21 aprile 2026 – ore 7:30 – “Io, un conservatore liberale di centro, con spirito di pragmatismo ho votato la sinistra sovranista di Radev, il quale in verità non è mai stato un putiniano”. Abbiamo contattato un cittadino bulgaro, Zlatin Mladenski, per commentare la vittoria alle elezioni politiche bulgare di domenica 19 aprile 2026 di Bulgaria Progressista, il partito del generale dell’Esercito ed ex Capo di Stato Rumen Radev (visibile nella foto di copertina). Zlatin presiede una ong impegnata nella tutela dei diritti degli animali chiamata Mecho and Friends (“L’orso e i suoi amici”) e si definisce più in generale un cittadino informato: “Non sono un politologo ma leggo molto sull’argomento, seguo numerosi analisti politici internazionali e ritengo di avere uno spirito critico sviluppato, basato sui fatti, sulla storia, sulla verità e non sulle mie emozioni oppure su ciò che io desidero o non desidero”, specifica. Zlatin, qual è il suo orientamento politico? “Secondo il classico test di The Political Compass sono un liberale di centro, tuttavia rispetto alle attuali politiche dell’Unione europea mi definisco più uno scettico e un conservatore”.
Ha vinto con il 44,59% dei voti Bulgaria Progressista, un partito definito di sinistra che, a differenza di quanto suggerirebbe l’aggettivo “progressista” nello spettro politico italiano, è riconducibile all’area sovranista e conservatrice. Forse l’essere “di sinistra” di Bulgaria Progressista sta nel suo orientamento verso le politiche sociali in politica interna? “Il suo motto è che combatterà la corruzione senza, al contempo, aumentare le tasse. Non so sinceramente dove saranno reperite le risorse”. Come cittadino, è soddisfatto di questo risultato? “Sì. Bulgaria Progressista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Avrà, al 99% delle possibilità casistiche, 130 seggi su 240, fermo restando che i conteggi non sono ancora ufficiali. Cambieranno poche cifre. Che tale maggioranza sarà in ogni caso assoluta, è indubbio. Ma avrebbero bisogno di 160 seggi, per poter cambiare la Costituzione o avviare la riforma giudiziaria attesa da tempo. Credo ad ogni modo che quella appena uscita dalle urne sia l’unica reale occasione per la Bulgaria in tanti anni. Non credo ci sarà un cambiamento geopolitico, perché lo ritengo semplicemente impossibile. Ma adesso ci può essere un vero cambiamento in termini di lotta alla corruzione e di rottura del modello che governa questo Paese da più di 15 anni. E c’è qualcosa che ci tengo a specificare”.
Prego. “Radev è scettico circa l’adozione della moneta unica, ma non ha mai detto che avrebbe portato la Bulgaria fuori dall’Unione europea. Radev non è mai stato un putiniano, non ha mai nemmeno vagamente menzionato l’idea di portare la Bulgaria politicamente verso la Russia. Simili affermazioni sono al 100% propagandistiche, per non dire peggio. In Bulgaria esiste un partito effettivamente filorusso, minoritario e votato soprattutto dalle persone anziane. Radev semmai è sempre stato contrario all’invio di armi all’Ucraina. Le ragioni sono le seguenti. Da generale, è consapevole delle condizioni drammatiche in cui versa il nostro Esercito. È anche consapevole del fatto che la maggioranza dei cittadini bulgari non ha niente contro la Russia, fintanto che quest’ultima non interferisce con i nostri affari interni, e del fatto che molti bulgari sulla nostra costa del Mar Nero traggono beneficio dai turisti russi. Radev inoltre sin dall’inizio ritiene che l’Ucraina non poteva vincere la guerra sul campo e che l’invio di armi all’Ucraina avrebbe prolungato il conflitto causando un numero sempre maggiore di vittime civili. Condivido questo pensiero”.
