05.07.2019 – 19.21 – “Chi e come stabilirà quale partner commerciale è affidabile? Chi trarrà un reale vantaggio da questo accordo? L’Italia o, come temo, la Cina?”. È la deputata Sandra Savino (Forza Italia) a porre questi interrogativi dopo che lunedì è stato siglato un patto tra dogane di Shanghai, Trieste e Venezia, nell’ambito della cosiddetta Nuova Via della seta. Il Memorandum d’intesa, che avrà valore sino al 2021, mira al contrasto delle frodi e allo sviluppo dei traffici commerciali. L’accordo, benedetto dal ministro dell’economia Giovanni Tria, prevede contatti diretti tra le autorità doganali Italiane dell’alto Adriatico e quelle di Shanghai, scelta dalle autorità cinesi per introdurre in fase sperimentale innovazioni normative e procedurali. “L’obiettivo dichiarato”, ricorda Savino, “è rendere più efficace il contrasto alle violazioni doganali sia dal punto di vista tributario (contrabbando e aggiramento dei dazi anti-dumping) sia extra-tributari (violazione dei diritti di proprietà intellettuale, traffico di rifiuti), che in passato avvenivano con una certa frequenza. Si prevedono controlli mirati e lo scambio di informazioni su spedizioni specifiche, ritenute “rischiose”, prevedendo meno controlli per gli operatori ritenuti “affidabili”. Questo dovrebbe garantire tempi e costi minori a vantaggio delle nostre aziende e più sicurezza sulle merci cinesi. Ma come si stabilirà con certezza quali siano gli operatori “affidabili”? Il dubbio è che si raggiunga soltanto l’obiettivo di accelerare gli scambi, ma non possiamo accettare che si sacrifichi l’aspetto dei minori controlli su taluni carichi, stabilendo a priori che siano sempre ‘affidabili'”.
Forza Italia continua a manifestare preoccupazione per gli accordi che l’Italia sta portando avanti con la Cina. “La Repubblica popolare, per sua natura autoritaria e mossa da valori opposti a quelli occidentali”, osserva Savino, “persegue una strategia egemonica e temiamo che in Italia ci si stia illudendo che a lungo termine porti dei vantaggi. Siamo convinti del contrario e abbiamo ormai la certezza che il governo naviga a vista sugli accordi intrapresi. Un esempio di come la politica cinese si concretizza sul territorio: proprio in queste ore, nel Pordenonese, una storica azienda a controllo cinese viene abbandonata dalla proprietà, lasciando a se stessi i lavoratori e ignorando i sindacati. Non vogliamo che questi esempi si allarghino a macchia d’olio sul nostro territorio”.
[c.s.]


