31 maggio 2026 – ore 11:00 – Doveva essere il padrone del Giro d’Italia, ha chiuso da imperatore. Jonas Vingegaard conquista anche Piancavallo e mette il sigillo definitivo sulla 109ª edizione della corsa rosa, completando così la sua personale collezione di Grandi Giri: dopo i Tour de France del 2022 e del 2023 e la Vuelta del 2025, arriva anche il primo Giro d’Italia della carriera. La ventesima e penultima tappa conferma il copione visto nelle ultime tre settimane. Il danese della Visma-Lease a Bike controlla la corsa e, quando decide di accelerare, fa la differenza. L’attacco arriva a meno di dieci chilometri dall’arrivo e basta per scavare immediatamente il solco decisivo. Nel finale Vingegaard può così concedersi il lusso di gustare gli ultimi chilometri verso il trionfo, salutando il pubblico e assaporando un successo mai realmente in discussione. Con questa vittoria il danese entra in un club esclusivo. Prima di lui soltanto Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome erano riusciti a vincere Giro, Tour e Vuelta. Vingegaard diventa così l’ottavo corridore della storia a completare la cosiddetta Tripla Corona dei Grandi Giri.
“Il Giro è sempre imprevedibile e molto duro, possono succedere tantissime cose. La squadra è stata straordinaria nel controllare ogni situazione e arrivare a Roma con la maglia rosa è qualcosa di speciale”, ha detto il vincitore all’arrivo. “Oggi indossavo una maglia particolare e vincere qui è anche un modo per rendere omaggio alle persone colpite dal terremoto di 50 anni fa“. La tappa, interamente friulana, era infatti dedicata al ricordo del sisma del 1976. Prima del via da Gemona del Friuli, la carovana si è fermata davanti al cimitero che custodisce le tombe di 440 vittime del terremoto. Due minuti di silenzio, seguiti da un lungo applauso, hanno preceduto la partenza verso Piancavallo. In corsa non si sviluppa una fuga particolarmente significativa, segnale che la vittoria di tappa sarebbe stata quasi certamente una questione tra gli uomini di classifica. Sul primo passaggio a Piancavallo Giulio Ciccone conquista i punti necessari per blindare la maglia azzurra di miglior scalatore. Sulla salita finale, invece, la selezione è progressiva e severa.
L’ultimo attaccante a resistere all’avanzata del gruppo dei migliori è il toscano Ludovico Crescioli, classe 2003, autore di una prova di grande personalità. Una volta ripreso, la scena torna ai protagonisti della generale. Alle spalle di Vingegaard si forma un gruppetto composto da Felix Gall, Jay Hindley, Derek Gee e Thymen Arensman, sostenuto da un generoso Egan Bernal. Più lineare del previsto la lotta per la maglia bianca. Davide Piganzoli perde terreno nella parte decisiva della salita e non riesce a recuperare il ritardo accumulato nei confronti di Afonso Eulalio, che conserva così il primato tra i giovani. Sul traguardo Gall regola Hindley nella volata per il secondo posto, confermando anche l’ordine del podio finale che verrà ufficializzato domani a Roma. La capitale ospiterà infatti l’ultima passerella della corsa rosa, con arrivo al Circo Massimo. Un Giro con pochi dominatori e poche sorprese nelle classifiche più importanti. Ma anche un’edizione che ha confermato il valore di uno dei corridori più forti della sua generazione. A Roma resterà soltanto da celebrare il vincitore. E il Palatino sembra lo scenario ideale per l’incoronazione finale di un nuovo imperatore del ciclismo mondiale.
Articolo di Francesco Viviani
Trofeo del Giro d’Italia a Trieste. Fedriga, ‘visibilità internazionale per il FVG’


