Cina–USA, la sfida decisiva per una pace possibile

14.11.2025 – 16.00 – Il 30 ottobre u.s. le principali agenzie di stampa internazionali hanno riferito gli esiti positivi dell’incontro svolto nella città portuale di Busan, nella Corea del Sud, tra il presidente statunitense Donald Trump e quello cinese Xi Jinping. International Crisis Group, noto think tank europeo con sede a Bruxelles, ricorda che l’incontro di Busan si era innestato al termine di una settimana folta di impegni politico-diplomatici del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in diversi Paesi asiatici. Trump, in particolare, aveva partecipato al vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, dove gli Stati Uniti hanno firmato accordi commerciali con Cambogia, Malesia, Thailandia e Vietnam. Successivamente Trump si era recato a Tokyo, incontrando il neoeletto Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi e concludendo la visita con la firma di accordi commerciali, sempre finalizzati ad ampliare la cooperazione sulla lavorazione di minerali essenziali. Il giorno successivo il presidente americano si era recato in Corea del Sud, dove aveva incontrato il presidente Lee Jae-myung, firmando nuovi accordi commerciali tra Washington e Seul. Un’attenzione americana verso l’Asia decisamente imponente!
Un passo indietro per capire.

Aspettative e principali timori alla vigilia dell’incontro di Busan

Diversi analisti asiatici, da tempo, affermano che le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono state particolarmente delicate e difficili dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il presidente americano, ricordiamolo, da subito non solo aveva espresso profondo rispetto per Xi Jinping, ma aveva anche indebolito i tradizionali alleati e partner degli Stati Uniti in Asia, imponendo loro dazi elevati ed esprimendo, soprattutto, scetticismo sugli impegni di sicurezza degli Stati Uniti nell’intera macroregione asiatica. Pechino aveva accolto con sicura soddisfazione questi elementi dell’approccio di Trump alla regione asiatica, ma aveva anche espresso profonda diffidenza verso la politica economica molto più conflittuale nei confronti della Cina adottata da Trump, con particolare riferimento alla “ricerca americana di un commercio più equo”.

Inoltre, esperti asiatici del settore, alla vigilia dell’incontro di Busan, avevano evidenziato che i dazi statunitensi medi sulle esportazioni cinesi erano del 57,6%, oltre 20 punti percentuali in più rispetto al 20 gennaio precedente. A settembre, inoltre, l’amministrazione Trump aveva deciso di ampliare il numero di aziende cinesi nella Entity List del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti (che richiede loro di ottenere licenze per ricevere beni e servizi dagli USA) da circa 1.400 a oltre 20.000. La Cina, ovviamente, aveva immediatamente reagito, adottando misure di ritorsione tariffaria, in particolare contro i coltivatori di soia statunitensi, e limitando le esportazioni delle cosiddette terre rare, divenute ormai indispensabili per il funzionamento dell’economia globale. In quest’ultimo settore, sempre più strategico, a inizio ottobre gli analisti economici, anche occidentali, avevano riferito che la Cina aveva minacciato l’introduzione di nuove restrizioni all’esportazione di terre rare, attraverso anche l’estensione dei divieti di esportazione senza licenza a magneti composti da terre rare e prodotti che li contengano. A margine di ciò, la Cina avrebbe manifestato l’intenzione di esercitare nel prossimo futuro una forte pressione nei confronti delle aziende e dei cittadini cinesi che si trovano all’estero, limitando così il trasferimento di know-how e tecnologie necessarie per estrarre, raffinare o riciclare terre rare altrove nel mondo.

Merita evidenziare che, qualora queste nuove restrizioni fossero rese operative da Pechino, assisteremmo a gravi conseguenze sia per gli Stati Uniti sia per l’Unione Europea. Gli esperti ci dicono, infatti, che da questi elementi chimici dipende, in diversa misura, un buon numero di settori produttivi occidentali, tra i quali i più esposti sono l’automotive, il settore della Difesa, quello delle rinnovabili e quello IT. Ricordiamo che Pechino, al momento, non solo controlla circa il 60% dell’estrazione, ma detiene il 90% della raffinazione delle terre rare nel mondo. Stiamo parlando, cioè, di una sorta di monopolio cinese nel settore minerario in argomento, che le consente di poter negoziare con chiunque da una posizione di forza.

