20.04.2022 – 08.01 – Una dichiarazione a tutela degli scienziati e dei ricercatori “a rischio, migranti e rifugiati“: volta a sollecitare istituzioni, imprese e governi nella comune tutela di competenze e ricerche che altrimenti andrebbero smarrite. Parte da Trieste l’appello, nella cornice dell’iniziativa “Science in Exile” (https://scienceinexile.org/), finalizzato a valorizzare la figura dell’accademico in fuga: dalla tragedia naturale, dalla persecuzione politica, dalla guerra. Due organizzazioni internazionali su tre sono infatti originarie di Trieste; e sono The World Academy of Sciences (UNESCO-TWAS) e la InterAcademy Partnership (IAP). Ha invece sede a Parigi la terza organizzazione, la International Science Council (ISC).
Intitolata “Supportare gli scienziati a rischio, migranti e rifugiati” col significativo sottotitolo “un appello all’azione“, la dichiarazione assume particolare significato nel contesto del conflitto Russia-Ucraina e in un biennio di continue crisi (sanitarie, politiche, economiche) tali da generare uno tsunami umano di 84 milioni di rifugiati nel solo 2021, secondo le stime al ribasso dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).
La dichiarazione prevede sei impegni nei confronti degli scienziati in esilio che possiamo riassumere nella salvaguardia delle ricerche che avevano condotto; nella loro protezione, nel loro reintegro all’interno delle strutture scientifiche, con l’obiettivo anche di sensibilizzare i colleghi su questa tematica; nello sviluppo di meccanismi volti al riconoscimento degli standard accademici degli scienziati in fuga; nella protezione delle giovani generazioni dei ricercatori; e infine nella ricostruzione del sistema scientifico nazionale distrutto nel paese di origine. La dichiarazione ha raccolto finora un ampio sostegno, con la firma di 15 organizzazioni; ma la presentazione ufficiale agli enti e ai governi mondiali avverrà proprio oggi, il 20 aprile.
“Il Rapporto dell’Unesco sulla Scienza, pubblicato nel 2021, sottolinea come la comunità
internazionale debba impegnarsi per garantire che le competenze e la formazione degli
accademici e scienziati migranti e rifugiati non vadano sprecati, e che gli scienziati
conservino e sviluppino le loro competenze, per il loro bene, ma anche per quello dei
paesi di origine e dei paesi ospitanti”, ha evidenziato il Presidente di UNESCO-TWAS,
Mohamed Hassan, dal Sudan.
“Oggi, insieme a decine di scienziati e organizzazioni in tutto il mondo, riaffermiamo la
nostra visione comune: costruire un movimento internazionale che favorisca la
protezione di questi accademici, con l’obiettivo ultimo di migliorare la scienza e
contribuire allo sviluppo dell’umanità”, ha aggiunto Sir Richard Catlow, Co-Presidente
di IAP ed ex-Segretario agli Esteri della Royal Society UK.
Sua Altezza Reale Principessa Sumaya bint El Hassan, Ambasciatrice dell’UNESCO e
relatrice nell’evento di Science in Exile del 20 Aprile, ha sottolineato che: “La
scienza rappresenta una risorsa comune a tutta l’umanità, che può contribuire a
ricostruire e migliorare le comunità, l’economia e l’ambiente. Proteggere le comunità
scientifiche che sono state danneggiate nelle regioni del mondo in crisi risulta essenziale
per favorire un processo di recupero e di ricrescita”.
“Quante organizzazioni scientifiche, università, enti finanziatori e governi sono
consapevoli del valore di questo capitale umano? Del fatto che gli scienziati a rischio,
migranti e rifugiati, creano valore e lo apportano ai paesi ospitanti e allo sviluppo in
generale, oltre ad avere un ruolo nella ricostruzione e nella promozione della pace nei
paesi d’origine. Quante organizzazioni sono consapevoli del fatto che dovrebbero
sostenere pienamente i programmi che forniscono supporto a questi scienziati?
Dobbiamo tutti capire che aiutare questi scienziati non è solo un dovere come essere
umani, ma è fondamentale per promuovere e salvaguardare lo sviluppo della comunità
scientifica nazionale, internazionale e regionale”, ha affermato Saja Al Zoubi, studiosa
siriana della Saint Mary’s University, in Canada, e membro del Comitato Direttivo
di Science in Exile.
“Il conflitto in corso in Ucraina ci ricorda la tragedia umana della guerra e delle
migrazioni forzate, e che interrompere carriere e studi può avere conseguenze di lunga
durata a livello globale per la ricerca scientifica. Dobbiamo agire insieme per aiutare gli
scienziati a rischio, migranti e rifugiati a crescere”, ha affermato Sir Peter Gluckman,
presidente dell’ISC.
[z.s.]


