Cani, gatti e Coronavirus. Il pericolo d’infezione c’è o non c’è?

08.03.2020 – 09.12 – Tutto parte dalla notizia che rimbalza ancora fra un media e l’altro e riappare, per poi scomparire di nuovo: cani, gatti e Coronavirus. C’è rischio? Dopo l’episodio del cane messo in quarantena ad Hong Kong in quanto risultato infetto, che cosa ne sappiamo della trasmissione del virus da uomo ad animale domestico, è stata definitivamente esclusa come possibilità?

Cani e gatti hanno già, e come noi non ne sono felici, i loro Coronavirus, che sono diversi da Covid-19 – come il Coronavirus canino e la FIP o peritonite infettiva felina. Possono causare in loro importanti malattie, incluse quelle respiratorie: nei gatti, in particolare nei cuccioli, possono avere esito fatale. Nessuno di questi Coronavirus animali è trasmissibile all’uomo, e sono molto diversi dal Covid-19. Non ci sono prove sufficienti per dire né che il Covid-19 possa risultare infettivo per gli animali domestici – c’è stato un risultato debolmente positivo nel citato cane di Hong Kong, che ha destato allarme, ma non è stato seguito da sintomi respiratori e potrebbe trattarsi di contaminazione e non di infezione: il suo padrone era malato e l’animale potrebbe aver semplicemente raccolto il virus. Per escludere la possibilità definitivamente, però, è presto; è improbabile, comunque, che i cuccioli che ci fanno compagnia possano costituire per noi un pericolo. L’OMS e il CDC hanno comunque raccomandato di evitare i contatti con gli animali domestici nel caso le persone che stanno loro accanto siano malate, e di lavarsi sempre le mani, perché cani e gatti possono essere portatori di Escherichia Coli e Salmonella, e questi sì che sono sicuramente trasmissibili.

La possibilità di trasmissione da uomo ad animale del Covid-19, anche se non esclusa, risulta quindi attualmente remota ed è oggetto di studi ulteriori. La maggior causa di infezione da Covid-19 rimane il contatto diretto fra persona e persona attraverso la trasmissione a distanza ravvicinata di fluido contenente il virus: le goccioline di saliva, emesse con la respirazione. Come ha sottolineato la comunità scientifica, l’effetto psicologico di rimuovere un animale da compagnia dalla casa del malato potrebbe essere estremamente superiore al rischio costituito dalla malattia stessa; in questo momento in cui le normative messe in atto di fatto tendono a separarci l’uno dall’altro impedendo il sostegno reciproco e l’incontro, l’affetto dell’animale potrebbe essere, in qualche caso, l’unica cosa che resta. Inoltre, una eventuale ondata di paura legata a possibilità d’infezione portata dai nostri piccoli amici potrebbe spingere all’abbandono dell’animale, e anche questo potrebbe diventare un incubo, e va evitato in tutti i modi. Del resto è ciò che l’OMS ha ripetuto da subito e continua a ripetere: più che dal punto di vista sanitario, il Covid-19 preoccupa, e molto, da quello sociale ed economico. Ripercussioni che ci porteremo dietro per lungo tempo, anche dopo che la malattia sarà diventata un ricordo; meglio tenere i nostri animali vicini a noi.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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