L’ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, in un recente editoriale ha voluto evidenziare come altro elemento di scontro tra Cina e Stati Uniti sia diventato il dominio dei mari, o quantomeno il controllo e la produzione attuale e futura del naviglio commerciale mondiale. In merito, gli analisti Matteo Villa e Giovanni Maria Della Gatta affermano che il punto di partenza appare decisamente sbilanciato, dato che nel 2024 in Cina si produceva più del 50% del tonnellaggio globale di navi. Gli unici Paesi in grado di competere sono entrambi asiatici: la Corea del Sud (28% della produzione mondiale) e il Giappone (12%). Non solo: se si guarda alle 5.448 grandi navi commerciali attualmente in costruzione nel mondo, più del 60% si trovano in cantieri navali cinesi, mentre negli Stati Uniti se ne stanno costruendo solo tre.

Ad aprile Washington aveva stabilito che, dalla metà di ottobre, chiunque voglia entrare in un porto americano con navi costruite in Cina o da aziende cinesi dovrà pagare una sovrattassa. Secondo recenti stime, questa sovrattassa potrebbe costare oltre 3 miliardi di dollari all’anno e, solo per COSCO e OOCL, le due principali compagnie di navigazione e logistica marittima al mondo (entrambe cinesi), i costi potrebbero raggiungere il 7% dei loro ricavi annui. All’inizio di questo mese, Pechino ha nuovamente risposto, imponendo una tassazione equivalente per le navi americane che dovessero fare il loro ingresso in porti cinesi. Malgrado questo contesto, la maggior parte degli osservatori internazionali riteneva l’incontro Trump–Xi Jinping come un’opportunità per le due principali potenze mondiali per allentare la tensione commerciale. Non a caso, infatti, alla vigilia dell’incontro e a seguito di intensi colloqui tra funzionari statunitensi e cinesi a Kuala Lumpur, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent aveva espresso ottimismo sul fatto che la Cina si sarebbe verosimilmente impegnata ad acquistare “sostanziali quantitativi” di soia statunitense nell’arco di diversi anni e avrebbe rinviato di un anno l’introduzione delle nuove restrizioni sulle terre rare.

Esito dell’incontro Trump–Xi Jinping – la versione ufficiale cinese

Dal sito del Ministero degli Affari Esteri cinese si legge:

Desidero proporre al lettore le due versioni ufficiali, non solo perché si tratta di un incontro oggetto di attenzione politica e mediatica di estrema importanza, ma anche per comprendere meglio filosofie e punti di vista politico-diplomatici decisamente diversi.
Dal sito del Ministero degli Affari Esteri cinesi si legge: “Il Presidente Xi ha osservato che, sotto la nostra guida congiunta, le relazioni Cina-USA sono rimaste complessivamente stabili. Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner e amici. Questo è ciò che la storia ci ha insegnato e ciò di cui la realtà ha bisogno. Date le nostre diverse condizioni nazionali, non sempre la vediamo allo stesso modo ed è normale che le due principali economie mondiali abbiano, di tanto in tanto, attriti. Voi ed io siamo al timone delle relazioni Cina-USA. Di fronte a venti, onde e sfide, dovremmo mantenere la rotta giusta, navigare attraverso questo panorama complesso e garantire la navigazione costante della gigantesca nave delle relazioni Cina-USA. Sono pronto a continuare a lavorare con voi per costruire solide basi per le relazioni Cina-USA e creare un clima favorevole allo sviluppo di entrambi i Paesi.

Il Presidente Xi ha sottolineato che lo sviluppo economico della Cina sta attraversando un periodo positivo. Nei primi tre trimestri di quest’anno, l’economia cinese è cresciuta del 5,2% e l’import-export di merci con il resto del mondo è aumentato del 4%. Non si tratta di un risultato facile, date le difficoltà interne ed esterne. L’economia cinese è come un vasto oceano: grande, resiliente e promettente. Abbiamo la fiducia e la capacità di affrontare ogni tipo di rischio e sfida. Nella sua quarta sessione plenaria, il XX Comitato Centrale del PCC ha deliberato e adottato le raccomandazioni per il piano di sviluppo economico e sociale per i prossimi cinque anni. Negli ultimi sette decenni e oltre, abbiamo lavorato di generazione in generazione sullo stesso progetto per renderlo realtà. Non abbiamo intenzione di sfidare o sostituire nessuno. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di gestire al meglio gli affari interni della Cina, migliorarci e condividere le opportunità di sviluppo con tutti i paesi del mondo. E questo è un segreto importante del nostro successo. La Cina approfondirà ulteriormente le riforme a tutti i livelli, amplierà l’apertura e promuoverà una crescita economica di qualità superiore, ottenendo al contempo un adeguato aumento della produzione economica e promuovendo uno sviluppo umano completo e una prosperità comune per tutti. Ciò amplierà anche lo spazio di cooperazione tra Cina e Stati Uniti.

