08.12.2021 – 09.02 – Lo storico Teatro Romano di Trieste conoscerà a breve una radicale opera di riqualificazione volta a permettere ai cittadini di visitarlo attivamente, trasformandolo da monumento panoramico, da osservare passivamente, a luogo in cui poter “entrare” e “far proprio” il tessuto tergestino d’epoca romana.
Il progetto di recupero, reso possibile da fondi governativi, è stato illustrato dal funzionario architetto Manuela Del Monte e dal funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio – Friuli Venezia Giulia Paola Ventura durante la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Archaeological Tourism Exchange a Paestum.
Il Teatro è tradizionalmente luogo di esibizioni sportive e teatrali, frequentemente oggetto di forte interesse da parte delle associazioni locali; e lo stesso manufatto è stato oggetto di un continuo restauro. D’altronde è noto come l’attenzione governativa verso il passato classico greco-romano è tradizionalmente maggiore rispetto al tessuto urbano sette/ottocentesco. Si tratterà di un intervento duplice che affiancherà all’inserimento di un percorso per le visite all’interno del teatro, volto all’inclusività verso i più piccoli e le persone con disabilità, un’opera di scavo e ricerca archeologica.
La “bibbia” di riferimento sono le cosiddette “PEBA“, ovvero le linee guida per la redazione di un Piano di eliminazione delle barriere architettoniche nei musei, complessi monumentali, aree e parchi archeologici (ai sensi della L. 41/86 art. 32 c. 21, L. 13/89 art. 2, DPR 132/2013).
La dott.ssa Elena Calandra, Direttrice dell’Istituto Centrale per l’Archeologia presso il MiC, ha osservato che “da semplice monumento da vedere inserito nella maglia urbana il teatro ha iniziato a essere utilizzato dagli anni Novanta” venendo così “destinato alla fruizione del pubblico”. Tradizionalmente vi è sempre stata una “azione di forte tutela del monumento”, ma si vuole ora migliorarne la fruizione, considerando che “un monumento difficilmente vive di per sé stesso”. La struttura infatti “deve sentire la partecipazione e la presenza umana, purchè nei limiti della correttezza”; un tempo, in epoca romana, “era il teatro della città” e ora simbolicamente deve ridiventarlo.
Secondo il funzionario Paola Ventura molti triestini, durante le visite guidate, esclamano che “è la prima volta che metto piede in questo teatro”; a conferma di quanto il monumento rimanga inaccessibile, in quanto “non c’è mai un’apertura regolare o programmata”. Tra le tante problematiche connesse all’attuale stato del teatro occorre segnalare l’allagamento verificatosi nel 2014 e soprattutto l’acustica, in quanto il Teatro si rivolge direttamente alla strada dove transitano auto e camion.
Il progetto, illustrato dall’architetto Del Monte, prevede di demolire un piccolo edificio accessorio a lato del Teatro, a pochi metri dal parcheggio sotterraneo; in questo modo si conseguirà il duplice obiettivo di “indagare queste aree” e nel contempo, alla fine degli scavi che si spera rivelino nuovo materiale archeologico, di ricavare uno spazio aggiuntivo per gli edifici ausiliari.
Il progetto che s’intitola “Restauro, Consolidamento, Sicurezza, Adeguamento e Abbattimento delle barriere architettoniche” si muoverà sulla base dell’inclusività come parola chiave. Il Teatro infatti “sarebbe un luogo facilmente accessibile a patto di alcune accortezze”. Verranno rifatte le balaustre, considerate troppo basse; inserito un percorso di passerelle che permettano di visitare l’edificio in sicurezza; verrà realizzato un nuovo palco ligneo affinché il Teatro ospiti a ciclo continuo spettacoli ed eventi (palco che dovrebbe aiutare anche sul fronte dell’acustica stradale); verrà infine rifatta l’illuminazione.
Con una seconda tranche di finanziamenti verrà costruito, post scavi, un nuovo edificio di piccole dimensioni a destra del Teatro dove tenere conferenze, lezioni e riunioni e dove troveranno sede gli spogliatoi per gli attori e i servizi igienici per i visitatori.
[z.s.]


