23.06.2019 – 16.50 – “Fate troppo poco contro i trafficanti”. È di due giorni fa il rimprovero del Segretario di Stato USA Mike Pompeo, precedentemente direttore della CIA, all’Italia, accusata di non raggiungere gli standard minimi stabiliti dall’amministrazione USA per quanto riguarda l’eliminazione del traffico di migranti. Un giudizio severo che ha sottolineato come la politica messa in atto nei confronti del traffico di esseri umani “non sia stata importante, e non al livello del rapporto dell’anno scorso”: una critica diretta al governo e un riferimento altrettanto diretto alla chiusura dei porti e a ciò che accade in particolare in Libia.
Mentre i riflettori restano accesi sui settemila chilometri di coste italiane, su moltissimi dei quali è possibile compiere sbarchi fantasma, che non si prestano all’innalzamento di torrette e reticolati, e che sono il doppio del confine USA-Messico, continua il flusso di migranti attraverso la Nuova Rotta Balcanica: va a colpi di 20, 40, fino a picchi di 100 al giorno contando solo quelli che vengono segnalati dalla cittadinanza o dalle Forze dell’Ordine e bloccati. Dopo quelli fermati nelle zone fra Wärtsilä e Valmaura, sono arrivate oggi segnalazioni di soste e bivacchi nella centralissima Piazza della Libertà, e la discussione su come impedire il transito e il traffico di esseri umani, e su quanto sia difficile farlo con poco supporto da parte di Roma e del resto dell’Europa, resta.
Trieste è una città che non ha avuto quasi nessun vero problema di ordine pubblico derivante dai migranti, grazie anche al modo in cui i richiedenti asilo vengono distribuiti sul territorio evitando le concentrazioni; ma può bastare poco perché le cose cambino rapidamente, e testimone di quanto possano diventare difficili è Udine. Se è vero che la maggior parte dei migranti visti a Trieste e dintorni non si fermano, e cercano di cogliere al volo la prima occasione possibile per prendere un treno o il furgone di un basista verso la loro meta privilegiata, la Germania, su scala nazionale ed europea quello del nostro confine, che era stato un ‘non problema’, diventa ora cuore di una situazione allarmante della quale si parla ancora molto poco: sui quotidiani nazionali, quasi per niente. Dal 1 luglio prenderanno il via i nuovi e rinforzati controlli congiunti al confine fra Italia e Slovenia, annunciati dal governatore Massimiliano Fedriga e concertati con la Slovenia stessa. “Dopo anni, l’Italia non è più il campo per clandestini dell’Europa”, ha sottolineato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini; la strada che porta dai Balcani a Trieste e a Tarvisio è però sempre più frequentata, e i più, che arrivano a pagare fino a 10 mila euro per il viaggio, finiscono nelle mani dei criminali, fatto dimostrato dalla quasi perfezione con cui all’arrivo al confine italiano i migranti vengono svestiti, rivestiti, ripuliti di oggetti che possano provare il transito in Slovenia e dotati di tutto ciò che serve per proseguire il loro viaggio verso il nord Europa. Si attende il rafforzamento dei controlli, quindi, mentre la prima rete di sorveglianza e segnalazione sembra essere diventata la cittadinanza stessa.
[foto inviata da un lettore]
[r.s.]