Il Presidente Xi ha osservato che le due parti hanno avuto un approfondito scambio di opinioni su importanti questioni economiche e commerciali e hanno raggiunto un consenso sulla risoluzione di diverse problematiche. Dovrebbero elaborare e finalizzare le misure di follow-up il prima possibile e garantire che le intese comuni siano effettivamente rispettate e attuate, per infondere fiducia nei due Paesi e nell’economia globale attraverso risultati concreti. Le relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti hanno recentemente attraversato alti e bassi, offrendo anche alle due parti alcuni spunti di riflessione. Le relazioni commerciali dovrebbero continuare a fungere da ancora e forza trainante per i rapporti bilaterali, non da ostacolo o punto di attrito. Le due parti dovrebbero pensare in grande e riconoscere i benefici a lungo termine della cooperazione, evitando di cadere in un circolo vizioso di ritorsioni reciproche. Possono continuare i loro colloqui in uno spirito di uguaglianza, rispetto reciproco e reciproco vantaggio, riducendo costantemente l’elenco dei problemi e ampliando quello della cooperazione.

Il Presidente Xi ha sottolineato che il dialogo è meglio dello scontro. Cina e Stati Uniti dovrebbero mantenere la comunicazione attraverso vari canali e a vari livelli per migliorare la comprensione reciproca. Esiste un buon potenziale per la collaborazione tra i due Paesi nella lotta all’immigrazione clandestina e alle frodi nelle telecomunicazioni, nell’antiriciclaggio, nell’intelligenza artificiale e nella risposta alle malattie infettive. I dipartimenti competenti dovrebbero rafforzare il dialogo e gli scambi e attuare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Cina e Stati Uniti dovrebbero inoltre impegnarsi in interazioni positive su piattaforme regionali e internazionali. Il mondo oggi si trova ad affrontare molti problemi difficili. Cina e Stati Uniti possono assumersi congiuntamente la responsabilità di grandi potenze e collaborare per realizzare progetti più grandi e concreti per il bene dei due Paesi e dell’intera comunità internazionale. La Cina ospiterà l’APEC nel 2026 e gli Stati Uniti il vertice del G20 l’anno prossimo. Le due parti possono sostenersi a vicenda per rendere entrambi i vertici produttivi, promuovendo la crescita economica mondiale e migliorando la governance economica globale.

Il Presidente Trump ha affermato che è un grande onore incontrare il Presidente Xi. La Cina è un grande Paese. Il Presidente Xi è un leader molto rispettato ed è un mio caro amico da molti anni. Siamo sempre andati molto d’accordo. Gli Stati Uniti e la Cina hanno sempre avuto un rapporto fantastico, e lo sarà ancora di più. Renderemo sia la Cina sia gli Stati Uniti ancora migliori. La Cina è il principale partner degli Stati Uniti. Insieme, i nostri due Paesi possono fare grandi cose per il mondo e vivere molti anni di successo. La Cina ospiterà l’APEC nel 2026 e gli Stati Uniti ospiteranno il vertice del G20 il prossimo anno. Ci aspettiamo che entrambi abbiano successo. I due presidenti hanno concordato di rafforzare la cooperazione in ambito economico, commerciale, energetico e in altri settori e di incoraggiare maggiori scambi tra i popoli. I due presidenti hanno inoltre concordato di mantenere contatti regolari. Il Presidente Trump ha auspicato una visita in Cina all’inizio del prossimo anno e ha invitato il Presidente Xi a visitare gli Stati Uniti.”

Esito dell’incontro Trump–Xi Jinping – la versione ufficiale statunitense

Dal sito ufficiale della Casa Bianca si legge:

“Riequilibrio commerciale con la Cina:
Questa settimana, nella Repubblica di Corea, il presidente Donald J. Trump ha raggiunto un accordo commerciale ed economico con il presidente cinese Xi Jinping: una vittoria enorme che salvaguarda la forza economica e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, mettendo al primo posto i lavoratori, gli agricoltori e le famiglie americane.

