Marijuana legale. La Germania ci prova, l’Italia ne parla e intanto gira quella ‘forte’

03.11.2022 – 09.16 – Chissà se, per davvero, una delle prime battaglie che Giorgia Meloni dovrà affrontare ora che il nuovo governo è operativo sarà quella con la cannabis: un tema popolare nel paese, fra le basi elettorali, in modo bipartisan. Una nuova regolamentazione sulle droghe leggere, per anni bandiera del Partito Radicale di Marco Pannella, è stata richiesta già più volte nel corso degli ultimi anni; anche se non c’è modo di definire la cannabis droga leggera o droga pesante (a determinarne l’effetto e le conseguenze è la concentrazione di THC, il suo principio attivo psicotropo), Fratelli d’Italia si è finora dichiarato, come partito, contrario alla legalizzazione, sottolineando anche recentemente i rischi economici e sociali che una liberalizzazione di queste sostanze potrebbe portare. Ora, però, correnti sotterranee provano a ipotizzare un maggior rilassamento di questa posizione severa. La novità che potrebbe mettere Meloni di fronte a un nuovo fuoco di fila di richieste dei consumatori arriva dalla Germania, dove il ministro della Salute, Karl Lauterbach, ha presentato al governo di Olaf Scholz proprio un piano di liberalizzazione teso a controllarne il mercato e con l’intenzione di fare “da modello all’Europa”; pesante o leggera che sia, business is business.

Il piano di Lauterbach ha già il sostegno del governo tedesco di centrosinistra, e prevede che la cannabis e il tetracannabidiolo – il THC – non siano più classificati come narcotici: una notizia bomba. Con l’eventuale approvazione della proposta di legge, in Germania, seconda nazione dopo Malta, l’acquisto e il possesso in questo caso di fino a 30 grammi di sostanza sarebbe libero per chi è maggiorenne e la coltivazione privata non massiva (tre piante a testa) verrebbe anch’essa consentita, riservando a negozi speciali e farmacie la vendita ed escludendo Internet, ritenuto troppo accessibile soprattutto ai minori. Non tutti i tedeschi sono d’accordo, e ci sono diverse problematiche legali da definire soprattutto da un punto di vista di diritto internazionale: la Germania, nazione grande e cuore dell’Unione Europea, potrebbe diventare di colpo il più grande mercato di cannabis legale del mondo, spostando ulteriori nazioni UE verso cambiamenti in questo senso e facendole aggiungere al novero di quelle che hanno già legislazioni favorevoli (come il Lussemburgo, naturalmente l’Olanda e la Spagna). Secondo Lauerbach, che ha sottolineato come la tendenza al consumo della cannabis sia fortemente cresciuta negli ultimi anni favorendo il mercato nero e la criminalità, il varo della nuova legge (che non piace ai farmacisti) potrebbe essere possibile nel 2024, facendo cessare anche tutte le attività investigative e i processi in corso. Non mancherebbe naturalmente una tassa sul consumo tesa anche a finanziare le attività di comunicazione (la pubblicità di sostanze contenenti THC sarebbe proibita) ed educazione all’uso sano nonché quelle di prevenzione a tutela dei più giovani. Certamente un problema sociale, quindi, ma da affrontare, secondo il governo tedesco, in maniera diametralmente opposta a quella italiana, evitando trappole come quella in cui sarebbe caduta l’Olanda, che punisce la produzione in proprio ma permette la vendita consegnando così i coffee shops proprio nelle mani della criminalità organizzata.

Sugli effetti della cannabis si è detto tutto e il contrario di tutto; rimane comunque il rischio che una eventuale legalizzazione si ponga al di sopra del diritto pubblico alla salute, dato che l’utilizzatore abituale – quello che si fa una canna ogni giorno e continua o ha continuato per anni – a seconda del tipo di sostanza che usa (e della composizione della quale non è sempre consapevole) rischia la dipendenza e di vivere in uno stato costante d’alterazione della percezione, con frequenti sbalzi d’umore immotivati che possono portare a condizioni di paranoia e disorientamento. Un rischio per la salute e un rischio sociale; una scommessa sul futuro dei consumatori che si è già rivelata fallimentare negli Stati Uniti, dove in quasi tutti gli stati (in particolare in California, dal 2016) negli ultimi dieci anni la legislazione è stata resa meno severa fino alla liberalizzazione o quasi. Gli effetti sono stati disastrosi soprattutto fra i più giovani, caduti nell’abitudine d’uso non dello ‘spinello’ per come lo conosciamo, ma di moderna ‘erba’ ad alto contenuto di THC (fino quasi al 90 per cento: ne sono state immesse sul mercato più varianti, mentre il classico ‘spinello’ naturale si fermava al 5 per cento). E anche la cannabis per uso terapeutico negli Stati Uniti è finita per essere, purtroppo, usata anche per il mal di testa diventando un cavallo di troia che porta poi a quella più forte. Deja vù con gli oppiacei, spinti da industrie che mirano al profitto; e per quanto riguarda il controllo dell’ ‘erba’, sono miliardi di dollari ogni anno incamerati dagli Stati stessi – un po’ come per il monopolio del tabacco o dell’alcol. Se le leggi cambieranno ammorbidendosi in via generalizzata anche in Europa, quindi, si dovrà fare il conto con il rischio di pensare di star liberalizzando qualcosa che non esiste più, proprio lo ‘spinello’ – un ricordo di anni passati – finendo invece col permettere la circolazione di una vera e propria nuova droga contemporanea pensata, dai produttori, per i ragazzi, e gestita dallo Stato. Nel Colorado, fra il 2014 e il 2018, la ‘maria’ è stata trovata nel corpo del 30 per cento dei ragazzi fra i 15 e i 19 anni morti per suicidio.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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