15.10.2024 – 07.55 – La Commissione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Europea per aver violato le norme comunitarie sul lavoro a tempo determinato nel settore scolastico e non aver fatto abbastanza per porvi rimedio. Il deferimento è l’ultimo step della procedura di infrazione avviata ai danni dall’Italia dalla Commissione con due lettera di diffida, nel 2019 e 2020, e ribadita – tre anni dopo – con un parere motivato all’indirizzo del governo. La questione, però, non è stata risolta e ora verrà esaminata dalla Corte di Giustizia, la quale deciderà se imporre sanzioni all’Italia, obbligando il governo a risarcire gli abusi e soprattutto a modificarne la prassi.
Sotto accusa sono l’impiego scorretto di contratti a tempo determinato per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle scuole statali e gli stipendi degli insegnanti precari, che ad oggi non prevedono una progressione retributiva basata sull’anzianità di servizio: un “deficit” contrattuale che di fatto rende gli assunti a tempo determinato docenti di serie B rispetto ai colleghi di ruolo. Nella situazione si troverebbero, secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, 165mila insegnanti ma i sindacati contano 250mila precari, pari al 26% dell’intero corpo docente italiano composto da 943mila unità.
Nelle scorse settimane il governo aveva provato a correre ai ripari con il cosiddetto Decreto Salva Infrazioni, che raddoppia l’indennizzo in caso di abuso di contratti a termine per i precari della scuola: grazie alla nuova norma, il risarcimento, che potrà essere richiesto da chi ha alle spalle almeno tre anni di contratti atipici, sarà determinato in base alla gravità della violazione, alla quantità di contratti a termine e alla durata del rapporto e potrà essere compreso tra le 4 e le 24 mensilità. La misura, però, non è sembrata sufficiente né alla Commissione Europea né alle altre parti in causa per cui la norma, così com’è, mette una pezza ma non richiude il buco.
Interpellata sul tema, l’assessore regionale all’educazione
Alessia Rosolen, ha ricordato che
a livello locale ben poco è possibile fare, trattandosi di un tema ministeriale. Già un anno fa – ricorda Rosolen – la giunta si era rivolta al
ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per definire una norma congiunta che riconosca al Fvg maggiori capacità organizzativa e finanziaria in materia di istruzione, ricevendo disponibilità, non appena sarà ricostituita la Commissione paritetica Stato-Regione, alla prosecuzione del percorso di regionalizzazione del sistema scolastico del
Friuli Venezia Giulia con la possibilità di costituire una Commissione tecnica bilaterale tra Ministero e Regione». L’auspicio dell’assessore è quello di poter organizzare dei concorsi territoriali perché «è sempre più difficile trovare un candidato che si sposti da città a città, lo è ancora di più per chi vince un concorso e deve recarsi da una parte all’altra dell’Italia».