ReHand, il futuro delle protesi passa da Trieste: al via il nuovo studio clinico

12 maggio 2026 – ore 11:30 – Perdere un dito significa anche dover reinventare piccoli automatismi quotidiani, come allacciare una scarpa, digitare al computer o usare un attrezzo da lavoro. Da Trieste, però, arriva un progetto che potrebbe cambiare concretamente la vita di numerosi pazienti amputati: si chiama “ReHand”, ed è il nuovo studio clinico promosso dalla UCO di Medicina del Lavoro di Asugi insieme all’Università di Trieste. In particolare, questo progetto di ricerca ha come obiettivo lo sviluppo di protesi capaci di restituire funzionalità e naturalezza ai movimenti della mano. Lo studio, coordinato dalla professoressa Marcella Mauro, punta quindi a valutare una nuova generazione di protesi digitali progettate per migliorare la presa, la manipolazione degli oggetti e lo svolgimento di attività quotidiane e lavorative: fondamentale dunque la collaborazione con Airworks srl, azienda del territorio specializzata nello sviluppo di dispositivi biomeccanici avanzati, recentemente premiata dalla Regione Friuli Venezia Giulia per i risultati raggiunti nell’ambito dell’innovazione tecnologica.

Nello specifico, le protesi oggetto dello studio sono body-powered, ovvero azionate direttamente dai movimenti del corpo, e sono state progettate per garantire comfort, praticità e maggiore fluidità nei movimenti della mano. “ReHand” coinvolgerà 28 volontari maggiorenni con amputazione transfalangea del secondo, terzo o quarto dito a livello della falange prossimale, ma senza altre patologie invalidanti. I partecipanti seguiranno tre o quattro incontri nella sede della Medicina del Lavoro di Trieste, dove saranno sottoposti a test funzionali, prove di abilità manuale con e senza protesi e questionari dedicati alla qualità della vita e all’esperienza d’uso del dispositivo.

L’obiettivo dello studio è capire fino a che punto i nuovi dispositivi possano incidere sul recupero funzionale, ovvero sulla capacità dei pazienti di svolgere con rinnovata naturalezza attività quotidiane e professionali. Oltre a una potenziale svolta in ambito clinico, “ReHand” rappresenta anche un esempio virtuoso di collaborazione tra ricerca universitaria, sanità pubblica e innovazione industriale del territorio. Inoltre, per i 28 volontari è previsto un beneficio concreto: al termine del protocollo, la protesi verrà fornita gratuitamente, previo ottenimento della marcatura CE, qualora il dispositivo venga considerato utile e confortevole dal fruitore. Per informazioni sul progetto e sui criteri di partecipazione è possibile contattare la UCO Medicina del Lavoro di ASUGI all’indirizzo e-mail [email protected], oppure telefonare alla segreteria al numero 040 3992462.

Articolo di Benedetta Marchetti

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