26.02.2025 – 13:31 – Per anni, una certa retorica ha descritto l’Italia come un paese poco competitivo, sempre un passo indietro rispetto alle grandi potenze industriali. Ma i numeri raccontano una storia diversa. Nei primi sei mesi del 2024, l’Italia ha superato il Giappone, conquistando il quarto posto mondiale per esportazioni di beni. Un risultato che ribalta i luoghi comuni su di noi e che sancisce, con la forza dei numeri, l’ingresso dell’Italia nell’élite delle potenze economiche globali. Un volume di esportazioni pari a 316 miliardi di euro, che supera i 312 miliardi del Giappone e si posiziona subito dietro la Cina (1.572 miliardi di euro), gli Stati Uniti d’America (945 miliardi) e la Germania (801 miliardi). Non si tratta di un successo episodico, ma è il riflesso di una leadership consolidata in numerosi settori strategici. Siamo primi in 244 prodotti, per un surplus complessivo di 76,1 miliardi di dollari; secondi in 390 prodotti (79,9 miliardi di dollari); terzi in 362 prodotti (51,3 miliardi di dollari); quarti in 318 prodotti (34,3 miliardi di dollari) e quinti in 272 prodotti (26,4 miliardi di dollari). Dati che definiscono il bel Paese come “competitivo in 1.586 categorie di prodotti, con un surplus di 268,1 miliardi di dollari.” Una performance che ci permette di indossare la medaglia di bronzo nel G-20 per saldo commerciale positivo (114 miliardi di dollari), dietro soltanto a Cina (775 miliardi) e Germania (185 miliardi).
Su questo punto è netto Alessandro Minon, presidente di Finest SpA, che respinge con decisione l’immagine di un’Italia marginale: “Non possiamo più accettare di essere considerati ‘l’ultima ruota del carro’. I numeri ci dicono chiaramente che l’Italia è un Paese competitivo, capace di eccellere nei mercati internazionali anche in una fase di forte instabilità economica. Il successo dell’export rappresenta il motore nascosto del nostro sistema produttivo, una forza che ci distingue e ci rende protagonisti a livello mondiale.”
Il presidente di Finest SpA sottolinea inoltre come l’Italia abbia saputo affrontare sfide complesse, dall’aumento dei costi energetici alla difficoltà di approvvigionamento di materieprime, senza perdere la sua posizione di leadership: “Abbiamo dimostrato di poter superare una potenza come il Giappone: è tempo che questa fiducia in noi stessi diventi parte integrante della nostra cultura economica. Abbiamo tutte le carte in regola per consolidare ulteriormente questa posizione.”
Un punto ribadito con forza anche da Marco Pugliese, analista economico, che denuncia una narrazione spesso distorta della realtà italiana: “Esiste una resistenza culturale a riconoscere il valore dell’Italia. Troppo spesso il nostro Paese viene raccontato come fragile e in declino, quando i numeri dimostrano l’esatto contrario. È nostro dovere diffondere consapevolezza e correggere questa percezione, soprattutto tra i giovani, che devono sapere di vivere in una delle maggiori potenze economiche globali.”
Un traguardo che smonta stereotipi radicati ma che allo stesso tempo necessita il continuo rafforzamento delle politiche di tutela degli asset produttivi, nonché l’investimento nell’innovazione e il consolidamento della presenza italiana nei settori ad alto valore aggiunto.
[c.v.]


