La storia di Miss Zaeo, la ‘fata volante’ che affascinò Trieste

06.04.2024 – 07.01 – Il Museo Teatrale Carlo Schmidl nasconde, tra i suoi tanti cassetti, ricordi di spettacoli d’un tempo passato, i cui nomi suonano oggigiorno esotici. Acrobati, illusionisti, cabarettisti, conferenzieri e tante altre figure ‘ai margini’, appartenenti più alla tradizione circense che teatrale, affollano gli archivi, ricordano eccentrici un tempo idolo delle folle. In uno di questi cassetti è possibile leggere un invito ad un circo e a un nome: ‘Zaeo‘. Chi era costui? O meglio, costei? Nata a Londra nel 1865 miss Zaeo fu una delle maggiori acrobati di fine ottocento e proprio a Trieste, dopo tournée che avevano spopolato in tutto il globo, trovò grande popolarità, divenendo una delle figure più amate dal pubblico triestino. Come scrisse Marzia Coronati, per Il Tascabile, un palco del teatro era intitolato all’acrobata in calzamaglia e una polka veniva spesso suonata in suo onore, nei caffè chantant e nelle osterie. Una popolarità legata, per gran paradosso, ad un incidente.

Orfana fin dalla più tenera età, la Zaeo crebbe all’interno della famiglia Weitland; una dinastia di atleti e acrobati che le insegnò la danza acrobatica, il trapezio, l’equilibrio sulla fune a grande altezza e la giocoleria. Attrice sul palco dei circhi sin da bambina, Zaeo impressionò l’Alexander Palace di Londra, si esibì a quindici anni a Parigi, spopolò in Spagna. Indossava, dietro ordine di Weitland, una calzamaglia bianca che, complici le forme muscolose, la trasformava in una statua greca, definita dai giornalisti ‘una scultura vivente’. Man mano che la sua popolarità cresceva e si esibiva in ogni dove – dal Sudamerica, alla Russia, agli Stati Uniti, all’Europa – miss Zaeo elaborò diversi numeri caratteristici del suo repertorio; la ‘danza della stella filante’, la ‘tiratrice di precisione’, la ‘catapulta romana’ e le ‘pose scultoree’. C’era anche un’apposita pantomima per lei creata, la ‘fata volante’.
La specialità di Miss Zaeo era tuttavia un’altra, particolarissima: il ‘salto del plongeon‘. Zaeo si arrampicava su una corda fino a trenta metri di altezza, lanciava un fazzoletto, indicava il punto dove era caduto e infine si slanciava nel vuoto a prenderlo. L’abilità consisteva nel centrare con esattezza la rete di rimbalzo, onde evitare di sfracellarsi al suolo.

Il Circo Zaeo fu una presenza assidua a Trieste per diversi anni; i giornali dell’epoca (Il Piccolo, l’Indipendente, Adria) oscillavano tra la lode verso l’abilità ginnica della donna e il biasimo per uno spettacolo scandaloso, una ferita alla virtù di un luogo ‘alto’ quale il teatro. Non a caso le esibizioni si tenevano presso il teatro Politeama Rossetti, costruito proprio con lo scopo di essere aperto a più rappresentazioni, a più forme di spettacolo.
Il Piccolo: edizione del mattino, pubblicato in data 17 agosto 1887, descrisse nel dettaglio il ‘salto’ della Zaeo. “Un filo di ferro teso su su nell’alto del teatro: miss Zaeo lo percorre tutto, scherzando, sorridente sotto un parasole giapponese, rischiarata dalla luce elettrica”. Dopo alcuni volteggi al trapezio che “pare una danza di fata“, miss Zaeo “con le braccia in avanti, i muscoli tesi, si slancia a capofitto e con un tonfo che scuote tutte le fibre, arriva nella rete, sempre sorridente, tra gli applausi del pubblico”.

Eppure le ragioni del successo di Miss Zaeo a Trieste risiedono proprio in un suo fallimento. Quattro anni prima, al termine della sua prima visita a Trieste, il 7 ottobre 1883, il salto che caratterizzava la sua performance fallì. Ne scrisse di nuovo Il Piccolo: edizione del mattino, l’8 ottobre 1883. Dopo gli usuali esercizi al trapezio Miss Zaeo “s’agitò troppo, i piedi escirono dal loro posto e piombò sulla estremità della rete; da questa rimbalzò in platea, oltrepassò la pista, e andò cadere su un fianco vicino alla grande porta d’entrata”. La donna, per l’urto violento della caduta, sembrava morta; era “tramortita con le braccia slogate, col viso coperto di sangue piovente dal naso e dalla bocca, col seno chiazzato di sangue”. Il teatro precipitò nel panico, tra urla, gemiti e gente che fuggiva o cercava un medico. I giornali riportarono, nei giorni seguenti, il decorso di Miss Zaeo che, contrariamente alle prime previsioni, guarì in fretta. I triestini seguirono con viva apprensione il graduale ritorno della trapezista alla normalità; unico ricordo del drammatico incidente, dopo un mese, fu “il naso soltanto, ancora cucito, che ha un po’ perduto della sua forma primiera”. Se Miss Zaeo non fosse caduta, allora lo spettacolo sarebbe stato presto dimenticato dai triestini. Ma proprio il grave evento commosse la popolazione, l’avvinse alla ‘donna volante’. E d’allora Miss Zaeo fu sempre la benvenuta a Trieste, una beniamina delle folle del Rossetti.

Fonti: Rivista Circo, Anno XXVI, n. 11, novembre-dicembre 1994
Marzia Coronati, ‘Donne volanti‘, in Il Tascabile

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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