26.07.2024 – 14.30 – È stato grazie alla sensibilità di alcuni volontari – impegnati da tempo a portare aiuti umanitari in Ucraina e uniti da un’amicizia sempre più profonda – se il progetto “Ponti amici” ha potuto realizzarsi. Un gruppo di 13 tra ragazzi e ragazze – tra gli 8 e i 13 anni – hanno così avuto la possibilità di trascorrere dieci giorni di vacanza, lontani dalla guerra e dai rumori delle artiglierie, a Trieste. Sono partiti da Charkiv e dopo un viaggio estenuante sono arrivati in città su invito delle parrocchie di San Vincenzo de’ Paoli e Beata Vergine Addolorata (Valmaura) e dell’organizzazione di volontariato Società San Vincenzo de’ Paoli – consiglio centrale di Trieste. «Abbiamo chiesto all’associazione a cui portavamo gli aiuti umanitari – spiega Sergio Vianello, uno dei volontari – se potevamo realizzare un progetto di accoglienza rivolto ai bambini durante il periodo estivo, da lì l’idea si è sviluppata fino a concretizzarsi». I giovani coinvolti sono tutti ragazzi che abitavano nei villaggi evacuati dopo l’inizio della guerra. Assieme a loro, a Trieste, anche tre mamme e una referente.
«Abbiamo intitolato il progetto “ponti amici” – prosegue – per collegare due paesi, due realtà. Enti, associazioni e persone ci hanno aiutato nel concreto e così siamo potuti andare a visitare la grotta gigante, li abbiamo portati a cavallo, hanno mangiato gelati, pizze e tutto gratuitamente». Se gli Scout hanno organizzato attività ludiche, la Trieste Trasporti ha offerto il traghetto per andare a Sistiana. Hanno potuto così conoscere e sperimentare le bellezze del territorio, a partire dal mare. «Li abbiamo sempre visti felici e loquaci – racconta Vianello – già dopo poche ore dal loro arrivo. Sono bambini costretti a vivere nelle cantine di campagna, e un giorno ci hanno detto “non siamo stati svegliati dai rumori dei bombardamenti ma dal cinguettio degli uccelli”. Mai visti così sorridenti e soprattutto costantemente grati». E se la giornata trascorreva all’insegna del divertimento e dell’allegria, la sera era riservata ai ricordi: «Specialmente le accompagnatrici raccontavano cosa avevano vissuto, si percepiva proprio il loro bisogno di essere ascoltate». Irina, la referente dei giovani coinvolti, racconta: «Noi ci occupiamo di aiutare i residenti dei territori abbandonati, realizziamo progetti di accoglienza, ripariamo le case colpite e puliamo anche i pozzi nei villaggi perchè lì non esiste un drenaggio centrale dell’acqua ma siamo anche impegnati nella riabilitazione dei bambini, vittime della guerra».
Riguardo l’esperienza triestina, «il tempo trascorso qui sarà indimenticabile, per tanti bambini era la prima volta in Italia e sono stati accolti con grande calore. Molti di loro, prima chiusi in se stessi, hanno iniziato ad aprirsi, a sorridere e a dormire tutta la notte». Moltissime le persone coinvolte nell’organizzazione, nei trasporti, nella preparazione dei pasti e nella fornitura di tutto il necessario: molte cene sono state offerte anche dall’associazione delle donne ucraine. La giornata tipo? «Al mattino li trovavamo sempre pronti e in orario, si pranzava al sacco e il pomeriggio si rientrava verso le 16/17 alla casa della parrocchia di Valmaura dove in estate c’è anche una piscina con bagnino. Al piano terra le stanze e al primo piano i letti dove i ragazzi hanno dormito. A disposizione abbiamo avuto anche una sala mensa, una cucina, bagni e docce» racconta il volontario triestino augurandosi, alla stregua delle altre persone che hanno reso possibile la permanenza dei ragazzi a Trieste, che «a casa loro possano portare nel cuore serenità, pace e tranquillità».
[e.b.]


