27.12.2022 – 09.40 – Le parole di Luca Benvenuti, giovane trentatreenne proprietario dell’enoteca Tutt* , wine bar in via dell’Annunziata 6C a Trieste, imprimono una gran voglia e necessità di cambiamento di sguardo, dalla sfera personale a quella politica.
La sua voce baritonale sottintende quanto l’ascolto sia una componente essenziale nella sua realtà, per stimolare momenti di confronto e crescita reciproca anche a livello lavorativo. Da questo presupposto nasce il suo locale; uno spazio pensato per tutti e tutte, un luogo dove ciascuno può sentirsi in continuità con il prossimo senza sentirsi giudicato. Questo spirito riesce ad incarnare, a partire da una sola parola, una sensibilità politica manifesta?
Com’è nata l’idea di aprire un’enoteca?
Ho aperto il locale il 16 febbraio 2022, Tutt* non ha ancora fatto un anno. Il tutto è nato durante la pandemia, ma in realtà seguivo questo locale già da un po’.
Sono in questo settore da sedici anni e avevo già in mente di aprire qualcosa per me, per stare in pace. Negli ultimi anni, ci sono stati degli intoppi che mi hanno portato a cambiare lavoro ed aprire il mio posto, per poter sviluppare delle idee progettuali che prima non trovavano ascolto. E quando dico prima, intendo nei lavori da dipendente in bar.
La tua più grande delusione nelle tue esperienze lavorative precedenti?
Il rapporto con i titolari, e troppe idee diverse che non trovavano un terreno comune. Non mi era concesso uno spazio decisionale di autonomia. Non mi ero stufato del mio lavoro, ma di chi lo gestiva; mi sono stufato di non poter contare. Un altro fattore è stato sicuramente la paga, il vile danaro.
In questo campo, puoi vivere sereno da imprenditore, a Trieste?
Lo spero. Trieste è una città molto particolare (sorride, ndr), non vorrei usare termini scorretti. E’ molto indietro rispetto a tante altre. Se avessi aperto un locale a Milano sarebbe stato molto diverso; lì sono più aperti, hanno una visione più ampia.
E il nome del locale? Raccontaci qualcosa su Tutt*.
Nasce dalla volontà di non creare una distinzione tra tutte le cose che ci circondano nel mondo. Puntavo ad attirare un pubblico il più eterogeneo possibile, per poter rappresentare un ventaglio delle possibili differenze tra le persone, coinvolgendo giovani ed adulti.
E’ stata, quindi, una scelta rischiosa l’inserimento di questo nome?
Mi chiamavano da Milano per complimentarsi, qui sono più restii alla novità. Bisogna considerare, però, che tante persone si sono liberate, ed ormai escono senza aver paura. E poi ci sono sempre più persone multiculturali che abitano qui.
A Tutt* è affiancata la definizione “Bio wine experience”. Cosa volevi sottolineare?
Tutti i vini sono biologici o naturali: del territorio, con alcune varianti italiane ed africane. Per adesso non c’è un cavallo di battaglia, ci sono tanti vini che vendono bene. Anche le birre sono artigianali, sono prodotte da alcuni ragazzi triestini a Sgonico.
Le buone bevute sono legate a buoni prodotti, da qui deriva l’idea del locale: star bene e vivere bene. E’ chiaro che si parla sempre di una delle droghe possibili, ma bere un buon calice è un piacere e va riconosciuto.
Immagino, poi, che i rischi in questo lavoro siano tanti.
Luca sorride, sdrammatizzando (ndr). E’ sufficiente un’influenza per far chiudere il locale ed avere gli incassi a zero. Per non parlare di un’altra pandemia. Ce ne sono a valangate di possibili rischi. Nonostante ciò, consiglierei ad un giovane di buttarsi in quest’esperienza.
Un consiglio spassionato ai giovani?
L’esperienza sul campo per capire come funziona l’ambiente fa la differenza, e poi trovare qualcuno a cui affidarsi: delle persone giuste che possano accompagnarti passo passo nella crescita del locale. Può suonare strano, ma anche un buon commercialista serve.
Il futuro, per chiudere il cerchio, ti spaventa?
Cerco di guardare in prospettiva. Da un lato, se il il Comune riuscisse a concedermi qualche posto fuori al locale sarebbe perfetto, per adesso stiamo vivendo una situazione particolare. D’altro canto, spero di aprire altri locali, magari un franchising, combinando un posto per la mattina, o ancora – nelle sua complicanza triestina – per la notte.
[m.p]


