiglia Rasman convivono con la quotidianità fatta di piccoli gesti, silenzi e resistenze – che sono secondo il regista Federico Savonitto la vera forza del film – in un processo emotivo in continua trasformazione. La narrazione diventa così uno strumento per rispettare la complessità della vicenda, evitando semplificazioni e aprendo lo sguardo a temi universali come il dolore, l’ingiustizia e la necessità di dare un senso alla disperazione di una madre privata del figlio senza una ragione accettabile. Nel tentativo scovare i moventi di un evento ritenuto incomprensibile, nel tempo hanno preso forma anche interpretazioni alternative, legate a vecchi conflitti per un terreno di proprietà della famiglia. Ipotesi che il documentario non assume come verità, ma che racconta come parte di un percorso umano segnato da continue frustrazioni, lutti e dalla necessità di trovare una spiegazione a una perdita così radicale.

L’attenzione verso la vicenda è nata, per il regista Riccardo Campagna, a seguito della visione di un video online che raccontava la morte di Riccardo in modo diverso rispetto alle versioni ufficiali, scoprendo che l’autrice era proprio Giuliana Rasman. Da quell’incontro è nato un dialogo che ha portato alla decisione di raccontare insieme questa storia.

[a.c.]

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