11 maggio 2026 – ore 11:00 – C’è un modo diverso di entrare in una mostra: non soltanto con gli occhi, seguendo teche, fotografie e documenti, ma con l’orecchio allenato alla scoperta, lasciandosi guidare dal suono come da una bussola. È questa la promessa di “Miles Davis 100: Listen To This!”, l’esposizione che dall’8 maggio al 12 luglio porta a Villa Cattaneo, a Pordenone, l’universo creativo di uno dei musicisti più influenti del Novecento, nel percorso di avvicinamento al centenario della sua nascita. Non una celebrazione statica, dunque, né una semplice retrospettiva costruita sulla nostalgia del mito. La mostra, curata da Enrico Merlin, studioso e profondo conoscitore dell’opera davisiana, prova piuttosto a restituire Miles Davis come una presenza ancora viva; non viene raccontato soltanto come il genio della tromba che ha attraversato e trasformato il jazz, ma come una figura inquieta, inafferrabile, sempre un passo oltre il linguaggio già conosciuto.
Il cuore del progetto è già racchiuso nel titolo: “Listen To This!”, ascolta questo! un invito diretto, quasi fisico. A Villa Cattaneo il pubblico potrà muoversi all’interno di un database interattivo d’avanguardia, costruito per esplorare oltre duemila registrazioni ufficiali attraverso una mappatura ragionata e postazioni di ascolto ad alta fedeltà. L’allestimento si sviluppa in otto aree tematiche, dedicate alla dimensione artistica, umana e iconografica del musicista: tra i materiali più preziosi spicca la sua tromba originale, concessa dal collezionista Don Hicks e inserita in una sezione dedicata alla galassia di musicisti che hanno gravitato attorno al periodo rivoluzionario di Bitches Brew. Ma il percorso va oltre la musica in senso stretto: racconta anche Davis come icona culturale, volto riconoscibile, marchio globale, figura capace di influenzare costume, cinema, moda e immaginario visivo.
Accanto alla tromba, il pubblico troverà oltre 300 supporti fonografici, fotografie originali di Anthony Barboza, riviste d’epoca e documenti d’archivio rari, tra cui contratti della Columbia Records e lettere private, molti dei quali presentati per la prima volta. La sala “The Icon” approfondisce proprio questa trasformazione di Miles Davis in segno culturale, osservando il rapporto tra la sua immagine pubblica, le copertine dei dischi, l’universo femminile che ha accompagnato parte della sua rappresentazione visiva e le incursioni nel cinema e nella moda.
A rendere il progetto ancora più significativo è la rete di collaborazioni internazionali che lo sostiene. L’esposizione nasce infatti in dialogo con l’American Jazz Museum di Kansas City, la House of Miles di East St. Louis e con il sostegno della Famiglia Davis, in collaborazione con il Festival Jazzinsieme. Ogni settimana sono previsti incontri, guide all’ascolto e interventi di ospiti internazionali, tra cui Stefano Zenni, Luca Bragalini e lo stesso Anthony Barboza. La stessa Villa Cattaneo è un elemento essenziale in quanto sede della mostra; villa veneta settecentesca immersa nel verde, diventa per l’occasione uno spazio di ascolto e visione, e si prefigge come un’anticipazione del futuro Polo del Futuro Musicale, progetto legato a Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027.
Per chi parte da Trieste, la mostra può diventare anche l’occasione giusta per concedersi una piccola deviazione culturale fuori città: una mezza giornata a Pordenone, tra la visita a Villa Cattaneo, una passeggiata nel centro storico e un ascolto lento, immersivo, lontano dalla fretta quotidiana. Non serve essere specialisti di jazz per lasciarsi incuriosire: basta il desiderio di entrare in contatto con un artista che ha cambiato più volte la direzione della musica, spesso prima che il mondo fosse pronto a seguirlo. “Miles Davis 100: Listen To This!” è aperta a Villa Cattaneo, in via Villanova di Sotto 16, Pordenone, dall’8 maggio al 12 luglio. Gli orari indicati sono venerdì dalle 15 alle 19, mentre sabato e domenica la mostra è visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. L’ingresso è a pagamento, con ingresso gratuito per i possessori di FVG Card.
Articolo di Agata Cragnolin


