07.10.2023 – 10.00 – A distanza di 12 anni dal crollo del palco durante il suo allestimento per il concerto di Jovanotti che doveva tenersi al PalaTrieste, una tragedia che costò la vita a Francesco Pinna, uno studente operaio di vent’anni, e dove rimasero feriti altri colleghi di cui sei in maniera grave, la Cassazione ha rimesso tutto in discussione. La Corte suprema ha annullato, infatti, la sentenza di assoluzione a carico di Loris Tramontin, legale rappresentante di Azalea Promotion, accusato di omicidio colposo a seguito del crollo. Il caso è stato rinviato a un’altra sezione della Corte d’appello di Trieste per un nuovo esame sui fatti avvenuti al PalaTrieste nel 2011. Tutto da rifare, dunque, per uno dei processi più dolorosi della storia della giustizia triestina.
Una settimana dopo i drammatici fatti, avvenuti il 12 dicembre 2011, furono emessi 9 avvisi di garanzia ad altrettante persone, quali funzionari e dirigenti di ditte di montaggio. Il processo prese il via al tribunale di Trieste, ma ad essere condannato fu solo Loris Tramontin, legale rappresentante di Azalea Promotion. In primo grado Tramontin è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con la sospensione condizionale, perché – in quanto committente – avrebbe dovuto nominare un coordinatore della sicurezza incaricato di sorvegliare i lavori di montaggio del palco. Due anni fa, nel 2021, la Corte d’Appello di Trieste aveva ribaltato la sentenza, assolvendo Tramontin per non avere commesso il fatto con la motivazione legata al fatto che, la ditta che l’uomo rappresentava, era semplicemente un’azienda di promozione locale e non il committente dell’esecuzione dell’opera.
Nelle ultime ore, però, è giunta l’assoluzione della Cassazione, annullando la sentenza di assoluzione e rimandando a un’altra sezione del tribunale per un nuovo esame dei fatti. «Continuiamo a essere fiduciosi – ha spiegato l’avvocato di Loris Tramontin – perché siamo convinti che Tramontin abbia sempre adempiuto al suo dovere. Sorprende che dopo dodici anni si continui a discuterne. Attendiamo ora le motivazioni della Cassazione».


