21.1.2020 – 14:47 – La vista di quelle cupole blu ha da sempre attirato la mia attenzione, mai rappresentate con quella angolazione dello sguardo, con quei tetti rosso scarlatto sulla destra e poi il cielo di quel colore grigio plumbeo; davano un aspetto quasi reale a quell’immagine sullo schermo del mio smartphone.
Attratto da quel dipinto, quindi, ci clicco sopra ed entro nel profilo Social; subito mi attrae un’altra opera, “Take me to the place I love” (letteralmente: portami nel posto che amo), raffigurante delle pale di fichi d’india di un verde quasi smeraldo, su un fondo di un cielo blu che solo nella mia terra natia ho visto, la Sicilia. I colori forti e i soggetti suscitano in me la curiosità di chiedere cosa avessero in comune tra di loro, e cosa ha portato a dipingere l’autore quei due quadri; in me, ispirano amore per la città in cui sono cresciuto e vivo e nostalgia per le mie radici. È stato così che ho conosciuto Giulia Crimaldi.
Adesso sono qui, proprio in casa di Giulia, tra i dipinti che danno sfoggio alla sua arte, dove mette in risalto immagini con colori cangianti e saturi, siano esse nature morte o ambienti e luoghi che attraggono i suoi occhi; con maestria, le mette sulla tela con assoluta precisione, fino a renderle di un realismo sconcertante. È stata definita anche ‘pittrice figurativa’, e poi parallelamente ‘cacciatrice di effetti fotografici legati ad un evidente ed istintiva ricerca impressionista’. Continuando fra i suoi quadri, mi racconta di lei: di quando fin da piccola passava delle ore sola a riordinare oggetti, ritagli di pezza e lana dando sfogo alla sua creatività, facendo oggetti di utilità quotidiana, come le ciabatte che dopo pochi giorni di utilizzo si sfaldavano ma la rendevano felice. Crescendo, oltre agli studi di indirizzo tecnico, ha perfezionato sempre più la sua abilità creativa frequentando corsi artistici e approfondendo la sua conoscenza con la materia. Quando, un giorno, ha smesso la sua professione, per crescere i figli e dedicarsi completamente a loro, ha iniziato anche a passare pomeriggi interi osservandoli nei loro giochi e loro movimenti, e nei momenti di delicata tenerezza, come quando dormivano, per poi ritrarre in carboncino il loro sonno, incantata delle loro tenere movenze e posizioni assunte.
Poi, anche da questo, la passione per la pittura ad olio, approfondendo la materia con altri studi e frequentando la scuola dei maestri Ivano e Gabriele Bonato. Dipinge da prima dei ritratti e paesaggi, poi le sue nature morte: un’esplosione di colori messi su tela con meticolosa attenzione per particolari, stesi con pennellate sicure, quasi scivolando nel fotorealismo. Ma, detto da lei, non lo è; mi dice: “dipingo la realtà con l’intento di perfezionarlo e modificarlo a mio piacimento rendendolo preciso, ma non reale”.
Li noto alle pareti della sua casa, incastonati in ricercate cornici che danno loro ancor più risalto. Ecco “Coup de coeur” (2017), una freccia conficcata in un ceppo d’albero che spacca in due una mela: un colpo preciso, ma non reale, dove la mano dell’autrice vuol far vedere quel taglio perfetto volutamente modificato a suo volere: la composizione porta l’occhio ad osservare tutti i particolari del quadro, e la freccia che colpisce la mela spezzandola dà la sensazione di tremare ancora all’impatto. Voltandomi vedo “Sicilian Still Life” (2016), dove un cesto di pesce appena pescato fa bella mostra vicino a una brocca blu; in questo dipinto si vede l’influenza di tutte quelle estati da lei passate in Sicilia. Poi quei fichi d’india in primo piano, di color rosso e verde: due sono aperti, a far vedere il loro interno arancio e far percepire il loro sapore. Messi assieme ai limoni gialli tagliati a metà, danno un interpretazione di quella terra aspra, spinosa, ma con tanto amore per l’ospite, e simboleggiata dai pesci. Mi ricorda la frase famigliare di quando vieni accolto dopo essere arrivato da parenti o amici: “manciasti?”
