La Valle dell’idrogeno viaggia a velocità alterne. Trieste e FVG in coda

16.11.2023 – 10.24 – Si torna a discutere di idrogeno e della sua produzione e utilizzo nell’ambito delle audizioni in II Commissione della Regione Friuli Venezia Giulia. Le diverse parti politiche si sono infatti interrogate sul futuro e l’implementazione dell’idrogeno a Trieste e in FVG. La Valle dell’Idrogeno Transnazionale Nord Adriatica è in realtà un progetto, sotto il profilo tecnico, in corso da diversi anni, volto alla creazione di un’area comune tra Trieste, Lubiana e Zagabria per la produzione, lo stoccaggio e l’utilizzo dell’idrogeno come risorsa energetica. La Valle prevede esplicitamente lo scambio, quale condizione obbligata, dell’idrogeno tra le tre zone geografiche, onde garantire quel carattere transfrontaliero che la rende unica in Europa.
Quali saranno le applicazioni dell’idrogeno? Si tratterà di produrlo tramite fonti green, pertanto primariamente pannelli solari, volti a garantire l’elettrolisi dell’acqua. L’idrogeno, dopo essere stato stoccato, potrà essere utilizzato dalle industrie pesanti, dai servizi di trasporto pubblico, dai treni appositi e in generale nell’ambito manifatturiero. Occorre ad esempio considerare come, qualche anno addietro, Adriafer studiasse a fondo i prototipi locomotori a idrogeno per l’utilizzo nelle aree portuali e come lo stesso idrogeno sia al centro di molteplici progetti giuliani e sloveni, alimentati dai fondi europei.
Le cifre prevedono la produzione di 5mila tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno, con uno scambio del 20% tra i tre territori e il coinvolgimento attivo di 37 diversi partner.
Simili comunità energetiche e Valli dell’idrogeno sono in via di costruzione in Germania e in Polonia; quello triestino però è l’unico esempio transnazionale.
L’idrogeno presenta diverse problematiche, lontane dall’essere risolte; si tratta infatti di un eccellente vettore energetico, ma la sua produzione richiede più energia di quanta viene effettivamente prodotta; inoltre il suo utilizzo nell’ambito della vita civile è ancora largamente basato su prototipi, lontano dall’essere standardizzato. Il progetto europeo d’altronde si muoveva in un ambito precedente alla guerra Ucraina-Russia e pre inflazione, quando la crisi era ancora lungi dal venire.

Come Trieste News ha sottolineato più volte, nel 2022 e 2023, la Valle è già una realtà tanto in Slovenia, quanto in Croazia; Zagabria si è già interessata su come immagazzinare e trasportare l’idrogeno, mentre Lubiana lo utilizza e lo produce in piccole quantità nelle industrie locali. Nell’ambito tecnico, specie nella ricerca scientifica, anche Trieste e il FVG sono già attivi, da tempo si tengono tavole rotonde e confronti nell’ambito; è pertanto la politica regionale l’ultima a muoversi, coerentemente col ruolo minore svolto dal FVG. Sembra, dall’audizione, emergere un ruolo del FVG marginale, tremebondo; conseguenza d’altronde dell’essere rimasti allo stadio della progettualità tanto a lungo.

Rodolfo Taccani, rappresentante di quell’Università di Trieste che è uno degli attori protagonisti della Valle, ha commentato in sede di Audizione che per gli utilizzi dell’idrogeno “Un esempio è la produzione di acciaio, ma anche quella di cemento. E il settore dei trasporti ad alta intensità energetica: si fa fatica ad immaginare batterie elettriche in camion che viaggiano per 8-10 ore al giorno”.

Anche Lorenzo Campagna, delle acciaierie Bertoli-Safau che fanno parte del gruppo Danieli, ha commentato che “Rinunciare a carbonio e metano in alcuni dei nostri processi è quasi impossibile, dunque siamo interessati a valutare l’opzione dell’idrogeno verde”.

Una visione approvata anche da Confindustria Alto Adriatico, con Elisabetta Michieli:
“L’idrogeno è un vettore strategico per garantirci la sicurezza energetica: appoggiamo questo progetto perché è lungimirante”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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