In Romania cade il governo: socialisti e conservatori in divergente accordo

6 maggio 2026 – ore 07:30 – In Romania è caduto il governo pro Ue. Un’inedita convergenza tra socialdemocratici e conservatori, entrambi stanchi delle politiche di austerità, con 281 voti parlamentari su 464 ieri ha sfiduciato il primo ministro europeista liberale Ilie Bolojan. Il Capo dello Stato Nicușor Dan in serata ha annunciato l’avvio di consultazioni informali con i partiti per la formazione di un nuovo esecutivo; ha assicurato che la Romania rimarrà filo-occidentale e ha escluso la possibilità di elezioni anticipate, rispetto alla naturale scadenza della legislatura nel 2028. Elezioni anticipate richieste invece durante il dibattito parlamentare da una delle due forze che hanno approvato la mozione di sfiducia: e cioè l’Alleanza per l’unione dei rumeni (Aur), il partito guidato da George Simion, il candidato sconfitto alle elezioni presidenziali romene del 2025. George Simion è inoltre un sostenitore del movimento Maga (Make America Great Again) di Donald Trump nonché attuale vicepresidente del Partito europeo dei conservatori (Ecr), lo stesso cui afferisce Giorgia Meloni.

“Il governo Bolojan è appena stato rovesciato dal Parlamento rumeno”, ha commentato in seguito George Simion X: “Si chiude così un periodo di dieci mesi durante il quale i cosiddetti filo-europei non hanno conseguito altro che tasse, guerra e povertà. Oggi la voce del popolo è stata ascoltata. È tempo di una riconciliazione nazionale”. George Simion ha contestato il risultato delle elezioni presidenziali 2025 davanti alla Corte costituzionale, sospettando brogli, dopo aver perso a un ballottaggio che aveva inaspettatamente rovesciato l’esito del primo turno a lui favorevole, e consegnato la vittoria finale al candidato europeista. George Simion peraltro si era candidato con l’appoggio di Călin Georgescu, escluso dalla possibilità di nuove candidature, dopo essere risultato vincitore di una precedente tornata elettorale presidenziale nel 2024, annullata dalla Corte costituzionale, con l’accusa di interferenze russe. Ieri sera in conferenza stampa George Simion ha dichiarato che il suo partito prenderà in considerazione tutte le possibili opzioni, agirà “in conformità con la volontà del popolo” e, se ne avrà la possibilità, proporrà Călin Georgescu come primo ministro.

L’altra forza che ieri ha appoggiato la mozione di sfiducia, il Partito socialdemocratico rumeno (Psd), ha condiviso su X un post dell’eurogruppo di appartenenza, quello cioè dei Socialisti e Democratici (il medesimo del nostro Pd): “Dopo il voto di sfiducia stiamo fermamente con il Psd nel chiedere un governo stabile e filoeuropeo in Romania. In questo momento critico, la Romania ha bisogno di una leadership che mantenga le promesse tutelando i posti di lavoro, garantendo i finanziamenti dell’Ue e affrontando il problema del costo della vita, mettendo al primo posto l’equità sociale. I socialdemocratici sono pronti a contribuire a ricostruire la stabilità, a ripristinare la fiducia e a garantire che le persone vengano al primo posto”. Il Psd si era ritirato dal governo rumeno il mese scorso, a seguito di tensioni legate a impopolari misure di austerità per la riduzione del deficit, il più alto dell’Unione europea (7,9% nell’ultimo trimestre del 2025). Il partito conservatore Aur è accreditato al 35% nei sondaggi contro il 21% del Psd.

Il Partito nazionale liberale (Pnl) del primo ministro sfiduciato, Ilie Bolojan, ha riunito il suo organo direttivo e ha deciso di passare all’opposizione: una dimostrazione di “dignità”, nelle parole del presidente del partito, appunto Ilie Bolojan. Il vicepresidente del Pnl, Ciprian Ciucu, ha aggiunto che l’attuale crisi politica è stata provocata da Aur e Psd, accusando quest’ultimo in particolare accusato di aver sistematicamente boicottato il programma di governo che aveva precedentemente approvato: secondo Ciprian Ciucu, Aur e Psd votando la mozione di sfiducia hanno di fatto formato una nuova maggioranza parlamentare, devono perciò assumersi anche la responsabilità di governare. Sembra così sfumare la prospettiva di un nuovo governo di minoranza che mantenga alla guida il primo ministro Ilie Bolojan.

Articolo di Lilli Goriup

Ultime notizie

Dello stesso autore