Porto di Trieste, AIOM conferma ruolo centrale per la città e la Regione FVG

18.01.2024 – 12.15 – Spesso Trieste viene identificata con il suo porto e lo scalo con la sua città. Sotto il profilo storico la ricchezza di Trieste è sempre stata legata alla crescita dei suoi traffici marittimi; città-porto nel senso più letterale del termine. Un nuovo report dell’AIOM – Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste ‘quantifica’ questo legame vagheggiato dalla politica e dalla letteratura, ma di fatto confermato dai dati correlati a occupazione, valore della produzione e fiscalità.
Sotto il profilo dell’attività diretta, come spiegato dal presidente di AIOM Sergio Bologna, l’occupazione diretta presente nei terminal è pari a 4.058 unità (dati 2021), alle quali si aggiungono gli occupati dell’indotto primario (servizi vari, agenti marittimi, case di spedizione) per un totale di 8.967 unità. L’occupazione nell’indotto secondario, inteso come area di mercato della logistica in senso lato, è stata stimata in 5.810 unità, che portano il totale complessivo a 14.777 unità di lavoro dislocate tra il capoluogo e Monfalcone.
In termini di gettito fiscale, il contributo dell’economia portuale è stato valutato complessivamente superiore a 756 milioni di euro, con un’incidenza del 51,4% sul valore aggiunto, di cui 636 milioni versati da aziende residenti in regione, distribuiti tra Stato (266 milioni) e Regione (370 milioni).
Il valore annuo della produzione è stato di 1.909 milioni di euro, compreso l’indotto primario. Se a questo si somma la stima del valore della produzione nell’indotto secondario si arriva a 4 miliardi e 285 milioni.
La mole dei dati configura pertanto lo scalo come la spina dorsale dell’economia non solo triestina, quanto regionale con la rete degli Interporti; un dato che ha tanto più valore a confronto col passato considerando la crisi industriale friulana e giuliana e come le (poche) industrie nuove siano sorte proprio dal connubio con il porto (British American Tobacco – BAT docet).

“Se si tiene conto che i dati, per necessità di averli definitivi, si riferiscono all’anno 2021, periodo nel quale la pandemia da Coronavirus ancora non si era esaurita, il giudizio non può che essere sufficientemente positivo” commenta Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. “Le difficoltà riscontrate a livello dei traffici, avvertite particolarmente nelle catene di approvvigionamento, non hanno inciso sui livelli di manodopera impiegata. Anzi, i servizi logistici si sono rivelati, proprio in questo periodo, servizi essenziali per la sopravvivenza stessa delle persone. I porti di Trieste e Monfalcone hanno mantenuto inalterati i loro indici di connettività e la loro posizione nel quadro internazionale, come piattaforme di scambio tra Europa e Medio Oriente”.

“In termini di gettito fiscale, – sottolinea Sergio Bologna per AIOM – la Regione Friuli Venezia Giulia ha beneficiato delle attività dell’economia portuale più ancora dello Stato. È un dato su cui può essere utile riflettere nel momento in cui importanti riforme si annunciano sul terreno delle autonomie regionali. Così come vale riflettere, nel quadro dei parametri di sostenibilità (ESG), sull’importanza della governance pubblica, che può consentire livelli di resilienza importanti proprio nei momenti di crisi, come quelli prodotti dalla pandemia”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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