Castellieri, a 150 anni dalla scoperta di Sir Richard Burton. Paronuzzi: ‘Geniale intuizione’

06.12.2024 – 09.30 – Ricorrono i centocinquant’anni (1874-2024) dalla conferenza che Richard Francis Burton tenne a Londra, relazionando a un folto pubblico di curiosi e accademici, sulle strane costruzioni scoperte nel Carso e l’Istria: i castellieri. Sempre nel 1874 Burton aveva già pubblicato un agile saggio, intitolato ‘Notes on the Castellieri or Prehistoric Ruins of the Istrian Peninsula’, oggigiorno considerato il primo studio scientifico sull’argomento.
Paolo Paronuzzi, docente all’Università di Udine, Dipartimento di ingegneria e architettura, e presidente della Società per la Preistoria e Protostoria della Regione Friuli Venezia Giulia, terrà una conferenza proprio sull’anniversario burtoniano quest’oggi, venerdì 6 dicembre, ore 17.30, presso il Circolo della Stampa di Trieste.
Quali furono i contributi di Burton allo studio dei castellieri? Come sono cambiati i castellieri dal 1874 ad oggi? Il dialogo si svolgerà con l’archeologa Maša Saccara del Museo regionale di Capodistria, a propria volta impegnata con un progetto inter-reg Italia-Slovenia sui castellieri, e con il presidente della comunità croata di Trieste, Damir Murković.
In tema di sincronismi proprio il 6 dicembre, giorno di San Nicolò, Burton giunse per la prima volta a Trieste, verso quelle ore 17 presso cui ci si darà appuntamento all’evento.
Un ‘regalo’ culturale per i triestini.

Ma come si può definire, un secolo e mezzo dopo, questo studio? “I castellieri, per la prima volta, entrano nella realtà scientifica europea: in precedenza ne parlavano pochissimi, con l’eccezione di Pietro Kandler che immaginava fossero accampamenti romani – spiega Paronuzzi – Quando Burton scrive (e in ciò è un uomo scientifico) utilizza un gran numero di note dove cita le sue fonti. Riflettiamoci: il primo testo serio sui castellieri viene scritto in inglese e presentato nientemeno che a Londra. Burton opera in Carso e nell’Istria come se fosse in Africa: si rivolge cioè ai capi locali, in questi casi le persone esperte della materia, all’epoca Tomaso Luciani, Antonio Covaz e Antonio Scampicchio junior. Come con le guide autoctone in Africa, Burton si fa accompagnare dagli esperti triestini e istriani a visitare i castellieri, raccogliendo così in gran velocità una grande massa di dati”.

In quest’ambito, spiega Paronuzzi, non mancano da parte dell’esploratore elementi di modernità: “Prova a descrivere la vita in una capanna dell’epoca. È una ricostruzione che oggi definiremmo virtuale dove tenta di immaginare come vivevano gli abitanti dei castellieri, attribuendo loro elementi provenienti dai suoi viaggi africani: ipotizza che siano cannibali, poligami, inoperosi… Però la ricostruzione rimane corretta sotto tanti altri aspetti ed è la prima di questo genere: ad esempio è corretto che le capanne erano costruite con materiali organici. E anche la descrizione degli strumenti o dello stile alimentare, di nuovo molto simili a quelli tribali dall’Africa, è all’avanguardia per l’epoca. O pensiamo ancora all’ipotesi, rivelatesi giusta, che macinavano le granaglie”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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