12.12.2024 – 07.01 – La storia del Porto Vecchio di Trieste è un po’ anche la storia dei suoi progetti di recupero: cosa poteva essere e non è stato. Una storia progettuale tutt’oggi molto utile, specie considerando come l’area sia in una fase preliminare, ma ormai bene avviata di trasformazione. Rientra in questo discorso la mostra, organizzata dall’associazione Italia Nostra sezione di Trieste ‘Porto Vecchio: le tavole di Cervesi‘ che, nella cornice secessionista della Sottostazione Elettrica, espone i disegni dell’ingegnere Giovanni Cervesi.
Correva l’anno 2008 quando l’ingegnere Giovanni Cervesi redasse un progetto, su richiesta dell’Autorità portuale di Trieste, per il recupero del Porto Vecchio, esordendo col definirlo “una parte di città, una grande architettura civile che si impone per la sua compostezza, chiarezza strutturale e corrispondenza fra le sue parti”. La piccola mostra espone le tavole originali, disegnate con mano fine dall’ingegnere, attraverso cui emerge un’idea di recupero del Porto Vecchio attenta all’area come un tutt’uno unitario; non è ‘un gruppo di magazzini’, ma un waterfront con una dignità a sé stante, un insieme coeso e ordinato, dove il valore emerge dalla pienezza della visione di fine ottocento degli ingegneri e costruttori asburgici.
Cervesi approdava a questa relazione generale e metodologica dopo un’esperienza di primo piano del recupero di parti storiche di Trieste: ricordiamo infatti che Cervesi, scomparso nel 2021, era stato l’autore del recupero di Cittavecchia, oltre a restaurare il Tergesteo, l’Hotel Savoia e Palazzo Aedes.
La mostra, attraverso i disegni originali montati su grandi cavalletti, mostra così il pensiero di Cervesi a proposito del Porto Vecchio, onde accendere il dibattito; e non a caso quali eventi collaterali alla mostra Italia Nostra terrà una serie di conferenze intitolate ‘Porto Vecchio: come, quando e perché‘ volte a informare sulla natura portuale e sulle sue possibilità di rigenerazione urbana.
La mostra è visitabile, a titolo gratuito, dall’11 dicembre 2024 al 29 gennaio 2025, il mercoledì e il sabato, dalle ore 11 alle 13 (chiuso 25 dicembre e 1° gennaio).
La presentazione della mostra è avvenuta ieri, mercoledì 11 dicembre, alla presenza dell’assessore Giorgio Rossi deputato alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste e della Presidente della sezione di Trieste Antonella Caroli. Rossi ha sottolineato come, nel recupero del Porto Vecchio, la conservazione degli edifici sia ormai un fatto scontato, ma si ponga invece come impellente comprendere come dotare i magazzini dell’adeguata impiantistica. Rossi ha inoltre commentato che “manca la capacità di coordinare, di gestire l’insieme”; si avverte la mancanza di adeguate figure capaci di sovrintendere e organizzare il recupero del Porto Vecchio. La prof. ssa Antonella Caroli ha invece soffermato l’attenzione sugli incontri in programma, ricordando dell’importanza di non accontentarsi del minimo, ma di cercare di imparare da migliori nell’ambito del recupero di vaste aree portuali, con riferimento alla passata esperienza di Amburgo.
Il figlio dell’ingegnere, Francesco Cervesi, a propria volta curatore dell’esposizione ha spiegato il progetto del padre, ricordando che era pensato coi limiti di “una gara basata sul codice di navigazione”. Cervesi poneva grande enfasi sul recupero dei magazzini di fine ottocento e inizio novecento, con “la demolizione degli edifici disomogenei successivi”. Il terrapieno di Barcola sarebbe invece divenuto una zona residenziale e turistica.
Quale ingegnere Cervesi “aveva dedicato grande attenzione agli spazi esterni” consapevole che “la scommessa del recupero muoveva dall’assunto del valore del Porto Vecchio per la sua unitarietà e monumentalità”. Pertanto “venivano conservati masegni e binari per non turbare la monumentalità” e “venivano create tre piazze, corrispondenti all’area del Centro Congressi, dell’ex Palazzina della Direzione e del Molo IV”. Letteralmente “l’unico intervento pesante sarebbe stato piantumare una fila di alberi” e persino gli edifici ausiliari nuovi “avrebbero avuto un’architettura coerente con quella precedente” Invece “l’architettura contemporanea si sarebbe espressa nella zona di espansione del terrapieno di Barcola, con una precisa scelta di non essere ‘gestuali'”.
Sotto il profilo infrastrutturale “il tema dei sottoservizi era già molto sentito nel 2008, con progetti per impianti fotovoltaici sul tetto degli edifici, un impianto di cogenerazione per alimentare in parte i magazzini, una bonifica stimata sui 30 milioni per il terrapieno, una condotta oltre la diga per espellere i liquami del torrente Martesin e paratie mobili da alzare con la bassa marea per il torrente Chiave”.
Il Porto Vecchio “è l’unico scalo in Europa costruito in base ad un piano regolatore che non è stato modificato sostanzialmente in corso d’opera”, ha riflettuto Cervesi. Di nuovo, il concetto della somma superiore alle sue singole (architettoniche) parti.
[z.s.]


