15.03.2024 – 07.01 – L’Università degli studi di Trieste è giovane, ha solo cent’anni. Scorrendo le foto, i documenti e i video della mostra al Bastione Fiorito del Castello di San Giusto intitolata ‘1924-2024. Un secolo di storia dell’Università degli Studi di Trieste. Immagini e documenti’ si rimane sorpresi per la giovinezza che traspare dai volti: matricole, laureati, goliardi. E, al tempo stesso, dalla giovinezza dell’istituzione: in una città quale Trieste con associazioni sportive con oltre centosessant’anni di storia e società di spedizione nate ai tempi dell’aquila bicipite, UniTS è appena un adolescente.
La mostra, aperta al pubblico dal 15 marzo, si divide in quattro diverse sezioni.
La prima sezione storica, a cura della professoressa Tullia Catalan e del ricercatore Lorenzo Ielen, tratta la storia del primo secolo di vita dell’ateneo triestino tramite una miscellanea di documenti, foto e tanti video: un busto del Barone Pasquale Revoltella apre il percorso, destinato a concludersi con la Trieste ‘città della scienza’.
La seconda sezione, a cura di Paolo Nicoloso e Marko Pogacnik, raffigura la costruzione del ‘tempio’ universitario nel 1938: i bozzetti svelano i piani iniziali per l’edificio che Mussolini avrebbe desiderato di dimensioni doppie rispetto a quelle odierne, con una panoplia di colossali statue collocate al culmine della scalinata. Un edificio tuttavia, depurato dagli omaggi al fascismo, di grande valore architettonico: silente testimone la Minerva di Marcelo Mascherini costruita nel 1956.
La terza sezione, a cura di Massimiliano Spanu e Daniele Terzoli, presenta le postazioni video già presenti, a suo tempo, per la mostra ‘Alabarde spaziali’ dedicata alla fantascienza. C’è però una chicca, un inedito prezioso: ‘Pagine d’Università’, un Ferraniacolor (procedimento di cinematografia a colori sviluppato in Italia dalla Ferrania) del 1956 a firma di Anna Gruber, attrice e regista, sceneggiatrice e scrittrice triestina di fama internazionale, commissionato dal Centro Universitario Cinematografico. La pellicola è stata ritrovata nella Biblioteca Civica A. Hortis – Archivio Diplomatico e Fondi Archivistici.
La quarta e ultima sezione, a cura di Massimo Degrassi e Lorenzo Michelli, dedicata alla storia dell’arte, include una selezione di opere – oggi conservate nella Pinacoteca del Rettorato – presentate nel 1953 all’interno dell’Esposizione Nazionale di pittura italiana contemporanea allestita presso l’Ateneo giuliano. La parte finale del percorso espositivo propone, infine, una selezione delle opere donate all’Ateneo da trentacinque, tra artisti e collezionisti, in occasione del centenario.
“Con questa mostra – ha commentato l’assessore comunale Giorgio Rossi – prosegue la nuova stagione espositiva del Bastione Fiorito, curata dal conservatore del Castello di San Giusto. Una stagione espositiva iniziata lo scorso settembre e volta ad esplorare in vari modi la storia e le eccellenze di Trieste. La rassegna che si inaugura oggi, celebrando il Centenario dell’Ateneo triestino, suggella sul colle capitolino la fruttuosa collaborazione tra l’Università di Trieste e il Comune di Trieste”.
Il rettore Roberto Di Lenarda ha riflettuto su quanto l’attuale generazione viva “una profonda incertezza”, su come “abbia difficoltà a programmare nei decenni successivi”.
Pur essendo “giovani intelligenti, con una grande capacità di assorbire tutto”, anzi “ragazzi mediamente straordinari” servirebbe secondo Lenarda “l’importanza delle priorità” o per citare Umberto Eco “la grande capacità di discernere quello che può essere dimenticato”.
Dopotutto “i ragazzi che oggi frequentano UniTS saranno la classe dirigente del futuro”.
