27 maggio 2026 – ore 11:13 – Trieste si interroga su usi e applicazioni dell’intelligenza artificiale nel lavoro, nelle professioni e nei servizi, come si è avuto modo di ampliare durante il convegno tenutosi ieri a Confcommercio, che verteva appunto attorno al tema dei “Professionisti nell’era dell’IA: compliance, gestione del tempo e connessioni”. Nel corso dell’incontro si è a più riprese insistito su un punto importante: l’IA può essere una leva di innovazione e un grande aiuto operativo, ma solo se resta governata dall’uomo in modo competente, responsabile e seguendo una continua formazione. Da qui può partire una riflessione più ampia per il futuro della nostra città in particolare: non “quanta IA” introdurre, bensì dove l’IA può produrre valore reale per Trieste; senza impoverire il lavoro, senza automatizzare decisioni delicate e senza trasformare l’efficienza in un alibi per ridurre responsabilità e relazioni.
Il primo terreno naturale è il porto, perché a Trieste la logistica non è un settore tra gli altri, ma una delle infrastrutture economiche e identitarie della città. Nel 2025 il sistema portuale dell’Adriatico orientale, composto da Trieste e Monfalcone, ha superato i 64 milioni di tonnellate movimentate, con lo scalo giuliano vicino ai 60 milioni; nello stesso anno il sistema ha registrato 11.600 treni, di cui 7.939 riferiti a Trieste, e una crescita delle unità Ro-Ro, segno di una piattaforma sempre più intrecciata con i corridoi europei e con la manifattura del Centro Europa. In questo scenario l’intelligenza artificiale può costituire uno strumento impiegato per fare previsioni in su flussi, congestioni, ritardi, picchi energetici, manutenzioni e interferenze tra nave, ferrovia, gomma e magazzino. La sfida principale sta nel costruire sistemi condivisibili tra i diversi operatori del settore (terminalisti, spedizionieri, imprese ferroviarie, dogane, autorità pubbliche…) per coordinare i dati che ognuno di loro ha a disposizione e offrire così maggior trasparenza e convertirla in efficienza, in tempi più brevi. L’IA può dunque rimanere uno strumento di coordinamento umano per rendere la logistica più competitiva e precisa; anche grazie al supporto offerto dalla ricerca, prolifica a Trieste grazie agli studi che si svolgono ad Area Science Park, che proprio nel 2026 ha concluso un percorso dedicato all’uso dell’IA generativa per le PMI della Blue Economy, con casi d’uso su analisi documentale, reportistica automatica, interazioni con clienti e supporto decisionale.
Il secondo capitolo riguarda turismo e commercio, in cui l’IA può essere un supporto alla segreteria e analisi: aiuta a tradurre testi per ottimizzare le relazioni con il pubblico internazionale; prepara bozze di preventivi; sa gestire richieste ricorrenti; nell’interesse di ristoratori e alberghi è capace di analizzare le recensioni e leggere la presenza online delle strutture ricettive e molto altro. Chiaramente, questi strumenti devono essere usati con competenza e bisogna saperli leggere, come accennato in precedenza: per un professionista o una PMI, usare l’IA non deve corrispondere a copiare automaticamente una risposta o delegare un giudizio, è solo un aiuto nel costruire procedure chiare, informare il cliente, proteggere i dati, verificare i fornitori e mantenere la responsabilità finale sulla prestazione.
Entrando in un tema più delicato, ossia quello dell’energia e la sostenibilità, si è accennato anche durante il convegno di Confcommercio al rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente pubblicato nel maggio 2026. Questo osserva come l’intelligenza artificiale possa contribuire a orientare consumi più sostenibili e ad accelerare la transizione climatica, ma solo se il suo impiego viene guidato da criteri ambientali chiari. A Trieste questo significa immaginare applicazioni molto pratiche: sistemi capaci di leggere i consumi di edifici pubblici, alberghi, negozi, uffici, magazzini e infrastrutture portuali; algoritmi che prevedono i picchi, regolano riscaldamento e raffrescamento; individuano sprechi, segnalano guasti, coordinano fotovoltaico, accumuli e reti intelligenti. Potrebbe sembrare un discorso astratto ma l’Università di Trieste nel 2025 lo scorso anno ha adottato un Piano Strategico Energia orientato alla gestione integrata dei consumi, riduzione delle emissioni, autoproduzione da fonti rinnovabili e trasformazione dell’ateneo in un laboratorio aperto per soluzioni energetiche innovative insieme al territorio. Anche sul fronte delle reti, il piano 2025 di AcegasApsAmga per Trieste e Gorizia prevede investimenti per rafforzare la distribuzione elettrica, renderla più flessibile e resiliente e accompagnare transizione energetica, digitalizzazione e smart grid. Certo, non bisogna dimenticare che la stessa IA che aiuta a risparmiare energia consuma energia (attualmente i data center assorbono circa 1,5% dell’energia mondiale), dunque per poter installare strumenti intelligenti sul nostro territorio richiederebbe una profonda analisi su dove posizionare e su come misurarne il bilancio complessivo tra energia risparmiata e consumata, dati davvero necessari, infrastrutture utilizzate, benefici per cittadini e imprese. La sostenibilità dell’IA, in una città portuale e scientifica, non può essere uno slogan, deve diventare un metodo di valutazione.
Articolo di Agata Cragnolin


