12.11.2024 – 14.30 – Cerimonia di scoprimento, nei giorni corsi, della targa commemorativa a ricordo della prima sede della Lista per Trieste sull’edificio di via San Nicolò 29. Alla cerimonia erano presenti numerose figure storiche e rappresentative della lista, tra cui Loretta Gambassini, già moglie di Gianfranco e memoria storica del movimento, Fabio Dominicini, attuale presidente della Lista per Trieste, e Bruno Baldas, ultimo direttore della Voce Libera, il giornale che fungeva da voce ufficiale del movimento.
La “Lista” fu un movimento che ha segnato profondamente la storia civica della città e che nacque a seguito della firma del Trattato di Osimo del 10 novembre 1975. Un fatto che scatenò le proteste di Trieste e degli esuli istriani, che non erano stati consultati né tenuti al corrente in merito ad un provvedimento che li riguardava direttamente ed era stato anzi definito e firmato in maniera tutt’altro che limpida e trasparente, bypassando addirittura i canali della diplomazia ufficiale.
Oltre alla rinuncia definitiva alla Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste, corrispondente all’Istria settentrionale fino al fiume Quieto e sulla quale il diritto internazionale riconosceva ampiamente i diritti italiani, la trattativa bilaterale italo-jugoslava aveva come corollario un’improbabile idrovia da Monfalcone a Lubiana e una Zona Franca Industriale sul Carso triestino a cavallo del confine. Nonostante la deindustrializzazione sofferta dal comparto produttivo triestino, tale progetto trovò l’opposizione dell’opinione pubblica giuliana, in quanto presentava un forte impatto ambientale e ne avrebbe tratto giovamento soprattutto la manodopera a buon mercato di oltre confine.
Le manifestazioni di protesta raccolsero perciò motivazioni patriottiche (nelle scuole triestine la protesta fu egemonizzata dal Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, che aveva a Trieste una roccaforte), ambientaliste, sindacali e autonomiste. Sulla base di questa mobilitazione di democrazia diretta si costituì il movimento civico della Lista per Trieste, che accolse anche democristiani, socialisti e liberali usciti dai rispettivi partiti in polemica con le decisioni delle segreterie nazionali riguardo Osimo. Alle elezioni comunali del 25 giugno 1978 la LpT colse un clamoroso successo che ebbe rilevanza nazionale e portò all’elezione a sindaco di Trieste di Manlio Cecovini, interrompendo così il monopolio della Democrazia Cristiana che durava da 30 anni. La prima sede del cosiddetto “Melon” fu in via San Nicolò 29, un laboratorio politico tutto triestino che avrebbe goduto di ampi consensi per tutti gli anni Ottanta, finendo poi nel 1994 per confluire di fatto in Forza Italia.