Questo accordo storico include l’impegno cinese a:
Arrestare il flusso di precursori utilizzati per produrre il fentanyl verso gli Stati Uniti.
Eliminare efficacemente i controlli attuali e proposti dalla Cina sulle esportazioni di terre rare e altri minerali essenziali.
Porre fine alle ritorsioni cinesi contro i produttori di semiconduttori statunitensi e altre importanti aziende statunitensi.
Aprire il mercato cinese alla soia e ad altre esportazioni agricole statunitensi.

Azioni cinesi:
La Cina sospenderà l’attuazione, a livello globale, dei nuovi e più ampi controlli sulle esportazioni di terre rare e delle misure correlate, annunciati il 9 ottobre 2025.
La Cina rilascerà licenze generali valide per l’esportazione di terre rare, gallio, germanio, antimonio e grafite, a beneficio degli utilizzatori finali statunitensi e dei loro fornitori in tutto il mondo. La licenza generale comporta di fatto la rimozione dei controlli imposti dalla Cina dal 2023. La Cina adotterà misure significative per porre fine al flusso di fentanyl verso gli Stati Uniti. In particolare, la Cina bloccherà la spedizione di alcune sostanze chimiche specifiche verso il Nord America e controllerà rigorosamente le esportazioni di altre sostanze chimiche verso tutte le destinazioni nel mondo. La Cina sospenderà tutti i dazi di ritorsione annunciati dal 4 marzo 2025. Tra questi rientrano i dazi su una vasta gamma di prodotti agricoli statunitensi: pollo, grano, mais, cotone, sorgo, soia, carne di maiale, manzo, prodotti acquatici, frutta, verdura e latticini. La Cina sospenderà o rimuoverà tutte le contromisure non tariffarie di ritorsione adottate nei confronti degli Stati Uniti dal 4 marzo 2025, tra cui l’inserimento di alcune aziende americane negli elenchi degli utenti finali e delle entità inaffidabili. La Cina acquisterà almeno 12 milioni di tonnellate metriche (MMT) di soia statunitense negli ultimi due mesi del 2025 e almeno 25 MMT in ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Inoltre, riprenderà gli acquisti di sorgo e di tronchi di latifoglie e conifere statunitensi. La Cina adotterà misure appropriate per garantire la ripresa degli scambi commerciali dagli stabilimenti di Nexperia in Cina, consentendo alla produzione di chip legacy critici di fluire verso il resto del mondo. La Cina rimuoverà le misure adottate in risposta all’annuncio degli Stati Uniti di un’indagine ai sensi della Sezione 301 sulle azioni cinesi volte a predominare nei settori marittimo, logistico e della cantieristica navale, e rimuoverà le sanzioni imposte a diverse entità di trasporto marittimo.
La Cina prorogherà ulteriormente la scadenza del suo processo di esclusione tariffaria basata sul mercato per le importazioni dagli Stati Uniti, e le esclusioni rimarranno valide fino al 31 dicembre 2026. La Cina interromperà le varie indagini sulle aziende statunitensi nella filiera dei semiconduttori, tra cui quelle antitrust, antimonopolio e antidumping.

Azioni americane:
Gli Stati Uniti abbasseranno i dazi sulle importazioni cinesi imposti per frenare i flussi di fentanyl, rimuovendo 10 punti percentuali del tasso cumulativo a partire dal 10 novembre 2025, e manterranno la sospensione dei dazi reciproci rafforzati sulle importazioni cinesi fino al 10 novembre 2026. (L’attuale dazio reciproco del 10% rimarrà in vigore durante questo periodo di sospensione.) Gli Stati Uniti estenderanno ulteriormente la scadenza di alcune esclusioni tariffarie della Sezione 301, attualmente fissata al 29 novembre 2025, fino al 10 novembre 2026. Gli Stati Uniti sospenderanno per un anno, a partire dal 10 novembre 2025, l’attuazione della norma provvisoria definitiva intitolata “Espansione dei controlli degli utenti finali per coprire le affiliate di determinate entità quotate”. Gli Stati Uniti sospenderanno per un anno, a partire dal 10 novembre 2025, l’attuazione delle misure di risposta adottate ai sensi dell’indagine della Sezione 301 sulla presa di posizione dominante da parte della Cina nei settori marittimo, logistico e cantieristico. Nel frattempo, negozieranno con la Cina ai sensi della Sezione 301, proseguendo la cooperazione con la Repubblica di Corea e il Giappone per rilanciare la cantieristica navale americana.

