13.10.2023 – 08.30 – Jacqueline, Priscilla e Olivia – tre amiche originarie del Camerun – avevano il desiderio di diffondere la cultura africana a Trieste. Vista la passione comune per la cucina hanno scelto di aprire una gastronomia, un locale per far conoscere la ricchezza e la varietà dei piatti africani.
Gastronomia Afrodélices – Graine de Moutarde si trova in via delle Settefontane – a due passi dalla Piazza Perugino; dalla vetrina accogliente si riconoscono le proposte culinarie della settimana. Olivia esce dalla cucina per raccontarci i retroscena del loro locale.
Partiamo dai piatti. Avete delle specialità africane di un Paese specifico oppure vi piace spaziare tra le diverse tradizioni culinarie?
“Siamo partite con un’idea ben precisa: proporre piatti rappresentativi di tutti i Paesi africani. Al momento, ci siamo concentrate sul nord Africa (cous cous), con alcune specialità nigeriane (jollof rice) e del Senegal (pollo yassa), ma intendiamo ampliare l’offerta con il tempo, spingendoci verso il sud e verso est.
Non possono, poi, mancare delle specialità camerunensi, che si legano al nostro vissuto, dalle ali di pollo ai ‘beignets’, le frittelle di platano.”
Un albero dai colori vivaci è il logo della gastronomia. Colpisce il rigore del tronco e la chioma rigogliosa. Cosa rappresenta per voi quest’immagine?
“L’albero rappresentato è in relazione con l’espressione contenuta nel nome della gastronomia: graine de moutarde (seme di senape), contenente le iniziali dei nostri tre nomi. Si tratta, infatti, di un albero di senape ispirato alla parabola del seme di senape; siamo tre donne di fede e crediamo che da un piccolo seme possa nascere, attraverso la sua capillarità e disseminando il messaggio di speranza che porta con sè, una condizione di prosperità più ampia e rigogliosa come la chioma dell’albero.”
Ritornando alla proposta culinaria, ci sono delle affinità tra piatti triestini e africani?
“Direi proprio di no. Ci sono molte spezie differenti che qui non si trovano; penso al pepe nero di Penja che facciamo arrivare direttamente dal Camerun.”
E ruotate spesso i piatti che proponete ai clienti?
“A dire la verità, ci piace molto sperimentare e variare nel tempo.
Il sabato, per esempio, è dedicato ad un piatto speciale. Per ogni mese, poi, c’è una ricetta cardine che cambia; ad agosto è stato molto apprezzato il riso senegalese, tra un po’ ci sarà un’altra proposta, il DG : un mix di verdure e platano. Spesso i clienti chiedono dei piatti etiopi perché influenzati dai ristoranti o dagli stand enogastronomici delle fiere regionali; noi ci teniamo, però, a rappresentare il ventaglio eterogeneo di piatti africani, a partire da quelli meno noti”.
Se, invece, dovessi scegliere il tuo piatto preferito?
“Senza dubbio il NDolé, un piatto della tradizione camerunense a base di foglie amare tipiche dell’area ovest e centrale dell’Africa che perdono questa connotazione una volta lavate, e arachidi.”
Domanda finale per rimanere vicini alle motivazioni che vi hanno spinto ad aprire una gastronomia dedicata alla cucina africana. Da dove è nato tutto?
“Il progetto iniziale era di cucinare in casa, ma le normative erano troppo rigide e nessuna di noi aveva le condizioni richieste. Da questo limite, però, è nata un’opportunità che abbiamo colto al volo per concretizzare la nostra passione culinaria, per avvicinarci a chi non conosce la cucina africana o non si accontenta di scoprire la cucina locale africana solo andandoci sul posto”.
[m.p]


