21.09.2025 – 07.01 – Dopo quattordici anni il porto di Trieste, o meglio la SIOT, torna a ricevere petrolio greggio dalla Siria. La movimentazione del greggio è avvenuta lo scorso 15 settembre dopo una breve sosta presso il terminal petroli di Sarroch, in provincia di Cagliari.
La comunicazione proviene da S&P Global Commodities at Sea ed è stata riportata in Italia da Adriaports. L’analisi di S&P informa che 200mila barili di petrolio greggio sono stati scaricati presso il terminal sardo lo scorso 10 settembre dalla nave Nissos Christiana, la quale aveva lasciato il porto Tartous della Siria lo scorso 1 settembre con un carico di 640mila barili. I restanti sono stati scaricati presso il Terminal SIOT dello scalo giuliano. La nave viene gestita dalla compagnia marittima Kyklades.
Di solito il petrolio proveniva invece dalla Libia e dalla Turchia e, fino all’ultimo divieto dello scorso agosto 2025, dalla Russia in piccole quantità. Oggigiorno è noto a livello informale come parte dei carichi di petrolio acquistati dall’Europa rimangano russi, ma siano stati in precedenza venduti ad altre nazioni, in primis l’India.
La Siria e la guerra civile
Ricordiamo che la Siria riemerge – almeno in parte, molti sono i dubbi sull’attuale regime – da una guerra civile devastante, durata quattordici anni. A seguito della caduta del governo di Assad, gli USA avevano deciso di eliminare le sanzioni lo scorso luglio, presto imitati dall’Unione Europea. La Siria, in linea con molte nazioni medio orientali, considera l’export di petrolio e gas il segreto per ricostruire le infrastrutture, onde ottenere in fretta la necessaria liquidità per la ripartenza del paese.
L’export di petrolio siriano, i numeri
Prima del 2011 la Siria era tecnicamente un ‘net oil exporter‘, cioè estraeva ed esportava molto più petrolio di quanto ne consumasse. Il bacino di mercato era quello mediterraneo e i pozzi di petrolio producevano 380/400mila barili al giorno.
Oggigiorno la produzione di petrolio greggio si aggira sugli 80mila/100mila barili giornalieri, man mano che il paese avvia la ricostruzione dell’impianto petrolifero, specie delle condutture devastate nei tanti capovolgimenti del conflitto.
[z.s.]