Ne deriva di conseguenza la grande importanza della mostra UniTS che guarda al passato, ma solo quale trampolino di lancio per un futuro consapevole.
Anna Del Bianco, in rappresentanza dell’assessore della Regione Mario Anzil, odierno vicegovernatore con deleghe a Cultura e Sport, oltre che dell’Ente regionale per il patrimonio culturale della regione autonoma Friuli Venezia Giulia – ERPAC, ha ricordato “i legami strettissimi dell’Università con la città”. Infatti “l’istituzione dell’Università è sempre stata radicata nei territori della città e della regione”. Non a caso “il percorso di celebrazione del centenario è stato corale, l’inizio di un percorso di collaborazione importante”. Una strada che la “Regione FVG è interessata a proseguire, specie sul fronte della digitalizzazione”.
La Del Bianco ha in particolare annunciato “l’avvio della nuova scuola di restauro regionale, con una nuova magistrale da inaugurare”.
Anna Krekic, conservatore del Castello di San Giusto, ha annunciato che la mostra è stata possibile “proprio grazie alla collaborazione con gli enti” all’interno del castello “scrigno della città” con l’intento di “raccontare la storia di Trieste sotto lenti ogni volta diverse”. Senza dimenticare come gli spazi del Bastone Fiorito siano reduci da una mostra di grande fortuna, perchè ‘Alabarde spaziali’ – ha commentato la Krekic – ha portato al castello 12mila persone.
La prof. ssa Tullia Catalan, principale responsabile della sezione storica della mostra, dell’ampio lavoro di ricerca che ha reso possibile l’esposizione, ha ricordato come “si testimonia una cosa importante”, cioè che “la cultura è un bene comune che mette assieme tutte le parti della città”. Una mostra risultata essere “una piccola sfida” per le tante organizzazioni coinvolte; in particolare “ringrazio il sistema museale triestino” e “Bruno Callegher reale motore dell’esposizione”. Sono state ad esempio coinvolte le biblioteche, gli archivi dell’Università e i collegi dei Dipartimenti, tra i tanti enti.
Sulla mostra in sé “occorreva scegliere una via fruibile tramite le immagini, non poteva funzionare solo coi documenti scritti”. Dopotutto “siamo in una società di immagini”.
La mostra racconta “un ateneo sotto il profilo della Governance, specie per i rapporti con la politica”. Dalla Seconda Guerra Mondiale, ai “momenti di conflittualità con il 1968”, ai “momenti chiave della trasformazione in città della scienza”.
Per la parte video, preponderante nell’esposizione, la Catalan ha ricordato in particolare “Daniele Terzoli, il contributo fondamentale della Cappella Underground”.
Naturalmente, ha ricordato la Catalan, “non c’è stato nessun sconto sotto il profilo storico: c’è un’Università di Trieste in camicia nera e fortemente razzista” dove “le leggi razziali furono applicate senza pietà”. Proprio “la nascita della Facoltà di Lettere e Filosofia è un piccolo atto di resistenza ai tempi della dominazione nazista del Litorale Adriatico”. Inoltre “il rapporto con il Governo Militare Alleato fu difficile” con “una Università assediata”. Eppure c’è anche “un inizio di rapporti internazionali che saranno in azione successivamente, specie i rapporti con il Patto Atlantico”. Si verifica in “un abbandono di un’italianità esclusiva” e col 1968 “una messa in azione della diplomazia scientifica”.
Si può allora parlare di una redenzione, se vogliamo, dell’università: oggigiorno “aperta verso una dimensione europea e transnazionale, in prima linea nella difesa dei diritti umani”.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 15 marzo al 1º settembre 2024. Dall’inaugurazione e fino al 31 marzo sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 17.00; dal 1º aprile al 1º settembre tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00.
La visita della mostra è inclusa nel biglietto di ingresso al Castello di San Giusto
(intero 6 euro; ridotto 4 euro).
[z.s.]


