Noris Vesnaver, una imprenditrice e donna del vino tra Trieste, Montalcino e la Napa Valley

di Mario Luethy – 19.08.2024 – 08.47 – Donne sommelier? Capaci di creare eventi e abili wine merchants? Imprenditrici nel settore vitivinicolo? Non c’è dubbio, ce ne sono, sempre di più. Sono lontani i tempi, come nelle simpatiche vignette di Andy Capp, dove, mattarello alla mano e bigodini in testa, accoglievano mariti alticci dal bicchiere facile per dar loro una sonora lezione. Sensibilità, capacità e quella voglia di emergere tutta femminile sono tratti che ormai si esprimono anche nel complesso e meraviglioso mondo del vino, con la benedizione silenziosa ma evidente del Bacco gaudente, visti i successi di signore e signorine nel delicato universo vitivinicolo. Noris Vesnaver, triestina, è una di queste, autentica imprenditrice del settore enogastronomico e dell’accoglienza ma, soprattutto, donna capace di seguire con coraggio, dedizione e curiosità l’articolato mondo del vino.

“Sono di una famiglia che ha sempre coltivato la vite sui terrazzamenti di Santa Croce, frazione del comune di Trieste dove vino, pesca e canto sono i punti di forza di una comunità piccola ma tenace e talentuosa.
Ho ereditato la passione per il vino da mio nonno, che vendemmiava nell’area scoscesa della zona costiera situata nei pressi dell’attuale Tenda Rossa. Che ricordi! A pensarci, rammento i profumi di quelle merende a base di sapida trippa con i quali si rifocillavano i vendemmiatori, l’uva che pestavo con i piedini nel tino, il mosto dolce che il nonno mi offriva. Un approccio al vino assolutamente tradizionale – continua Noris. Si era in tanti, in quegli anni, a vendemmiare.
Oggi purtroppo tante campagne della preziosa area costiera sono abbandonate. Troppi i cambiamenti, difficile riprendere mano e ripristinare i terrazzamenti necessari a coltivare uva e ulivi.”

Dopo aver vissuto a Trieste infanzia e adolescenza, cosa l’ha portata a approfondire il lavoro e lo studio della complessa scienza enologica? 

“Sono sempre stata appassionata dei viaggi e dello studio delle lingue estere. Storia, geografia sono anche oggi i campi di studio che preferisco e così, discorrendo con alcuni amici, a metà degli anni Novanta scelsi di lasciare Trieste per la Toscana. Con un autentico salto nel buio mi sono stabilita a Montalcino, una delle capitali italiane del vino.”

Montalcino, provincia di Siena: basta avvicinargli quel nome magico, il “Brunello”, uno dei vini rinomati in tutto il pianeta, per capire quale impatto possa avere questa località nell’immaginario del cultore della bacca rossa.

“A Montalcino ho avuto l’occasione di lavorare con Roberto Cipresso, praticamente sono entrata in questo mondo meraviglioso del vino dall’ingresso principale, lavorando come sommelier, seguendo la promozione del vino nei punti vendita.”

Cipresso, per la cronaca, oltre a essere uno dei più importanti scrittori di enogastronomia, è stato nominato nel 2006 miglior enologo italiano. Qual è stato il passo successivo? 

“Ho avuto la possibilità di fare un colloquio a Firenze con la Cantina dei Marchesi Frescobaldi, entrando successivamente nel settore delle Pubbliche Relazioni aziendale. Premetto che non tutto era “rose e fiori”; lavorare in Toscana trent’anni fa, come nel resto d’Italia, del resto, non era certo facile. Una donna che lavora in cantina? Apriti cielo, eravamo viste come delle extraterrestri. Tuttavia, ho sopportato e lottato e sono riuscita a farmi apprezzare per le mie qualità. Successivamente, grazie alla mia conoscenza dell’inglese, ho potuto partecipare a una joint – venture con la Robert Mondavi Winery, una delle cantine più importanti della californiana Napa Valley, una delle zone mondiali più importanti per la produzione vinicola.