Prima di dimettersi da Presidente della Repubblica e scendere in campo nelle elezioni politiche, contro quella che egli stesso definisce “l’oligarchia dominante”, Radev come Capo di Stato aveva tentato di far esprimere voi cittadini, sull’adozione della moneta unica, con un referendum, che tuttavia non c’è stato. “Radev da Presidente della Repubblica avviò un iter referendario che tuttavia fu respinto dal Parlamento. Inizialmente il presidente del Parlamento nemmeno voleva permettere la discussione di questa opzione. Poi la Corte costituzionale ha definito anticostituzionale questo comportamento e di conseguenza il Parlamento ha dovuto votare se il referendum si dovesse svolgere o meno. La maggioranza dei parlamentari ha votato contro lo svolgimento del referendum”. Qual è l’impatto dell’adozione dell’euro? “L’inflazione reale in Bulgaria negli ultimi 4-5 mesi supera il 10%. Quella ufficiale si attesta intorno al 2-3%. I prezzi in Bulgaria hanno iniziato a salire rapidamente dopo l’annuncio ufficiale che il Paese sarebbe entrato a far parte dell’Eurozona il 1° gennaio 2026. Si tratta di un processo in corso. I prezzi non sono cambiati solo il 1° gennaio 2026. Stanno aumentando da un anno a questa parte su base settimanale. Come previsto, la crescita maggiore si registra nei prezzi dei servizi”.
Chi erano gli altri partiti della presente tornata? “Il principale sconfitto (con il 13,38%, ndr) è il partito che ha governato la Bulgaria per 15 anni, Gerb (acronimo di Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria, ndr), che recentemente era diventato fortemente dipendente da un oligarca, Delyan Peevski. Questa dipendenza mai superata è stata peraltro la ragione principale delle imponenti proteste che hanno deposto il governo alla fine del 2025, con 300.000 o 400.000 persone nelle strade a manifestare dichiaramente contro la corruzione. Dietro Gerb, segue la coalizione neo-liberal e pro Ue, chiamata Ppbd”. Se ho compreso bene, dunque lei è idealmente un liberale, ma nei fatti conservatore ed euroscettico, che in un’ottica per così dire di Realpolitik ha dato il suo voto alla sinistra sovranista, la quale è contraria all’Eurozona, ma che al contempo non vuole uscire dall’Unione europea? “Veramente penso che nulla cambierà nella sostanza della politica estera bulgara. Cercheremo di far sentire maggiormente la nostra voce in sede di Unione europea e di non essere sempre d’accordo con Bruxelles su tutto, come invece è successo per tanti anni. Penso che in generale la vittoria di Radev sia un fatto positivo per l’Ue e non una minaccia. Ma dipende da come l’Ue vorrà operare. Come una struttura di Paesi diversi tra loro, basata sui valori che li accomunano e sul benessere dei cittadini? Oppure come l’Unione Sovietica, dove un Paese guidava e gli altri dovevano seguire le politiche e gli interessi nazionali di quella guida?”.
Partendo da posizioni e presupposti diversi, Radev, dal mero punto di vista di un orientamento al moderato pragmatismo in politica estera, è per certi versi paragonabile a Giorgia Meloni in Italia? “Senz’altro”. E a Viktor Orban in Ungheria? “La posizione geografica dell’Ungheria rende la loro situazione molto diversa, per quanto riguarda le importazioni di carburante e gas dalla Russia. Probabilmente anche se diventasse primo ministro dell’Ungheria Ursula von der Leyen in persona, lei dovrebbe negoziare con Putin. Altrimenti, la gente là non avrebbe letteralmente da mangiare”. La Bulgaria da dove prende la sua energia? “Principalmente dalla Turchia e dall’Azerbaigian, anche se si ritiene che una parte di quelle forniture provenga ancora dalla Russia, solo in maniera indiretta, mediata. Radev ha affermato che cercherà di ripristinare le forniture dirette dalla Russia ma, onestamente, non credo che ciò possa accadere”.
Com’è stata la vittoria in Ungheria di Peter Magyar, vista dalla Bulgaria? Qui in Italia il campo progressista ha festeggiato, apparentemente senza rendersi conto che Magyar è un conservatore; tuttavia oltreoceano anche i Clinton e gli Obama lo hanno celebrato; dunque abbiamo l’impressione che, se Magyar sarà più progressista o più sovranista, probabilmente potrà dirlo solo il tempo. “In Bulgaria c’è stata una grande celebrazione da parte degli ambienti neoliberisti vicini al Ppbd (il partito europeista attestatosi terzo e già menzionato sopra, ndr). Curioso, perché Magyar è, sotto certi aspetti, ancora più conservatore di Orban. Ha già dichiarato di essere contrario all’enorme prestito all’Ucraina che dovrebbe essere ripartito tra gli Stati membri Ue. Quindi mi sembra che questa celebrazione sia stata prematura”.
Articolo di Lilli Goriup


