02.11.2019 – 07.30 – Strano destino, quello dello stile gotico nell’architettura: dall’essere pinnacolo dell’arte basso medievale a oggetto di disprezzo (e demolizioni) nell’età dei lumi, fino al suo trionfale ritorno, in quell’età vittoriana di nazionalismi e nostalgie medievali, in una forma fantastica e surreale. Basti ammirare, a questo proposito, le tante torrette e torricciuole della Chiesa Evangelica Luterana di Largo Panfili. La perfezione delle forme, protese verso l’alto, imita il gotico medievale; e tuttavia il tentativo di replicarlo, di essere più medievale del Medioevo, le conferisce una certa freddezza. Mancano quegli errori, quella manualità, quello sgretolamento tipico degli edifici dell’epoca. Manca, insomma, di fragile umanità.
La Chiesa Evangelica venne infatti progettata a Breslavia nel 1870 dall’ingegnere Carl Johann Christian Zimmermann e costruita sotto la supervisione degli architetti triestini Giovanni Andrea Berlam e Giovanni Scalmanini e l’architetto di Breslavia, Brisco.
Come il vicino palazzo Carciotti, la zona era instabile, sorgeva sulle ex saline; dovettero venir piantati oltre 200 pali di rovere, perchè le fondamenta non naufragassero nella melma. Considerando come l’ultimo restauro risalga al 1985, un aggiornamento sullo stato della chiesa sarebbe certo interessante.
L’edificio venne poi inaugurato il primo novembre 1874, nell’ex Piazza dei Carradori.
Originariamente la zona ospitava lo squero Panfili, il cantiere navale fondato da Odorico Panfili nel 1789. Tra i più antichi, dopo lo Squero Vecchio e il Cantiere della compagnia orientale, lo squero fabbricava navi di legno grazie al mestiere ora scomparso dei “calafai“. Le cronache descrivono i calafai come triestini doc dall’eterno buon umore, a cui piaceva far scherzi. Avevano all’epoca un lavoro fondamentale, ovvero cospargere la pece sulle carene delle navi. Il Cantiere costituiva un’evoluzione del precedente Squero di San Nicolò, gestito dall’omonima confraternita dal XVI secolo grazie a un regime di stretto monopolio. Se lo squero ebbe successo, dal 1815 in poi, fu grazie alle sconfitte austriache per mano di Napoleone, perchè c’era necessità di commissionare nuovi vascelli e rimpinguare le flotte degli Asburgo. Lo squero Panfili venne poi chiuso nel 1851, perché per la sua posizione impediva il completamento della viabilità sulle Rive, della ferrovia e il prolungamento delle vie della Posta Vecchia, della Geppa e della Pesa. I calafai, in ogni caso, ormai avevano poco da ridere: le navi di ferro sostituivano la maestria artigianale delle navi di legno, lo squero perdeva competitività.
Lo smantellamento dello squero portò alla costruzione di una stazione doganale dove passavano i carri con le merci, sottoposte ai controlli della Dogana.
Da qui il vecchio nome di Piazza dei Carradori.

Probabilmente le prime tracce della comunità evangelica risalgono all’apertura dell’omonimo cimitero, nel 1754. La comunità si costituì poi nel 1778 e nel 1781 godette della tolleranza dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo. La crescita, complice l’espansione economica cittadina, fu allora rapida: nel 1786 la chiesa “Beata Vergine del Rosario” venne comperata dalla comunità che la mantenne fino al 1869. Va ricordato come nel 1852 quasi duemila persone a Trieste risultassero di fede luterana, evangelica o riformata.
La bellezza architettonica della chiesa è già motivo di per sé per essere riconoscenti verso la comunità evangelica, ma non andrebbe trascurato il ruolo fondamentale nella storia della musica triestina. Il primo giorno dell’inaugurazione della Chiesa Evangelica Luterana si tenne il primo concerto spirituale d’organo: musiche di Bach con un organo Steinmayer a due tastiere. Particolare inedito, all’organista veniva affiancato un cantante o uno strumentista. Una “leggenda” triestina, ovvero Julius Kugy, suonò proprio su quest’organo, il cui suono lo catturò invincibilmente (1889). Il capitolo dedicato alla Chiesa, nella sua autobiografia, s’intitola non a caso “Bach”. Sempre nella Chiesa Evangelica suonò Federico Provini, importante figura di compositore e organista nella città a cavallo tra fine ottocento e inizio novecento.
Il passaggio di Trieste all’Italia, dal 1918, fu il colpo di grazia per la comunità evangelica triestina che già si era ridotta largamente di numero verso i primi decenni del novecento. Oggigiorno sopravvive l’edificio e la tradizione culturale.


