04.12.2019 – 14.45 – È appena passato un anno dal centenario della scomparsa di L. K. Moser (1845-1918), fondamentale figura di archeologo triestino tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento. E proprio per ricordare un personaggio fondamentale nella storia locale, le cui ricerche hanno posto le basi per gli studi sulla storia del Carso, il Civico Museo di Storia Naturale inaugurerà una nuova sezione a lui dedicata, con 150 pezzi, tra appunti e disegni di Moser, così come nuovi reperti da lui scavati, dai teschi agli artefatti primitivi ritrovati nei decenni di duro lavoro. L’esposizione, a ingresso gratuito, sarà inaugurata venerdì 6 dicembre, alle 17.30.
“È stato realizzato – racconta Patrizia Fasolato, responsabile di posizione organizzativa dei Civici Musei Scientifici – un lavoro molto importante e di grande interesse grazie all’impegno degli uffici preposti e del prof. Paronuzzi che si sono coordinati per un’approfondita ricerca scientifico-culturale che ha messo in luce aspetti inediti dell’archeologo ricercatore Moser anche nei confronti di altri suoi rivali, uno su tutti, Marchesetti. Una mostra che vale senz’altro la pena di visitare per l’originalità dei reperti e della documentazione”.
Moser giunse a Trieste ancora nel 1875 quale insegnante di matematica e scienze naturali; eppure presto si appassionò del mestiere di archeologo, indagando le profondità del Carso e recuperando una gran messe di reperti, tra notevoli intuizioni e alcune (infelici) “cantonate”. Fu direttore dell’importante Club Touristi Triestini (di recente rifondato), poi entrò nel Club Alpino Austriaco e nella Società Zoologica e Botanica di Vienna. Le sue vicissitudini, così come l’accesa rivalità con Marchesetti, vengono raccontate nei suoi diari in lingua tedesca, a lungo trascurati dagli studiosi accademici. Solo negli ultimi anni il prof. Paolo Paronuzzi, dell’Università di Udine, ha studiato la figura di Moser, scandagliando uno a uno i documenti che l’archeologo ci ha lasciato. Sei quaderni, di descrizioni, note, appunti, disegni e schizzi, pagine dalle quali emerge lo spessore dello studioso e il tormento dell’uomo, la felicità delle scoperte e la delusione per i mancati riconoscimenti.
È l’inizio di un vero e proprio progetto di studio che porta anche a un attento lavoro di Deborah Arbulla sui numerosi reperti custoditi dal Museo Civico di Storia Naturale. Provengono dagli scavi condotti da Moser nelle grotte Cotariova (scavi 1891-1892), Tilde (scavi 1896), Pettirosso (scavi 1892-1915), Pocala (scavi 1903-1904-1905) e Moser (scavi 1898-1910). A questi si aggiungono anche reperti rinvenuti da Carlo Marchesetti nella grotta Tominz, a San Canziano, in Slovenia (scavi 1888 – 1894).
A Marzia Vidulli Torlo si deve, invece, un cammeo dedicato agli scavi di San Servolo che Moser avvia nel 1902 per conto della Commissione Centrale ai Monumenti di Vienna. I ritrovamenti sono conservati al Museo d’Antichità J.J. Winckelmann.
I materiali archeologici presentati in questa occasione, reperti originali scavati quasi tutti dallo studioso, sono quasi 150, la maggior parte visibili per la prima volta e inediti.
Importanti i reperti umani (Homo sapiens), tra cui due vertebre (atlante ed epistrofeo). Si conserva anche il cartellino associato alle vertebre, manoscritto, dove Moser si pone la domanda “Homo sapiens troglodytes?”.
Degna di nota è anche una cintura pettorale di pesce con delle incisioni. È l’unico dei reperti incisi scoperti da Moser nella Grotta del Pettirosso e pubblicati dallo studioso nella sua monografia del 1899 (Tafel II, numero 14) e, ancora prima, nel 1894, anno di uscita del primo lavoro sui manufatti artistici della Grotta del Pettirosso.
Storicamente molto famoso è anche il cranio di orso delle caverne con un’incisione sull’osso frontale: fu trovato nella caverna Pocala durante gli scavi di Carlo Marchesetti nel 1904 “con una cuspide di selce infitta nell’osso” e fu considerato la prova della contemporaneità dei cacciatori paleolitici con il grande orso delle caverne. Ma alcuni anni dopo questo reperto venne considerato un falso da Raffaello Battaglia, importante antropologo e direttore del museo e dell’istituto di antropologia dell’Università di Padova.
Visite guidate all’esposizione sono previste per le festività natalizie: il 21 dicembre, ore 10.00, e il 26 dicembre, ore 15.00.
In relazione con ESOF, l’ingresso a questa sezione del Museo è gratuita sino a luglio. Orario: Lunedì – Domenica, dalle 10 alle 17. Chiuso Martedì. Ingresso gratuito


