05.07.2020 – 16:00 – Non sono pochi i calciatori triestini che nel corso delle epoche sono riusciti a scrivere importanti quanto gloriose storie nel calcio italiano ed internazionale. Basti pensare ai due più grandi come Nereo Rocco o Cesare Maldini, legati indissolubilmente alla storia del Milan, ma anche Antonio Sessa, Piero Pasinati, Guglielmo Trevisan, fino ad arrivare ai più giovani Dario Hubner o l’attuale Amministratore Unico dell’US Triestina Calcio Mauro Milanese. Ma ce n’è uno che vuoi per non aver mai indossato la maglia rossoalabardata, vuoi per la sua prematura scomparsa, raramente viene citato tra i grandi atleti giuliani che hanno portato con orgoglio il nome di Trieste sui campi di calcio del mondo. Stiamo parlando di Giorgio Ferrini, centrocampista classe 1939, bandiera del Torino e campione con la Nazionale Italiana all’Europeo del 1968. Soprannominato ‘’Diga’’ per le sue spiccate doti di incontrista e per quanto faceva penare gli avversari nel portargli via il pallone dai piedi, fu impiegato spesso anche sulla fascia assumendo il ruolo di interditore.
Ferrini, ha iniziato la sua carriera militando nelle giovanili del Ponziana, storica compagine binacoazzurra acerrima rivale della più blasonata Triestina, nella quale si è fatto notare per le sue eccellenti doti calcistiche dai vertici del Torino i quali, nel 1955, decisero di portarlo all’ombra della Mole Antonelliana per fargli indossare la gloriosa maglia granata. Nel 1957 ha partecipato ad un provino indetto dal tecnico federale Giuseppe Galluzzi, alla ricerca di giovani talenti per migliorare la qualità della rosa della Nazionale.
Nel 1958, è stato ceduto in prestito al Varese Calcio, con la quale ha disputato una stagione personale di assoluto rispetto, contribuendo con le sue reti a scongiurre la retrocessione tra i dilettanti dei biancorossi lombardi.
Rientrato a Torino nella stagione 1959/60, con 38 presenze e 3 reti, è stato tra i protagonisti della promozione in massima serie dei granata. Nella stagione 1960/61, Ferrini è stato confermato come tassello fondamentale della formazione titolare del Toro e, grazie alla sua grinta e alle sue reti, il Torino di capitan Enzo Bearzot, ha conquistato un importantissimo 12° posto in classifica. Ferrini, con il club torinese, vi è rimasto per sedici stagioni, diventando uno dei giocatori con più presenze in Serie A, (Giorgio Ferrini 405, Paolo Maldini 647, Gianluigi Buffon 648) con 39 gol realizzati, ed in assoluto, 566 presente tra Campionati, Coppa Italia e Coppe Europee, con 56 gol in totale.
La sua ultima gara di calcio giocato è stata un Napoli-Torino (1-0) tenutosi il 22 Giugno 1975. Appesi gli scarpini al chiodo, l’anno seguente ha ricoperto il ruolo di vice allenatore della compagine granata. A pochi mesi dal suo insediamento sulla panchina del Toro, Ferrini è stato colpito due volte da emorragia cerebrale. Nonostante due operazioni chirurgiche, il campione giuliano è scomparso l’8 Novembre 1976 all’età di appena 37 anni. Oggi, è sepolto nel piccolo cimitero di Pino Torinese (TO).

Ferrini e la Nazionale:
Giorgio Ferrini ha indossato per sette volte la maglia azzurra. Tra le sue più importanti apparizioni ricordiamo il torneo olimpico di Roma 1960, nel quale disputò 3 gare; contro la Cina (4-1), contro il Brasile (3-1), la semifinale contro la Jugoslavia, terminata 1 a 1 e vinta dagli slavi con il sorteggio della monetina, e la prima delle due sfide della finale dell’Europeo 1968 giocata nuovamente contro la Jugoslavia, l’8 Giugno del 1968.
Le Olimpiadi di Roma 1960:
Per partecipare ai Giochi Olimpici di Roma 1960, i tecnici federali capitanati dal trevigiano Giuseppe ”Gipo” Viani e dal nostrano Nereo Rocco, selezionò un gruppo di talentuosi giovani calciatori under 21 come: Alfieri, Burgnich, Noletti e Trebbi ma anche Fanello, Salvadore, Trapattoni, Tomeazzi, Tumburus, Rossano, Rivera e Bulgarelli; tra i mediani, Ferrini.

