15.05.2021 – 09.16 – “Israele fa una politica infame”: non si spengono gli echi delle parole di Moni Ovadia, e soprattutto, nel Medio Oriente, non si spegne il conflitto. La “cupola di ferro”, l’ “Iron Dome” che difende Israele dalle minacce dei suoi nemici, è tornata agli onori della cronaca in questi giorni dopo che le fortissime tensioni con i palestinesi di Hamas hanno fatto divampare di nuovo un fuoco che vive da più di un secolo: un conflitto del quale si sa e si comprende ormai tutto, tranne la vera ragione, e che non sembra destinato a trovare soluzione. “Iron Dome” è un sofisticato sistema antimissile, o più propriamente anti minaccia, capace di arrestare quasi qualsiasi genere di attacco proveniente dal cielo con un’efficacia fra l’80 e il 90 per cento; e negli ultimi giorni, ha fatto gli straordinari, venendo immortalato in azioni diurne e notturne.
Una unità “Iron Dome”, arma progettata e realizzata da Rafael (le parti attive) ed Elta (il radar), può intercettare missili, razzi, proiettili d’artiglieria (cannonate) sparati da una distanza fra i 5 e i 70 chilometri circa, e più in generale, entro certi parametri, qualsiasi cosa stia in aria: l’unità è molto mobile e viene trasportata su un camion (ne esiste una versione navale). Ogni batteria ha tre lanciatori armati con 20 missili intercettori, per un totale di 60 lanci per batteria. Ciò che rende le batterie del sistema di difesa “Iron Dome” così efficaci contro il tipo di minaccia che Israele si trova in questi giorni ad affrontare è il loro essere integrate fra loro in un sistema che diventa in grado di tracciare la traiettoria della minaccia in arrivo con precisione elevata e determinare se il suo bersaglio è un’area urbana: solo se esso viene confermato, dall’intelligenza che lo controlla, come “da difendere” (una città, un villaggio, un’area popolata o un obiettivo strategico) il “Dome” si attiva e cerca di intercettare l’attacco. I video diffusi in questi giorni mostrano chiaramente il sistema di difesa colpire e distruggere, senza ombra di dubbio, i razzi di Hamas mentre sono ancora in aria. Il sistema, grazie alle sue capacità, ha attratto l’interesse di acquirenti esteri, primo fra tutti gli USA, storico alleato. La “cupola” di Israele è effettivamente capace, quindi, di salvare vite umane: può difendere con altrettanta efficacia, in termini più ampi, un paese dal pericolo di attacchi più estesi?
Qui la questione cambia, e molto. L’efficienza del “Dome” è innegabile, ma la sua efficacia può stare più in un’operazione di immagine, per Israele, che una reale difesa: “Iron Dome” mostra infatti al mondo un paese che, pur piccolo, è estremamente deciso e temibile (l’eterno Davide contro Golia). Uno stato che non teme i suoi nemici, e che può, grazie alle sue capacità e alla sua tecnologia, vincere e soprattutto difendersi. Una questione psicologica: del resto non sarebbe certo la prima volta né sarà l’ultima, Ronald Reagan vinse la Guerra Fredda – dopo aver rischiato, nel 1983, di farla diventare calda, anzi caldissima – vendendo bene qualcosa che non esisteva, lo SDI o “Guerre Stellari”. E dando con esse quell’ultima, forte spinta a un’URSS già sull’orlo del baratro economico, in cui poi cadde complice Chernobyl (che della paura di un attacco dell’Occidente fu in parte una conseguenza). “Iron Dome” è infatti costosissima: ciascuno dei suoi missili intercettori (si è detto che una batteria ne impiega 60) ha un costo equivalente fra i 40 e i 50mila dollari, mentre un razzo di Hamas ne può costare mediamente un migliaio. Facile quindi fare il calcolo; e se il “Dome” non funziona senza tecnologia di prim’ordine, e mezzi avanzatissimi, i razzi palestinesi spesso sono fatti a mano e possono anche partire da una rotaia saldata su un autocarro, un po’ come le “Katyusha” di Stalin (che proprio per questo terrorizzavano i generali tedeschi). Né, d’altra parte, l’ “Iron Dome” potrebbe essere efficace di fronte a minacce di tipo diverso, come quelle rappresentate dagli eserciti delle grandi potenze: un battaglione d’artiglieria cinese o russo potrebbe essere in grado di lanciare in una ventina di secondi più di 700 razzi, ben più temibili di quelli di Hamas, e la “cupola” si saturerebbe. E un missile balistico di nuova generazione o un supermissile da crociera (i missili ipersonici da Mach 5, del quale si dice la Russia sia già in possesso, dotabili di testate nucleari miniaturizzate per uso tattico) allo stesso modo non potrebbero essere arrestati dal sistema di difesa israeliano. Israele, con il suo sistema, può quindi secondo gli analisti militari proteggersi efficacemente solo contro organizzazioni proprio come Hamas o Hezbollah, oppure contro l’Iran. Una buona operazione di marketing, quindi, del resto pienamente comprensibile; resta da vedere per quanto, vista la spesa, e considerato che quando si tratta di guerra raramente il risparmio di vite umane è il fattore più importante. Si tratta insomma di capire per quanto il gioco (economico) possa riuscire a a far valere la candela, a meno che non si sia in un’ottica di chiusura definitiva della partita dei territori occupati. La politica che a Ovadia non piace.
[r.s.]


