22.03.2021 – 09.35 – Il settore del fitness è sicuramente uno dei più colpiti, in questo periodo di pandemia. Da più di un anno infatti, nonostante le richieste da parte del Governo, per l’adeguamento degli spazi e l’applicazione delle norme per il distanziamento e la sanificazione che hanno richiesto non poche spese da parte dei titolari di palestre e piscine, ad oggi nulla si sa in merito ai tempi per le riaperture di attività che ormai sono al collasso in molti casi. Roberto Bolelli, delegato regionale dell’Associazione Nazionale Impiantistica Fitness e Sport e delegato provinciale Asi, afferma: “Quello che ci sta preoccupando, a parte il fatto della situazione di stallo nell’attesa degli indennizzi, limitati soltanto all’attività commerciale delle palestre, è il problema grave dell’applicazione di una nuova norma di cui nessuno parla, compresa nella riforma dello sport.
Di fatto, la legge imporrà a partire dal prossimo settembre, costi molto elevati. La norma parla della regolarizzazione dal punto di vista pensionistico, per quanto concerne gli istruttori. Nell’arco di quattro anni dovremo aumentare gli emolumenti di un 35 percento. In più si danno limitazioni sul lavoro dei personal trainer che non potranno più lavorare, senza la laurea in scienze motorie. Questa mazzata, in un periodo normale sarebbe stata vista addirittura come un bel passo in avanti, nel riconoscimento dei diritti di tutti gli operatori del settore. Ma ora, significa per molti ricevere la spinta definitiva nel baratro del fallimento. Lo sport in Italia poggia sull’attività delle Associazioni e società sportive: se queste muoiono, muore lo sport nel nostro Paese. Abbiamo riaperto in maggio 2020 e richiuso in ottobre, periodo in cui abbiamo dovuto giustamente pagare i voucher a chi aveva abbonamenti non usati in periodo di lockdown, e ci siamo adeguati alle richieste del Governo. Fino a settembre abbiamo lavorato per pagare il pregresso”.
Bolelli chiede che si arrivi prima possibile alla riapertura secondo le ferree indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, per cui le palestre si sono già ampiamente attrezzate. “Noi siamo fabbriche di salute. Stare a casa – conclude Bolelli – implica aggravi psicologici e fisici: tornare a fare attività fisica significa potersi rimettere in piedi. E la questione non riguarda soltanto i giovani: ho ricevuto qualche giorno fa, la richiesta da parte di persone addirittura intorno agli ottanta, abituate a muoversi, disperati per la mancanza di esercizio”.
m.v.