Assicurare un’altra vittoria al popolo americano:
Questo accordo commerciale ed economico corona il successo del viaggio del presidente Trump in Asia, dove ha ottenuto una serie di vittorie storiche per il popolo americano. In Malesia, il presidente Trump ha firmato accordi di commercio reciproco con Malesia e Cambogia, e gli Stati Uniti hanno annunciato quadri congiunti per i negoziati commerciali con Thailandia e Vietnam. Ha inoltre firmato accordi di cooperazione mineraria cruciali con Thailandia e Malesia. In Giappone, il presidente Trump ha annunciato importanti progetti che promuovono il precedente impegno di investimento del Giappone di 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti per rivitalizzare ulteriormente la base industriale statunitense, ha firmato un accordo storico sui minerali essenziali, ha garantito acquisti significativi di energia statunitense e ha approfondito la cooperazione bilaterale per combattere il traffico illegale di droga. Nella Repubblica di Corea, il Presidente ha ottenuto miliardi di dollari in impegni epocali, tra cui investimenti per sostenere i posti di lavoro americani, rafforzare il predominio energetico degli Stati Uniti, promuovere la leadership statunitense nella rivoluzione tecnologica e costruire il partenariato marittimo tra Stati Uniti e Corea.”

Esito dell’incontro Trump–Xi Jinping – reazioni

Tralasciando la visione occidentale, propongo al lettore il commento di un esperto asiatico delle dinamiche economiche e geostrategiche, l’analista cinese Lynn Song, il quale, in un editoriale pubblicato su ING Think, ha riferito che l’attesissimo incontro tra i presidenti delle due maggiori economie mondiali aveva segnato una tappa fondamentale in un periodo di tensioni nei rapporti tra Stati Uniti e Cina. L’incontro si era concluso con una nota positiva: una tregua di un anno nella guerra commerciale. Nell’immediato, il successo dell’incontro aveva disinnescato le prospettive di un nuovo ciclo di escalation tariffarie e non tariffarie e le potenziali ricadute economiche e di mercato che ne sarebbero derivate. Ridurre le tensioni bilaterali dovrebbe contribuire a eliminare una fonte di incertezza, mentre estendere i periodi di tregua dai quadri trimestrali degli ultimi accordi a un anno di durata dovrebbe contribuire a mitigare l’incertezza per i mercati. Sebbene un cauto ottimismo possa prevalere dopo gli incontri, va notato che molti traguardi devono essere raggiunti affinché questa tregua duri per l’intero anno. Sebbene né la Cina né gli Stati Uniti desiderino assistere a una nuova escalation reciprocamente dannosa, i due Paesi rimangono comunque bloccati in una competizione strategica a lungo termine.

Il primo sguardo al prossimo piano quinquennale cinese ha sottolineato l’importanza dell’autosufficienza tecnologica e dell’innovazione. Il tema della riduzione del rischio legato alla Cina è stato prevalente negli ultimi anni, ma allo stesso tempo Pechino ha diversificato la sua struttura di esportazione e le sue riserve valutarie, riducendo la sua esposizione agli Stati Uniti. Sebbene un ritorno alla cooperazione win-win e alla globalizzazione rappresenterebbe un gradito impulso per le prospettive, solo il tempo dirà se questo tono positivo potrà durare. Anche se tutti gli occhi erano puntati sull’incontro tra i due leader, sono stati i lavori preparatori a porre le basi per raggiungere un “consenso duramente conquistato” tra i principali negoziatori di Cina e Stati Uniti.

Dal confronto tra Cina e Stati Uniti sembra emergere, in estrema sintesi, che entrambi i Paesi abbiano acquisito una maggiore consapevolezza del danno economico che l’altro potrebbe arrecare e della quasi impossibilità di un completo disaccoppiamento. Inoltre, le due potenze mondiali appaiono comprendere perfettamente che i loro interessi contrastanti nella macroregione asiatica, con particolare riferimento a Taiwan e alle dinamiche insistenti nel Mar Cinese Meridionale, non debbano mai superare le soglie critiche del confronto politico, anche aspro. In altre parole, attualmente sia Trump sia Xi Jinping sembrano aver compreso la possibilità di sfruttare la reciproca vulnerabilità al servizio della reciproca moderazione.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita” (2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole” (2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

[s.d.]

 

 

Ultime notizie

Dello stesso autore