L’amore per quei luoghi caldi e assolati si trova anche in altre opere dell’artista, ma in una sopratutto: appunto, è in “Take me to the place I love” (2015), un quadro ottanta per centoventi centimetri, maestoso sulla parete. Raffigura ancora una pala di fichi d’india, e il verde di quella pianta fa sì che sembra che esca dalla tela, i frutti rossi alla sua estremità si staccano dal cielo blu di una potenza indefinita. In quest’opera noto l’essenza della pittrice: lei ha dipinto altre tele con il tema dei fichi d’india, ma mai con questa intensità. La Sicilia la troviamo anche in altre opere come “Antica focacceria di San Francesco” (2016), un locale storico fondato nel 1834 in una cappella sconsacrata nel centro di Palermo, da Salvatore Alaimo, maestro di cucina dei principi di Cattolica, che decise di cucinare per il popolo. Poi c’è “Pasticceria Liberty” dove due pasticceri confezionano e ultimano delle cassate siciliane messe in vista in primo piano.
Giulia Crimaldi è una estimatrice delle botteghe: a lei piace entrare in quei luoghi, oramai ai giorni d’oggi rari da trovare; respirare gli odori che ti immergono in un passato ed essere trasportati nel tempo. Di questa produzione, “Incanti” (2018) fa bella mostra nel salone facendomi fare un tuffo nel passato: mi porta a ricordare la Pescheria Grande, detta Santa Maria del Guato, i banconi messi in fila ordinata con sopra il pescato. Mi dà la sensazione di percepire l’odore del mare che lì, nella realtà, è a due passi. Era un bel luogo.
Il pesce messo in un religioso ordine sul banco è protagonista nella tela “La pescheria-Via Faro 45” (2015), osservato da uno sguardo orgoglioso del pescatore, ritratto dietro al banco, mentre lo offre al pubblico.
All’ingresso della stanza studio dove Giulia passa le ore a dipingere c’è invece “The girl from Caltagirone“: raffigura un vaso di Caltagirone con il viso di una fanciulla, l’immensa acconciatura fatta di grappoli d’uva di tutti i colori messi ad ornare il copricapo e lati del viso che mettono in risalto gli occhi di un azzurro acqua. E il suo sguardo si perde chissà dove. Entrando nella stanza, con stupore osservo alle pareti, però, ordinatissimi, una ventina di quadri dipinti tutti in stile Pop Art. Esclamo con stupore: come mai questa virata improvvisa nel suo modo di dipingere?
Giulia mi spiega: visitando la mostra di Banksi (il maggiore esponente della pittura street) un familiare le chiese di farle un ritratto di quel genere; mentre lo realizzava un’amica fece altrettanto, poi per caso vide queste opere un noto architetto svizzero, che le propose di fare una mostra in una sua galleria a Parigi. È stato così, così è iniziata questa esperienza nuova e molto diversa dalle sue precedenti. In questi dipinti Pop mette colori molto vivaci, forti e penetranti; le espressioni dei soggetti sono scelte con cura negli sguardi e nelle pose, in cui coglie il momento a lei più significativo ed espressivo. Il tratto nero e preciso e deciso, a dividere le porzioni di colore stese in un modo che fa quasi sembrare il dipinto una serigrafia: non c’è più l’olio sulle tele, ma l’acrilico, non vedo più quelle pennellate precise a cercare i dettagli, ma il colore steso uniforme, senza ombre.
Le sue ultime esposizioni:
- InTER pretazioni
Trieste, 12-23 Dicembre 2019 - Women’s pop heart
Roma, 26 Ottobre 2019
Parigi, 26-28 Settembre 2019 - Vele nel vento
Trieste, 10-19 Ottobre 2019 - Sotto lo stesso cielo
Trieste, 18-28 Settembre 2019 - Mu.Sa delle Arti e Mestieri a Vieste, 6 Luglio – 6 Novembre 2019
- I Dauni IV Edizione, Vieste, 30 Marzo – 27 Aprile 2019
- Collettiva di Primavera, Trieste, 6-20 Aprile 2019
- Collettiva di Primavera, Trieste, 7-21 Aprile 2018
Calogero Chinnici








