04.11.2019 – 21.02 – Se un ‘non-luogo’, espressione antropologica introdotta negli anni Novanta da Marc Auge, è uno spazio tipico delle società globalizzate, di utilizzo intransitorio, impersonale, omologato, in cui l’uomo contemporaneo vive anche per tempi significativamente lunghi, che cosa c’è di meglio di Facebook per tracciare un paradigma? E, da oggi, che cosa c’è di meglio del nuovo logo di Facebook a ricordare, spiritosamente, un ‘non-logo’?
La società di Mark Zuckerberg ha cambiato infatti il proprio marchio: non più la conosciutissima ‘f’ bianca su fondo blu o viceversa, ma una scritta in stampatello maiuscolo: ‘FACEBOOK‘, proposta in vari colori. Apparirà, via via, nel corso delle prossime settimane, sulle applicazioni come Instagram, WhatsApp, Calibra e tutto il resto della galassia Zuckerberg. La società ha fatto sapere agli utenti, attraverso il suo blog, che la decisione è legata alla volontà di rendere manifesto il legame tra la casa madre di Menlo Park e tutto il resto che le appartiene o controlla direttamente: trasformazione minimalista, quindi, per separare l’azienda da Facebook inteso come puro Social Network. L’unica fra le applicazioni a non cambiare per ora logo, sembra, sarà proprio la App di Facebook, quella che tutti abbiamo sul nostro Smartphone. “Stiamo ulteriormente distinguendo la società Facebook dall’App Facebook, che manterrà invece il proprio simbolo”, ha dichiarato Antonio Lucio, direttore marketing dell’azienda.
Finora Facebook è sempre stata solo Facebook: il Social Network e la ‘f’ sono sempre stati un marchio che ha rappresentato la società nella sua interezza. Sono trascorsi però una quindicina d’anni dalla sua fondazione, ed è cosa nota che solo Social Network, Facebook non lo è più già da tempo: è una grossa azienda dal grandissimo fatturato che fa molte, moltissime cose, condividendo, fra le sue molte e diverse componenti, un’infrastruttura. Il nuovo logo sembra essere un modo per dire più apertamente, in maniera meno controversa che in passato, che Facebook non è rappresentato solo dalla sua parte Social; Antonio Lucio ha anche rivelato a Bloomberg che la società di Zuckerberg aveva pensato di cambiare nome, ma ha deciso di non farlo per non far sembrare di volersi nascondere dai suoi problemi. La mossa arriva infatti con grande tempismo in un momento nel quale Facebook è pubblicamente e fortemente sotto accusa a causa dell’utilizzo che fa dei dati dei suoi utenti, in particolare per quanto riguarda la potenziale vendita e il rilascio degli stessi ad altre società per gli scopi più diversi, da quelli politici a quelli commerciali. Importante è anche il fatto di essere ora sotto la lente d’osservazione dell’antitrust per ipotetico abuso di posizione dominante: alcuni politici statunitensi, fra i quali Elizabeth Warren, leader dei Democratici per la prossima campagna presidenziale per il 2020, hanno iniziato a richiedere di valutare l’ipotesi di scorporo forzato di società come Instagram da Facebook stessa, iniziative che incontrano la fortissima opposizione di Zuckerberg. Facebook e Google sono i due bersagli più grandi: la mossa del ‘divide et impera’, per Zuckerberg, potrebbe essere una strada per conservare il suo attuale controllo totale.
Per noi utilizzatori, cambia qualcosa? Potrebbe. Non nell’immediato, naturalmente. Ma una maggiore consapevolezza su cosa è di proprietà di Facebook e cosa non lo è può aiutare nelle valutazioni su come usare gli strumenti di comunicazione che abbiamo a nostra disposizione, e può rendere, ad esempio, più chiare le politiche di utilizzo dei mezzi di pubblicazione e controllo dei contenuti idealmente collegati a campagne pubblicitarie, attraverso una identificazione più precisa delle responsabilità e degli scopi. Da ‘non-luogo’ di oggi, almeno una parte di Facebook potrebbe riprendere nel prossimo futuro a essere di nuovo un ‘luogo’, come ai suoi albori.
[r.s.]


