30.03.2020 – 08.30 – Il decreto legge “Cura Italia” ha stabilito, nell’ambito dei porti italiani, la sospensione delle tasse di ancoraggio, del pagamento dei canoni demaniali e il differimento dei diritti doganali per le operazioni svolte nella seconda metà di aprile 2020. Nonostante un indennizzo di 13,6 milioni, si tratta di un duro colpo per la portualità e la logistica italiane, considerando come nel frattempo siano anche scomparsi i proventi del traffico crocieristico, così come il traffico dei passeggeri via traghetto tra le isole. Il traffico merci sopravvive per i beni essenziali, sebbene ridimensionato a seconda delle compagnie di spedizioni.
Proprio per riequilibrare queste misure a favore di operatori portuali e armatori, le Autorità di sistema portuale italiane hanno scritto alla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, onde chiedere un “ristoro di bilancio” capace di equilibrare le entrate perse.
È stato inoltre richiesta una sospensione della norma sui tagli lineari di spesa, altrimenti destinata a “danneggiare” anche i servizi di beni essenziali.
La proposta però forse più originale di Assoporti è stata di trasformare i sedici presidenti delle Autorità in commissari straordinari, sull’esempio i quanto già avvenuto con il ponte Morandi a Genova.
La proposta di Assoporti, dello scorso mercoledì 25 marzo 2020, ha però incontrato scarso successo: sulla sospensione dei tagli il ministero ha sottolineato come la fase emergenziale impedisca di assumere decisioni sul tema e di come si tratti in primis di “sburocratizzare”.
Sul giornale PortNews, successivamente riportato da Il Secolo XIX, il sottosegretario ai Trasporti, Roberto Traversi, ha rigettato l’idea di un “modello Genova”.
Si potrebbe invece valutare un “modello Taranto“, ovvero la presenza di un commissario straordinario per ciascun porto. Assoporti aveva stimato, nel caso le proposte venissero accettate, un rilancio di investimenti pari a un miliardo di euro.
[z.s.]