Un’esperienza totalizzante – spiega Noris Vesnaver – lavoro e conoscenza sul terreno, analisi dei terreni, impianti, sperimentazioni. Un lavoro vivace fatto di promozione di eventi, assaggi, accostamenti gastronomici, contatti con il mondo giornalistico. Lavorare negli Stati Uniti – puntualizza – significa non avere orari, essere impegnate a 360 gradi. Per loro non conta di che sesso sei, che scuole hai fatto, la tua età. Vale solo la capacità e l’impegno. Un grande lavoro, tanta dinamicità, ero entusiasta! 

Dopo queste avventure è tornata a Trieste… 

“Mia madre non stava bene, le sono stata vicina. Ho continuato comunque a lavorare nel mondo del vino. Conoscenze e amicizie non mancavano, immutato il mio interesse, esercitando in particolare il mestiere di sommelier. Poi ho conosciuto Jozko…” 

Con lui Noris mette su famiglia e inizia a lavorare del marito in quel di Samatorza. Attorno al 2008 il passaggio da osmiza a agriturismo con un’ottima performance.
“Nonostante l’impegno lavorativo e familiare – dice Noris – mio marito e io abbiamo trovato il tempo per viaggiare, la nostra grande passione. Non solo Europa ma Africa, Argentina, per conoscere, scambiare idee e tutto il resto.”

Poi, nel 2016, la disgrazia…. 

“Jozko è rimasto vittima di una terribile, orribile disgrazia sul lavoro. Non voglio scendere nei particolari, potete immaginare la sofferenza… Mi sono ritrovata tutto sulle spalle, figli, famiglia, azienda e agriturismo. Non è stato facile diventare donna imprenditrice. E, nel contempo, chiedersi se la famiglia era curata, se il lavoro era condotto al meglio. Pensieri, riflessioni, rimorsi pure non necessari e dovuti. Lo dico tranquillamente, lo sappiamo tutte: per una donna il servizio in famiglia e sul lavoro non finisce mai…” 

Nonostante i tanti impegni, ha trovato il tempo di far parte della prestigiosa associazione nazionale “Le donne del vino” …

“Non sono la sola a Trieste – risponde – a promuovere la cultura del vino, a parlarne attraverso degustazioni, incontri, a far conoscere il ruolo di noi donne nella filiera produttiva enologica. Un tratto caratteristico della donna di questo mondo? Potrei dire una sensibilità, e una capacità olfattiva accentuata.” 

Pur essendo un’area non troppo vasta, la Trieste del vino si difende bene… 

“Diciamo che la provincia di Trieste, l’Altopiano Carsico sono zone bellissime che esprimono dei vini interessanti ma “difficili”, atipici, non facili alla commercializzazione. Non ci aiuta spesso quella mentalità un po’ chiusa che ci contraddistingue. Abbiamo tante aziende serie che lavorano bene ma che talvolta suscitano questioni che non aiutano a crescere. Dobbiamo renderci conto che siamo piuttosto piccoli e che produciamo numeri davvero piccini. Se alimentiamo tensioni inutili, non si arriva da nessuna parte.”

Ci sono altri problemi? 

“Sono sempre gli stessi – afferma la Vesnaver – i diversi vincoli comunitari, la poca terra coltivabile, le difficoltà a irrigare sono limiti pesanti anche per chi intende investire nella propria azienda per ingrandirla.” 

Che dire sulle polemiche sul Prosecco e i mancati investimenti promessi a suo tempo dagli enti preposti per il recupero delle campagne del costone carsico?

“Non voglio entrarci. Dico solo che chi si sta impegnando per produrre il “Prosekar” sul costone e dintorni fa bene. È un prodotto tradizionale che vale la pena di recuperare.” 

Perfetto; chiudiamo con una nuova serie di domande secche che andranno a formare una sorta di suo identikit. Partiamo? “Certo!” 

Noris Vesnaver è nata a: Trieste
Statura: 1,67
Occhi: azzurri
Capelli: biondi
Occupazione: imprenditrice agricola
Musica preferita: di tutto e di più: dai Guns and Roses alla Vedova Allegra di Lehar!
Hobby: la lettura
Ti piace: viaggiare
Non ti piace: l’anguria
Pietanza preferita: la pizza
La vacanza ideale: il Safari
Il vino preferito: il Pinot Nero e, naturalmente, la mia bottiglia “Woman Vision”, blend di Vitovska, Malvasia e Sauvignon con affinamento in tonneau di rovere francese, atto I, II, III e IV

[m.l]

Ultime notizie

Dello stesso autore