È giunta la stagione della Pop Energy? Anche Trieste si avvicina alle Comunità Energetiche Rinnovabili

25.02.2024 – 08.30 – Si è svolto, lo scorso giovedì 22 febbraio, nella cornice della sede ACLI, l’incontro sulle ‘Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)’, parte di un ciclo di eventi proposti dal Forum Ambiente e Scienza. Il sottotitolo conteneva il senso dell’incontro: ‘Facciamole!’
Ma come e con quali modalità? E che cos’è una CER? Le Comunità Energetiche Rinnovabili vengono spesso agitate come una possibile soluzione ai mali energetici del presente, come una novità da adottare; tuttavia che cosa siano e ancor più che cosa comportino rimangono argomenti al di fuori della portata dei cittadini.
L’incontro, all’interno del Forum promosso dal PD di Trieste, si componeva di un intervento del delegato regionale WWF, consulente UNIDO e UNEP per lo sviluppo industriale sostenibile, già rettore dell’Università di Trieste Maurizio Fermeglia, del segretario generale del network europeo di eccellenza sul confinamento geologico della CO2, già direttore del Dipartimento di Geofisica e del settore Rapporti Internazionali dell’OGS Sergio Persoglia e del titolare di Noùmera Sas, già responsabile misure, fatturazione e incassi di ACEGAS Fulvio Colle.
Moderava l’incontro la vicepresidente del Consiglio comunale di Trieste Laura Famulari, introdotta dalla segretaria provinciale PD Trieste Maria Luisa Paglia.

Una Comunità Energetica Rinnovabile è “un gruppo associato di consumatori di energia elettrica che producono localmente energia da fonti rinnovabili, ‘condividendola’ per il proprio fabbisogno”. La condivisione dell’energia “viene incentivata attraverso un contributo economico”. Si tratta, è emerso durante l’incontro, al nocciolo di un gruppo di persone che sceglie di fondare, adottando una forma giuridica, una CER e procede a installare presso una o più famiglie un impianto di energia rinnovabile (quasi) sempre costituito dai pannelli fotovoltaici. L’energia prodotta viene condivisa e consumata dagli aderenti alla CER, senza per ciò essere disconnessi dalla rete nazionale. Non si tratta né di una completa autosufficienza, né di una soluzione per disporre di energia gratis; però consente di ridurre i costi delle bollette e di avere una gestione razionale della propria elettricità con una parziale de-centralizzazione della rete elettrica.

“Abbiamo scelto il sottotitolo ‘Facciamole!’, perchè si parla di CER da tanto, ma le aspettative rischiavano di essere deluse – ha esordito Persoglia – occorre invece vedere come attuarle nel concreto”.
Il concetto di CER infatti nasce ufficialmente nel 2018; attualmente vi sono in Europa 9252 CER, delle quali più della metà solo in Germania. In generale sono presenti in 29 paesi europei, Italia compresa; e l’UE ha stanziato per incentivarle 92 miliardi di euro.
In Italia, ha osservato Persoglia, occorre distinguere tra le configurazioni di autoconsumo collettivo (109), ad esempio semplici condomini con pannelli fotovoltaici, e le comunità energetiche rinnovabili autentiche (35).
Le previsioni dell’Unione Europea stimano 264 milioni di cittadini coinvolti o attivi in una CER entro il 2050 con l’autoproduzione del 45% dell’energia.
“Le CER – ha puntualizzato Persoglia – non sono solo uno strumento, ma un modo importante di vedere il mondo”.

L’ex rettore Fermeglia ha ripercorso le principali tappe che hanno condotto, nel 2024, all’attuale cambiamento climatico e ai suoi studi, evidenziando lo scollamento tra l’azione degli scienziati e il lobbismo esercitato dai conglomerati industriali e manifatturieri dagli anni Ottanta in poi. Nonostante l’evidenza scientifica prodotta da decenni di studi, si continua a ragionare sui singoli eventi locali (temperature del giorno o della settimana); “si continua a confondere la climatologia con la meteorologia; è come andare da un astronomo e dirgli che è un astrologo” ha rimarcato Fermeglia.

Fulvio Colle, excel alla mano, è sceso nel dettaglio dei dati necessari per istituire una CER e i suoi possibili vantaggi. L’elemento imprescindibile è disporre di un atto costitutivo tra i membri della Comunità e solo successivamente occorre costruire ex novo l’impianto rinnovabile. Impianti fotovoltaici od eolici costruiti negli anni precedenti non sono utili ai fini di una CER. Inoltre gli utenti devono essere collegati all’identica cabina primaria, ma per la stessa possono sussistere più CER e diversi enti territoriali e comunali. Non è però necessario – e tanto Persoglia, quanto Colle lo hanno ribadito più e più volte – stendere cavi o connettere nuovi tubi; la condivisione è solo a livello di energia, non è ‘fisica’.
Nel mercato si compra e vende energia; la CER invece lo condivide tra i suoi membri, onde limitare i costi delle bollette. Un elemento ulteriore – con ogni probabilità necessario negli anni a venire – è la presenza di un sistema di accumulo, onde immagazzinare l’energia prodotta in eccesso e riutilizzarla laddove necessario, ad esempio nelle ore notturne.
Concretamente una CER paga dal 30 al 40% in meno nella bolletta, con “una tariffa incentivante per vent’anni sull’energia condivisa”.
“Siamo partiti da un monopolio assoluto, con un unico soggetto statale” ha riassunto Colle “e siamo giunti a una liberalizzazione diffusa; abbiamo capovolto il mondo, è una direzione dalla quale non si torna indietro”. Le CER, se correttamente pubblicizzate e incentivate, potrebbero aprire “La stagione dell’energia pulita, ma alla portata di tutti. La stagione della pop energy”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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