27.01.2024 – 16.39 – Echi, riflessioni e storie provenienti da un segmento delle periferie esistenziali di Trieste. Il contesto qui è la Comunità di San Martino al Campo, il teatro evocato nei capitoli di “Buchi Neri – Storie di persone (in)visibili” (Battello Stampatore) il nuovo libro di Fabio Denitto, già insegnante e divenuto poi uno storico volontario della struttura, ora tra i responsabili del dormitorio per emarginati e senza tetto di via Udine. Denitto esplora nuovamente il campo del disagio sociale, degli “ultimi” che raccontano spesso senza parlare e disegnano trame di vite sofferte, smarrite, giocate tra alcol o malattie, evaporate soprattutto per carenze di ascolto.
Lo sguardo dell’autore mira alle sofferenze, è vero, ma non indulge nei respiri grevi o troppo accorati. Il viaggio è infatti agile, i toni mai superficiali espressi attraverso quasi 160 pagine e una quarantina di racconti. Un copione narrativo che si avvale della prefazione di Don Mario Vatta, anima della Comunità di San Martino al Campo e dei suoi vari rami assistenziali, tra cui il dormitorio inaugurato nel 2004 e che ha già accolto circa 6400 persone divenendo non solo un rifugio ma la “casa” da cui cercare di ripartire.
Il libro di Fabio Denitto ha vissuto una vetrina di presentazione nel corso di una conviviale del Rotary Club Trieste. Non poteva essere altrimenti. Il Rotary Club Trieste, attualmente guidato da Gaia Furlan, annovera lo stesso Don Mario Vatta tra i suoi soci onorari e da anni supporta diverse istanze della comunità sulla base di “service” e interventi di varia natura. Insomma, Denitto nel presentare il suo libro ha in fondo giocato quasi in casa, evidenziando il senso dell’impegno, di una solidarietà che non si colora solo di teorie ma che approda tra azioni, dialogo, attenzione. Storie di persone “invisibili” ma mai assenti, da cui partono, come afferma Don Mario Vatta in chiave di prefazione: “Lembi di vita raccontati perchè vissuti, vissuti perchè cercati, cercati perché voluti”
Le (brevi) storie spaziano tra cifre e colori ma alla fine la rotta permane costante, orientata solo verso i sentimenti: “ In molti ci chiedono se noi operatori siamo in grado di dare amore alle persone che bussano al dormitorio – ha sottolineato Fabio Denitto nel corso della presentazione al Rotary Club Trieste – Il concetto di vero amore forse è troppo grande, noi diamo tuttavia sempre rispetto e dignità”. Già, quei “buchi neri” esistenziali pare si possano colmare solo così.
[f.c]