L’esordio del ponzianino con la maglia azzurra fu piuttosto dolce, grazie ad un Italia-Cina, vinto per quattro reti ad uno sul terreno dello Stadio San Paolo di Napoli, con i gol di Gianni Rivera (doppietta), Giovanni Fanello e Ugo Tomeazzi. Il match successivo, contro i campioni del mondo in carica del Brasile, si rivelerà tutt’altro che ostico; grazie ad un gol di Rivera e ad una memorabile doppietta di Rossano, la Nazionale italiana avrà la meglio sui ragazzi di Vicente Feola, battendoli per 3 a 1. Proprio in quella partita, il giovane Ferrini avrà modo di mettersi in mostra, sostituendo l’infortunato Bulgarelli, guadagandosi l’appellativo di ”Golden Boy”, il ragazzo d’oro.
Battendo Cina e Brasile, l’Italia si è guadagnata il pass per accedere alla semifinale del torneo di calcio olimpico. Ora l’avversario da battere era l’armata Jugoslava. Dopo 90 minuti a reti bianche, la formazione slava passò in vantaggio con una rete di Galic nel secondo tempo supplementare. Il talento di Rivera brillò ad intermittenza, Rancati ce la miste tutta per buttarla dentro ma, al minuto 107, Ferrini scattò sulla fascia e, crossando per Paride Tumburus, ha permesso al bomber aquileiese di calciare la sfera in porta, beffando il portiere jugoslavo e riequilibrando il parziale. La gara terminò nuovamente con un pareggio e, non esistendo ancora la lotteria dei calci di rigore, si decise di assegnare il destino dell’incontro alla sorte, con il lancio di una monetina.
L’Italia scelse, testa; uscì croce. Terminò così la cavalcata azzurra alle Olimpiadi di Roma 1960. Nei giorni successivi, dopo un’altra buona prestazione, la Nazionale Italiana perderà anche la finale per il terzo posto contro l’Ungheria accontentandosi di mettere in bacheca un tanto misero quanto combattuto quarto posto.

Il calcio italiano uscì fortemente provato da quella immeritata e beffarda sconfitta; ma non tutti i mali vennero per nuocere. L’anno seguente, infatti, le società calcistiche del nostro paese in sinergia con la federazione presero la palla al balzo per riformare il calcio italiano, orientando strategie e moduli di gioco verso concezioni più moderne ed adeguate alla prestanza fisica dei nostri giocatori i quali, a partire dagli anni ‘60, dovettero iniziare a fare i conti con quella di granlunga maggiore dei colleghi stranieri.
Ritornando al nostro Giorgio Ferrini, per lui, la sconfitta olimpica fu meno dolorosa in quanto nella stagione successiva, diverrà titolare della formazione granata assumendo addirittura il ruolo di capitano.

Concludiamo il nostro viaggio alla scoperta del ponzianino con un emozionante aneddoto raccontato dal suo collega ai tempi del Torino, Paolo Pulici il quale, parlando di Ferrini alla ”Gazzetta” disse: ‘’Nelle mie prime partitelle d’allenamento con la prima squadra del Toro, venivo sempre marcato da Giorgio Ferrini il quale, per obbligarmi a tenere i gomiti alti, mi riempiva di pugni ai fianchi. Un giorno non ce la feci più e con un gomito troppo alto colpii Giorgio al naso facendolo sanguinare copiosamente. Lui allora mi disse: “Adesso sì che sei del Toro”.’’
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