L'inventore del Totocalcio, il giornalista triestino, Massimo Della Pergola, in una ricevitoria di Milano (1973).
6 maggio 2026 – ore 08:00 – “Se pareggerà il Cesena / una villa con piscina / la schedina con la mente lui rifà”… Ha fatto parte della quotidianità degli italiani per almeno mezzo secolo, tanto da diventare anche il titolo e il testo di una canzone – certamente non fra le sue più famose – di Claudio Baglioni. E’ la schedina del Totocalcio che proprio ieri ha celebrato gli 80 anni dalla sua prima uscita, avvenuta il 5 maggio 1946. Ottant’anni quindi di pronostici, di domeniche con il fiato sospeso, di “e se pareggerà il Cesena” appunto e di colonne di pronostici da compilare con cura maniacale ogni sabato pomeriggio. La Schedina Sisal, poi diventata Totocalcio, ha rappresentato uno dei simboli più popolari dello sport italiano del dopoguerra. Ma dietro uno dei giochi più iconici del Paese c’è anche una firma triestina: quella di Massimo Della Pergola, giornalista e dirigente sportivo nato a Trieste nel 1892, considerato l’inventore del concorso pronostici che avrebbe cambiato per sempre il rapporto degli italiani con il calcio.
L’idea nacque nel secondo dopoguerra, in un’Italia ferita ma desiderosa di ripartire. Della Pergola intuì che il calcio poteva diventare un grande fenomeno popolare anche fuori dagli stadi: ideò così un sistema di pronostici sulle partite, inizialmente chiamato “Sisal” dall’acronimo dei tre soci fondatori. Il primo concorso prese ufficialmente il via nel maggio del 1946 e conquistò rapidamente milioni di italiani.
La schedina divenne presto molto più di un semplice gioco. Era un rito settimanale: il foglietto compilato al bar, le discussioni sulle partite, l’attesa dei risultati alla radio e poi davanti alla televisione. Per generazioni di italiani il “13” rappresentò il sogno della svolta economica, entrando stabilmente nell’immaginario collettivo nazionale, tanto che “E se segnerà Mazzola / una bella barca a vela / e la mente vola / e non si ferma più” citando ancora Baglioni.
Sisal, celebrando questo anniversario, sottolinea come quel progetto abbia saputo evolversi nel tempo. «Fin dalle origini ha saputo coniugare innovazione e responsabilità creando un linguaggio capace di coinvolgere le persone e andare oltre il gioco», spiega Marco Tiso, managing director di Sisal Italy. Oggi, a ottant’anni dalla nascita, la schedina resta un pezzo di storia italiana. E Trieste può rivendicare con orgoglio di aver dato i natali all’uomo che trasformò un’intuizione in un fenomeno di costume capace di attraversare generazioni.